Un segno di speranza creatrice

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 “L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore”: i detenuti del carcere di Opera a tavola con le loro famiglie: Rinnovamento nello Spirito e Prisonn Fellowship Italia insieme per una concreta rpesenza nelle carceri. 

Di Fania Raneri

 

Quando si osservano i detenuti prendere posto a tavola con le rispettive famiglie nella sala del carcere trasformata per poche ore in un ristorante stellato, non si ha l’impressione di stare all’interno di un luogo di massima sicurezza, ma si condivide un momento di intimità familiare, come tante altre. Più di tante altre, perché si ha la consapevolezza che ogni attimo è prezioso e va afferrato, fermato, sancito da un abbraccio, da una tenerezza.

E cosa importa se a causa del COVID lo chef stellato non si è potuto presentare? Se il concerto degli studenti dell’istituto Steiner di Milano hanno dovuto declinare l’invito dopo un’intensa preparazione? Negli occhi delle 40 famiglie solo la gioia della condivisione di una festa.

Giunge alla sua ottava edizione “L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore”, l’evento che dal 2014 in occasione del Natale offre a chi vive l’esperienza della detenzione pasti gourmet serviti da esponenti del mondo dello spettacolo che poi, tolto il grembiule, si esibiscono in uno spettacolo.

A cura del Rinnovamento nello Spirito Santo, Prison Fellowship Italia Onlus e Fondazione Alleanza RnS, e patrocinato dal Ministero della Giustizia, l’evento quest’anno si è svolto anche in altre tre Carceri italiane, ma solo a Opera i 40 detenuti di alta sicurezza scelti tra i più meritevoli hanno potuto pranzare insieme a mogli e figli, in tutto 130 persone.  

A servire sono stati i comici di Zelig Pier Paolo Pollastri, Aurelio Cammarata, Renzo Sinacori, Eddy Mirabella, la cantante Rosy Cannas, Francesco Rizzuto, il presidente della Nazionale Italiana Comici, Salvatore Ferrara, e la Iena Nicolò Torielli che ha anche presentato lo spettacolo che ha seguito il pranzo e divertito tutti, offrendo ilarità e attimi di spensieratezza.

Grande soddisfazione per la riuscita dell’evento esprime Marcella Reni, preside di Prison Fellowship Italia, nonostante tutte le difficoltà organizzative legate al Covid. “È stata una organizzazione complessa, ma la volontà dei direttori e degli operatori penitenziari e il loro desiderio di dare ai detenuti un segno di speranza e di ripresa ci ha fatto superare ogni difficoltà”. Marcella Reni precisa che il pranzo di Natale nel carcere di Opera non è un evento annuale fine a stesso, è inserito infatti in un più ampio progetto di giustizia riparativa. “Anche quest’anno tra i volontari erano presenti infatti vittime di reati messi in contatto con i detenuti attraverso il progetto Sicomoro, che da 12 anni fa incontrare all’interno delle carceri i detenuti con le vittime che hanno subito lo stesso reato”. Anche questa occasione è la prova che la giustizia riparativa funziona, perché permette alle vittime di recuperare la serenità che è stata rubata dal reato subito, e consente ai detenuti di acquisire la responsabilità di ciò che è accaduto e cambiare strada, cuore, mente.

 

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