“Oltre l’ostacolo”: dal XX Rapporto su povertà ed esclusione sociale diffuso dalla Caritas italiana i dati allarmanti e le speranze post pandemia

Attualità

di Francesca Cipolloni

Sale la quota di chi vive forme di «povertà croniche» (27,7%) e in Italia, in totale, sono 1 milione i poveri in più rispetto al periodo pre-pandemia, anche se si individuano, seppur timidamente,  segnali di speranza e ripartenza economica: dal XX Rapporto su povertà ed esclusione sociale diffuso il 16 ottobre 2021 da Caritas italiana il “quadro” generale di questa delicatissima fase storica, con un’attenzione prioritaria a giovani e famiglie.

«Esempi di risposta e resilienza, da parte di tanti attori, pubblici e private e in particolare delle comunità locali, capaci di farsi carico delle situazioni di marginalità e vulnerabilità affiorate nel corso della pandemia». Questo è quanto emerge dal Rapporto 2021 su povertà ed esclusione sociale, pubblicato da Caritas italiana (clicca su: https://www.caritas.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=9651&rifi=guest&rifp=guest)  in occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà (17 ottobre). Sotto la lente di ingrandimento, le statistiche ufficiali sulla povertà, i dati di fonte Caritas, il tema dell’usura e del sovra-indebitamento, la crisi del settore turistico, lo scenario economico-finanziario, le politiche di contrasto alla povertà. Emblematico il titolo del report, “Oltre l’ostacolo”, stilato con lo scopo «di cogliere e di evidenziare, a partire dalle situazioni e dalle storie incontrate sul territorio, elementi di prospettiva e di speranza». 

Dal quadro statistico, si denota inoltre come la risposta ai vari bisogni «spesso si è incrociata con le risposte istituzionali offerte a livello nazionale ed europeo, dando luogo ad una serie di triangolazioni positive, che hanno evidenziato l’importanza di lavorare in rete, assumendo responsabilità diverse ma condivise». In primo piano, un segnale piuttosto positivo, in questo tempo di faticosa ripartenza: dei nuovi poveri seguiti nel 2020, il 70,3% non ha fatto più ricorso ai servizi Caritas, sebbene il 29,7% ancora oggi continua a «non farcela». Inoltre, nei primi otto mesi del 2021 sono aumentati del 7,6% il numero di persone assistite dalla rete Caritas in Italia rispetto al 2020, anche se nel post pandemia cala l’incidenza dei nuovi poveri (il 37% del totale); le persone incontrate per la prima volta nel 2020 ancora in uno stato di bisogno costituiscono il 16,1% degli assistiti. 

Aumentano coloro che vivono forme di «povertà croniche» (27,7%): più di una persona su quattro è accompagnata da lungo tempo e con regolarità dal circuito delle Caritas diocesane e parrocchiali (nel 2020, in linea con i dati ufficiali degli anni precedenti, sono state supportate in totale 1,9 milioni di persone, grazie a oltre 93mila volontari, a cui si aggiungono circa 1300 volontari religiosi e 883 giovani in Servizio civile). A questo ambito si aggiunge la ‘novità’ delle cosiddette «povertà inedite», individuate per Regioni: tra quelle con più alta incidenza di «nuovi poveri», si distinguono purtroppo la Valle d’Aosta (61,1%,) la Campania (57,0), il Lazio (52,9), la Sardegna (51,5%) e il Trentino Alto Adige (50,8%). 

Vanno sottolineate, poi, notevoli differenze legate alla situazione anagrafica – tenendo conto che l’età media delle persone incontrate è 46 anni – e socio-familiare: per i giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 34 anni, infatti, le nuove povertà pesano per il 57,7% e oltre la metà delle persone che hanno chiesto aiuto (il 57,1%) ha la licenza di scuola media inferiore (percentuale che nel Mezzogiorno arriva al 77,6%). Il 64,9% degli assistiti dichiara di avere figli (oltre 91 mila persone); tra loro quasi un terzo vive con figli minori (pari a 29.903 persone), a significare un livello elevato di povertà minorile. 

Non meno preoccupante la situazione di quelli che vengono definiti poveri «intermittenti» (19,2%), che oscillano tra il “dentro- fuori” la condizione di bisogno, collocandosi a volte appena al di sopra della soglia di povertà e che appaiono, in qualche modo in balia degli eventi, economici-occupazionali (perdita del lavoro, precariato, lavoratori nell’economia informale) o familiari (separazioni, divorzi, isolamento relazionale, ecc.). In particolare, le persone incontrate nei Centri di Ascolto e Servizi in rete sono state complessivamente 211.233. Delle persone sostenute nell’anno di diffusione del Covid19, quasi la metà, il 44% ha fatto riferimento alla rete Caritas per la prima volta.

Dai debiti allusura, gli effetti scaturiti dalla pandemia soprattutto sulle famiglie

Per quanto concerne la casa e le condizioni abitative, oltre il 60% per cento delle persone incontrate (63%) vive in abitazioni in affitto, ma c’è anche chi è ospitato temporaneamente o stabilmente da amici (7,4%), chi dichiara di essere privo di un’abitazione (5,8%) o ospitato in centri di accoglienza (2,7%). Le persone senza dimora incontrate dalle Caritas nel 2020, soprattutto nelle strutture del Nord, sono state 22.527 (pari al 16,3% del totale): si tratta per lo più di uomini (69,4%), stranieri (64,3%) e celibi (42,4%). 

Già prima dell’avvento del coronavirus, inoltre, l’area del sovra indebitamento era aumentata del 53,6% in dieci anni e la Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II”, già prima della pandemia, aveva stimato almeno 2 milioni di famiglie con debiti non rifondibili a condizioni ordinarie. Nel 2020 le 32 Fondazioni Antiusura aderenti alla Consulta hanno incontrato 5.065 persone famiglie: in 663 casi, sono state erogate garanzie con i soli fondi messi a disposizione dallo Stato, per un importo pari a 17 milioni 261.362 euro. Solo in Italia si contano comunque oltre 1 milione di poveri assoluti in più rispetto al periodo precedente la pandemia, arrivando al valore record di persone in stato di povertà assoluta, 5,6 milioni (pari a 2milioni di nuclei familiari). 

L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%), anche se la crescita più ampia, registrata da un anno all’altro, si colloca nelle regioni del Nord (dal 5,8% al 7,6%). Da notare che, negli ultimi dodici mesi, è cresciuto lo svantaggio di minori e giovani under 34. 

Incidenza non indifferente anche sul settore del turismo, con focus su quattro aree di principale interesse (Assisi, Ischia, Riva del Garda e Venezia): l’Organizzazione mondiale del turismo ha stimato per il 2020 perdite economiche nel comparto che toccano i 1.100 miliardi di euro. 

Sul fronte occupazionale e lavorativo, il Rapporto mette in luce che il Reddito di cittadinanza (RdC), nel corso del 2020 a livello nazionale, ha supportato 3,7 milioni di persone: uno su cinque (19,9%) fra coloro che si sono rivolti ai centri e servizi Caritas nel 2020 e più della metà (55%) dei beneficiari di una indagine sui beneficiari Caritas monitorati dal 2019 al 2021. A tal proposito, viene presentata l’“Agenda Caritas per il riordino del RdC”, che prevede un pacchetto complessivo di interventi con un mix di ampliamento e riduzione dei criteri di accesso e che ponga attenzione al processo di miglioramento/rafforzamento di servizi e azioni per l’inserimento lavorativo e per l’inclusione sociale, al fine di intercettare al meglio la povertà assoluta. 

Guardando la situazione nel complesso, in questa delicatissima fase economico-finanziaria, si prefigurano senza dubbio scenari incoraggianti ma allarmanti al tempo stesso. In Italia, infatti, la ripresa del mercato del lavoro è soprattutto nei settori dei servizi. Aumentano sia gli occupati (+ 2,3% sul secondo trimestre 2020), sia i disoccupati (+27%), aumentano le ore lavorate e diminuisce l’incidenza della Cassa integrazione. 

Sebbene, dopo cinque trimestri consecutivi di crescita, il numero degli inattivi si riduce, il tasso stesso di inattività continua purtroppo a rimanere tra i più alti nell’Ue. Nel primo trimestre 2021 l’indebitamento delle famiglie per spese ipotecarie è aumentato, raggiungendo il 65,1% del reddito disponibile. Cifre che urgono un’attenzione prioritaria, affinché la rinascita tanto auspicata prenda forma, concretamente, il più presto possibile e riparta dalla cellula primaria della società, dalle nostre «piccole Chiese domestiche», come affermato anche dal cardinal Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, lo scorso settembre nella prolusione per l’apertura dei lavori del Consiglio Permanente (clicca qui: https://www.chiesacattolica.it/card-bassetti-tra-segnali-confortanti-e-inquietudini/): «Ancora non si è tornati ai livelli pre-crisi in cui la povertà era, comunque, un’emergenza sociale. È dunque fondamentale che i benefici della crescita economica siano distribuiti in modo da ridurre – e non accrescere – le disuguaglianze che si sono approfondite a causa della pandemia. Così come non va perduta – ha aggiunto Bassetti – l’occasione storica di attribuire al nuovo assegno unico per i figli una dotazione finanziaria adeguata al compito strategico che questa misura è chiamata a svolgere. Per scaldarsi dal freddo dell’inverno demografico, infatti, serve un modello di sviluppo chiaro nei principi e negli indirizzi di fondo che sappia non solo farsi carico, ma armonizzare in un quadro organico le varie stagioni della vita».

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