Il Presidente Salvatore Martinez ospite su Tv2000: un “dialogo” sulle consegne di Papa Francesco al RnS, le attività estive e le prospettive del Movimento

Attualità, Spiritualità

Francesca Cipolloni

Salvatore Martinez, Presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, venerdì 9 luglio 2021 è stato ospite della trasmissione “Il Diario di Papa Francesco” in onda su Tv2000 e condotta da Gennaro Ferrara. Al centro del dialogo, intervallato da video clip tratte dal Magistero, le consegne affidate dal Santo Padre al Movimento in questi anni, con una panoramica sulle attività scaturite dalla “conversione digitale” avviata in tempo di pandemia e una panoramica sulle iniziative, sui progetti e gli impegni promossi dal RnS per la stagione estiva, con lo “sguardo” rivolto al futuro.

La puntata de “Il Diario di Papa Francesco”, trasmessa venerdì 9 luglio su Tv2000, si apre subito nel segno dell’attualità, con le immagini dei messaggi che i piccoli pazienti del Policlinico “A. Gemelli” e dell’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” dedicano a Papa Francesco, ricoverato per un’intervento, come noto, presso il più grande nosocomio romano dell’Università Cattolica, dalle cui finestre, domenica 11 luglio, ha recitato l’Angelus. Quello che ne segue, tra il conduttore Gennaro Ferrara e Salvatore Martinez, Presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, ospite della diretta, è un dialogo schietto e dinamico, incentrato in primis sulle consegne affidate dal Santo Padre al Movimento in questi anni, con una panoramica sulle attività scaturite dalla “conversione digitale” avviata in tempo di pandemia e una panoramica sui progetti e gli impegni promossi dal RnS per la stagione estiva, guardando al futuro.

«Il Papa della misericordia riceve misericordia ed è interessante venga dai piccoli. È un segno di speranza, vuol dire che un piccolo vede nella vicinanza spirituale un affetto autentico. In quei colori – commenta Martinez di fronte al disegno, semplicissimo eppure così inedito, di una bimba che prende per mano il Pontefice degente – la preghiera sembra impalpabile, invece essa è un un’esperienza che sempre ci muove. La preghiera, che in questi mesi durissimi condizionati dal coronavirus ha sublimato ciò che alberga nel cuore dell’uomo, ci permette di anticipare il futuro che vogliamo e, laddove si è affievolita, la fede ricevuta in dono può essere riaccesa proprio dalle nuove generazioni». Dalla preghiera, poi, al tema della rinascita, in questa fase di attesa e fermento per il rinnovamento.

Sullo sfondo, le parole pronunciate da Papa Francesco al Movimento sei anni fa, il 3 luglio 2015, in piazza San Pietro: «Vi incoraggio ad andare avanti. Chiedo il vostro importante contributo in particolare per impegnarvi a condividere con tutti nella Chiesa il Battesimo che avete ricevuto. Avete vissuto questa esperienza, condividetela nella Chiesa. E questo è il servizio molto importante, più importante che si possa dare a tutti nella Chiesa. Aiutare il popolo di Dio nell’incontro personale con Gesù Cristo, che ci cambia in uomini e donne nuove, in piccoli gruppi, umili ma efficaci perché è lo Spirito che opera. Non guardare tanto a fare grandi raduni che spesso finiscono lì, ma alle relazioni “artigianali” derivanti dalla testimonianza, in famiglia, nel lavoro, nella vita sociale, nelle parrocchie, nei gruppi di preghiera, con tutti! E qui vi chiedo di prendere l’iniziativa per creare legami di fiducia e di cooperazione con i vescovi, che hanno la responsabilità pastorale di guidare il corpo di Cristo, incluso il Rinnovamento carismatico. «Relazioni artigianali», appunto, che in questo ultimo anno e mezzo, evidenzia Ferrara, sono state messe a dura prova data l’impossibilità di svolgere momenti comunitari nello stile che caratterizza il RnS.

«La “conversione digitale” che abbiamo promosso fin dall’inizio del lockdown, attraverso i nostri canali Web e Social – replica Salvatore Martinez – ha rappresentato senza dubbio un piccolo miracolo, rendendo le tecnologie “sostitutive del momento”, un effettivo “trampolino” di lancio per esperienze pentecostali inimmaginabili, specie dal punto di vista spirituale. Sono rimasto profondamente impressionato da quanta gente ci abbia seguito in Rete (almeno 55 i Paesi del mondo che si sono collegati) per tenere vivo un fiume di preghiera, un’onda di misericordia per quanti versavano nella sofferenza e per chi aveva perso il lavoro. Mi sono personalmente ricreduto in tal senso: non avrei immaginato che questi mezzi potessero avvicinare così tanto i lontani, permettere di incontrarsi, esperimentare un credo e testimoniarlo». E ora che si tenta, via via, di ritornare alla normalità? «A piccoli passi stiamo riassaporando la grazia di reincontrarci e di ritrovare il senso di fraternità. C’è bisogno di comunità e ne stiamo recuperando valore e dinamiche, lasciando operare lo Spirito affinché ci educhi nuovamente alla prossimità. È un ripartire dal basso, quello che intendiamo affrontare, tenendo conto degli innumerevoli disagi che il Covid-19 ha generato. Perciò, in questi mesi estivi, stiamo organizzando “Vacanze carismatiche” per i giovani, per le famiglie e l’11 settembre prossimo, in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana e il Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, prenderà forma, in 20 Santuari del Paese, il tradizionale Pellegrinaggio Nazionale delle Famiglie per la Famiglia, in attesa di condividere l’Incontro mondiale previsto nel 2022 qui a Roma.

Tramite queste attività desideriamo ribadire che la famiglia è viva, che nella comunione c’è gioia ed è bello che la fede cristiana, con la recita del Rosario, si trasmetta di generazione in generazione». La seconda video clip attinge invece dalla omelia della Santa Messa pronunciata dal Papa nella Solennità di Pentecoste, il 23 maggio scorso, nella Basilica di San Pietro, con rimando ad un preciso passaggio: «Pure noi siamo chiamati a testimoniare nello Spirito Santo, a diventare paracliti, cioè consolatori. Sì, lo Spirito ci chiede di dare corpo alla sua consolazione. Come possiamo fare questo? Non facendo grandi discorsi, ma facendoci prossimi; non con parole di circostanza, ma con la preghiera e la vicinanza. Ricordiamo che la vicinanza, la compassione e la tenerezza è lo stile di Dio, sempre. Il Paraclito dice alla Chiesa che oggi è il tempo della consolazione. È il tempo del lieto annuncio del Vangelo più che della lotta al paganesimo. È il tempo per portare la gioia del Risorto, non per lamentarci del dramma della secolarizzazione. È il tempo per riversare amore sul mondo, senza sposare la mondanità. È il tempo in cui testimoniare la misericordia più che inculcare regole e norme». Il Presidente del RnS si è soffermato proprio sul concetto di «consolazione», “cuore” dei lavori della recente 44^ Conferenza Nazionale Animatori, perché «il consolare è la chiave interpretativa della stagione storica che stiamo attraversando.

La crisi spirituale in atto è epocale, tutte le crisi, da quella sociale a quella economica, sono figliate da essa e il Papa ci invita a pensare che questo è un tempo profetico, quello del lieto annuncio in cui occorre dare credito allo Spirito Santo. Il Paraclito, infatti, è colui che sa stare accanto e che, nel momento del mutismo, ci consente di riprendere la parola, nel momento in cui tutti si arrendono di riacquistare l’audacia per proseguire e di abbracciare chi è nella prova. Consolatore è, di fatto, l’uomo di Dio che sa interpretare l’altro con i sentimenti di Cristo; e noi sappiamo che in tutto questo c’è un’esperienza dell‘amore del Padre nella ferialità del Vangelo. Dobbiamo dunque, ciascuno, ripartire dalla porta accanto, ed uscire dalle nostre chiese che spesso sono ‘nicchie’ protettive». Tra i “consigli” per superare questo presente così complesso, prendendo spunto dalle frasi del Santo Padre, il Presidente del RnS suggerisce di «cogliere l’attimo, il kairos» e «leggere i segni dei tempi, a partire da ora», con espresso riferimento alle iniziative in cantiere nel Movimento.

«Questa estate – spiega – dedicheremo spazio alla Moldavia, dove da vent’anni abbiamo una missione in cui si sperimenta realmente l’ecumenismo spirituale, quella “insiemità” che fa rima con sinodalità, per abitare il presente che è il futuro che vogliamo costruire adesso, con i poveri e gli ultimi che Dio ci sta mettendo innanzi. A partire dai figli, dai giovani, a cui manca una direzione: i padri hanno declinato purtroppo questa responsabilità e le settimane che ci aspettano le dedicheremo a costruire in modo significativo il servizio degli animatori, dei responsabili, dei sacerdoti. Se non ce ne occupiamo noi, chi lo farà per noi? La pandemia ci ha messo sostanzialmente a nudo e messo in condizione di cogliere le distanze e, al contempo, di tracciare percorsi di crescita e di sviluppo che riguardano la vita associativa e la Chiesa». Da parte del conduttore, un terzo e ultimo spunto, su come porre Dio davanti al proprio “io”, sia come singoli, che come Movimenti. «È possibile svuotare se stessi per accogliere le novità dello Spirito e assecondarle – conclude Martinez – e la piaga del coronavirus ci ha fornito un ‘assist’ per riconquistare il potere dell’amore. Rapportarsi con gli uomini è dunque direttamente proporzionale alla nostra capacità di farlo intanto con Dio, un Dio che ribaltai nostri piani e ci ricorda che, nel Vangelo è racchiusa la verità più profonda, il nostro primo carisma, che è sempre quello di rinnovarci».

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