Cordoglio per la morte del magistrato Vittorio Aliquò, tra gli iniziatori del RnS a Palermo

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Domenica 28 Febbraio 2021

Il Rinnovamento nello Spirito Santo esprime profondo cordoglio per la morte, avvenuta oggi, domenica 28 febbraio 2021, di Vittorio Aliquò, già Procuratore generale di Palermo, tra gli iniziatori del RnS a Palermo.
Nato a Palermo nel 1936, Aliquò conosce il Rinnovamento negli 1975 e ne diventa parte con grande zelo insieme alla moglie Giovanna.
Ha prestato servizio in magistratura dal 1961 al 2009. In un suo libro del 2011, “Il ricordo e la speranza”, volle ricordare i tanti magistrati, i componenti delle forze dell’ordine, i giornalisti e i semplici cittadini con cui aveva lavorato o che aveva incontrato nella sua lunga carriera e che sono scomparsi per mano della mafia.
È passato alla storia per essere stato colui che firmò l’arresto di Totò Riina, capo della cupola mafiosa. Appassionato di Scienze Naturali, grazie ai suoi studi entomologici e alla sua collezione di 80 mila coleotteri, Vittorio Aliquò, è stato insignito della laurea honoris causa in “Biodiversità ed Evoluzione” dall’Università di Palermo, nel 2014.

Vittorio Aliquò
All’interno del RnS, nonostante le difficoltà a comparire in ragione del suo alto ruolo, Vittorio Aliquò ha reso pubblica testimonianza della sua fede carismatica in occasione della Convocazione Nazionale del RnS a Rimini, nel 1999; poi a Palermo, nel 2013, per il Progetto “10 Piazze per 10 Comandamenti” (sul comandamento “Non ucciderai”) e soprattutto in Piazza San Pietro, dinanzi a Papa Francesco, per la Convocazione Nazionale del RnS, nel 2015.
“Con la sua sposa Giovanna – ha dichiarato il presidente del RnS Salvatore Martinez – i coniugi Aliquò sono stati tra i primi convinti diffusori del RnS a Palermo. Tanti ricordi mi legano alla loro famiglia, sempre così fedele alla grazia del nostro Movimento. Il Signore riservava poi a Vittorio una vita piena di insidie e responsabilità, in primissima linea nella lotta alla mafia, di fatto uno dei pochi magistrati risparmiati alla morte violenta. Non dimenticherò la sua serenità interiore, la sua umiltà e il rispetto che esternava per la dignità delle persone; ma soprattutto il suo amore per la preghiera e per la profezia, che hanno cadenzato e accompagnato tutta la sua carriera di magistrato”.

Allegate, le trascrizioni di due testimonianze.

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