Nel segno della fede, in un tempo di prova

Attualità

A “Bel tempo si spera”, su Tv2000, ospite il Presidente nazionale del RnS Salvatore Martinez, sul tema dello Spirito Santo, con la testimonianza di Maria Concetta Medeghini

«Abbiamo bisogno soprattutto dello Spirito. È lui che mette ordine nella frenesia. Egli è pace nell’inquietudine, fiducia nello scoraggiamento, gioia nella tristezza, gioventù nella vecchiaia, coraggio nella prova. È Colui che tra le correnti tempestose della vita fissa l’àncora della speranza». 

Si è aperta con queste parole, pronunciate da Papa Francesco il 9 giugno 2019 in occasione della festività di Pentecoste, la puntata di “Bel tempo si spera”, seguitissima trasmissione del mattino in onda su Tv2000 che, giovedì 18 febbraio 2021, ha visto ospite il Presidente nazionale del RnS, Salvatore Martinez. Una data non casuale, visto che febbraio è proprio il mese dedicato allo Spirito Santo e su questo “tema”, così impegnativo quanto permeante della vita cristiana, si è incentrato l’intenso dialogo in studio tra Martinez e la conduttrice Antonella Ventre (che, assieme a Giacomo Cesare Avanzi ed Enrico Selleri sostituiscono momentaneamente Lucia Ascione alla guida del programma). Un dialogo intervallato da immagini capaci di “raccontare” non solo la realtà del Movimento ma, in particolar modo, i cambiamenti intercorsi in questo tempo sospeso e faticoso, nel segno di quella che è stata definita una vera e propria “conversione digitale”, modalità «integrativa» e non «sostitutiva» delle nostre prassi comunitarie, che ha caratterizzato una nuova presenza del Rinnovamento in Rete, per rimanere spiritualmente connessi nonostante le limitazioni e le “distanze” imposte dalla pandemia. A tal proposito scrive, infatti, lo stesso Presidente nel messaggio che ha inaugurato questa stagione tanto inedita quanto provvidenziale: «Il Digitus Dei (“Dito di Dio”), noi sappiamo, è lo Spirito Santo. È Lui che scrive la storia, è Lui che la orienta, indicandoci sempre vie nuove nel seguire la Via, che è Cristo. È Lui che fa della nostra vita il palcoscenico di nuove grazie. Ma guai a dimenticarlo: i miracoli più belli da ricevere sono quelli che nella fede si preparano; poi, ricevuti, vanno amministrati». E proprio della potenza della fede si è parlato in trasmissione, grazie anche alla commovente testimonianza, raccolta nel servizio curato da Mauro Gottardo, in cui Maria Concetta Medeghini ha ripercorso questi lunghi mesi costellati dalla malattia del Covid-19 e dalla perdita dell’amato marito Franco Pedraccini. Storica e preziosissima segretaria nazionale del Rinnovamento dal 1977 al 1997, con la mitezza e lo stile pacato che la contraddistingue, Concetta ha letteralmente “bucato” il video raggiungendo il cuore dei telespettatori (e dei tanti fratelli e sorelle del RnS sintonizzati!), dando esempio di una fedeltà al Signore che nemmeno la prova più dura può incrinare. «Ogni giorno – ha esordito Salvatore Martinez in apertura di puntata, richiamando la riflessione del Santo Padre – dovremmo dire ‘vieni fuori Spirito Santo!’. Papa Francesco ama definirlo il prigioniero illustre e, in realtà, egli è dentro di noi; c’è bisogno che ritorni protagonista della storia umana. La Quaresima appena iniziata è tempo di “rinnovamento spirituale” per eccellenza e, dunque, è necessario che l’uomo ritorni allo Spirito, di cui noi paghiamo un grande deficit. L’umanesimo cristiano, infatti, non si può compiere perfettamente finché non riscopriamo il protagonismo dello Spirito». Aggiungendo poi: «Lo Spirito Santo è vita e lo dice Gesù nel Vangelo di Giovanni: significa che in ogni nostro punto di morte sembriamo non avere orientamento, ma se c’è vita non solo può esserci direzione, ma anche la possibilità di esperimentare la gioia che parte ogni giorno dal sentirsi salvati, dal sentirsi amati, dal sentirsi non dimenticati. La paura più che grande che l’uomo vive è quella di sentirsi abbandonato, di non sapere cosa ci stia a fare su questa terra. Dunque, quando parliamo delle “ragioni dello Spirito”, esse sono quelle della vita: dicono a noi stessi quanto valiamo agli occhi di Dio e per gli altri. Lo Spirito Santo è il misuratore della nostra libertà e il dinamizzatore della nostra volontà: con Lui, pertanto, inizia un’esistenza nuova, e così ciascuno di noi può riscoprire la propria vita umana in quella divina. Di tutto questo occorre fare, necessariamente, esperienza, per cui dobbiamo provare a riscoprire una vera intimità con lo Spirito Santo, che vive in noi, diventando uomini interiorizzati e trovando un principio unificatore di tutti gli opposti, di tutte le contraddizioni e fragilità umane: questo è il miracolo che lo Spirito compie in ognuno di noi, se solo gliene diamo la possibilità». E vogliamo realmente accoglierlo, ha sottolineato il Presidente Martinez, dobbiamo «farci piccoli» e «riconoscere la nostra miseria, non come una colpa, ma come lo spazio di un miracolo che Dio può compiere: farsi poveri è l’opportunità che diamo al Padre di portare novità e di operare nelle nostre vite». Dio – ha proseguito – è «in costante attività, anche se non sempre ce ne accorgiamo: si tratta allora di assumere un atteggiamento spirituale che ci faccia coscientizzare il fatto che non siamo mai soli, che il Signore è in noi». 

Il racconto di Concetta, innestato nell’intervista, è scandito da un “prima” – i giorni felici, fin dal «dono» del matrimonio con il suo sposo e il cammino spirituale iniziato con l’Effusione e condiviso in senso al RnS – e da un “dopo”, segnato dalla positività al virus e al ricovero di entrambi in ospedale, dal desiderio di continuare a pregare insieme seppur a distanza fino alla drammatica separazione sancita dalla morte e, adesso,  la vita che prosegue, nella quotidianità del sostegno della preghiera e del conforto dell’Eucaristia. A nessuno sono sfuggiti i passaggi, carichi di emozione e verità, in cui, con disarmante dolcezza, Concetta ricorda l’ultima telefonata con suo marito, il 2 aprile dello scorso anno, anniversario della morte di Giovanni Paolo II, pregando e tenendo in mano la corona del Rosario ricevuta proprio dal Papa Santo e, nel cuore, la certezza che Franco «è in Cielo con il Padre, che ci ama». La solitudine e la mancanza fisica non spaventano Concetta, perché la giornata è dalla vicinanza affettuosa dei tanti fratelli del RnS (di cui molti, pure, sono fiaccati a causa della pandemia) e dalla spinta naturale a guardare in avanti, anche in nome di quell’amore sponsale urato oltre cinquant’anni. Concetta afferma cosa costituisce oggi per lei l’aiuto dello Spirito Santo, il Dio che si fa «presente, dolce, attento, carezzevole, consolatore» con l’augurio che tutti, a partire dai più peccatori, «possano fare esperienza concreta dell’amore di Dio». «Questi testimoni del nostro tempo – ha commentato Martinez – sono fondamentali e rappresentano la più grande profezia di speranza per il futuro. Questa speranza è viva e ci ricorda che nulla è perduto e tutto può ricominciare, che la morte non è l’ultima parola e che la fede vissuta comunitariamente, proprio come in una famiglia, rialza tutti quelli che sembrano essere stati sconfitti dal coronavirus». Da qui, un messaggio, un «abbraccio» a quanti sono afflitti dalla sofferenza: «Mai la speranza cristiana è stata sconfitta in questo 2020. E anche le lacrime, come quelle che abbiamo visto in Concetta, possono nascondere la gioia della risurrezione. L’alito che viene meno, trova lo Spirito che dà la vita, la vita eterna ai nostri corpi mortali così che tutti siamo destinati a rimanere uniti nell’amore». Inoltre, la «soluzione ai nostri mali e al nostro vivere impastato di peccato è davvero rimessa nelle mani dello Spirito Santo», ha proseguito il Presidente del Rinnovamento, citando un aneddoto consegnatogli da Papa Wojtyla che, da suo padre, ricevette l’insegnamento a pregare ogni giorno il Consolatore. In chiusura, prima di un collegamento Skype con il gruppo musicale Kairos e l’invocazione allo Spirito Santo con le parole di Papa Francesco, un’ultima battuta da parte di Salvatore Martinez, che ha ripercorso i tratti di questo anno a dir poco particolare affrontato dal Movimento entrando nelle “case” attraverso le potenzialità dei nuovi media digitali: «Il primo a doversi convertire sono stato io, lo confesso, ma al termine del 2020 le nostre pagine sono state visionate per 59 milioni di minuti, in special modo i momenti di Adorazione da ogni parte del mondo: perciò, consapevoli che non si tratta di un ambiente puramente digitale, visto che al di là dello schermo ci sono persone con i loro vissuti, abbiamo imparato che non si può rimanere soli se si impara, anche gli anziani, a creare collegamenti virtuosi, in cui la preghiera entra nel tempo e supera ogni confine geografico. Centinaia di evangelizzatori e di tecnici del RnS, sul Web e nei social, hanno reso possibile questa presenza viva di Gesù, manifestando le opere che Dio può compiere, soprattutto in questa epoca così travagliata».

Clicca qui per rivedere lo spazio all’interno della puntata (al minuto 00:48 circa)

Francesca Cipolloni

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Cari amiche, cari amici che mi vedete e ascoltate,

Cari fratelli e sorelle del RnS,

ancora a tutti buon Natale di Gesù, certamente uno dei più poveri ed essenziali che la storia ricordi; dunque, potremmo dire, un Natale alla maniera di Gesù, che non ebbe bisogno del covid-19 per nascere povero, senza casa, senza confort, senza assistenza medica, senza quella dignità umana che molti di noi, in queste ore, sentono di avere perduto a causa della pandemia, o che forse non hanno mai veramente avuto.

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