Diario della 46 Conferenza Nazionale Animatori RnS – Domenica 11 dicembre 2022

Ispirata dal versetto evangelico “Mi ami tu?” (Gv 21, 16) la 46^ Conferenza Nazionale Animatori del RnS, promossa nello “storico” Palacongressi di Rimini, si è conclusa domenica 11 dicembre. Ad aprire lultima sessione, la Preghiera Comunitaria carismatica guidata da Luciana Leone, Direttore editoriale delle Edizioni RnS, cui è seguita la presentazione del Calendario 2023, a cura di Amabile Guzzo, Direttore nazionale del RnS, che ha spiegato le dinamiche che, da inizio anno, regoleranno le candidature in vista dei rinnovi dei nuovi Organismi pastorali. Dopo le elezioni, previste per fine marzo, il nuovo Comitato Nazionale di Servizio si insedierà il 1° aprile e, dal 22 al 25 aprile, è in programma la 45^ Convocazione Nazionale, sempre a Rimini. Quindi, lelezione dei Coordinatori regionali e diocesani, per arrivare, il 17 e 18 giugno a Roma, allinsediamento del Consiglio nazionale neo eletto, «in una dimensione di fraternità allargata». Poi, oltre alle Scuole di Formazione regionale (da luglio a settembre), l’estate si inaugura con il Festival Internazionale Carismatico Giovani a Fatima (27-29 luglio) e la GmG a Lisbona, dall’1 al 6 agosto. In luglio, sono previsti anche gli Esercizi Spirituali per religiose, dopo la prima, felice esperienza di quest’anno; ad, agosto la consueta Scuola di Animazione carismatica, mentre a Loreto, condizioni permettendo, presso la Casa Nazareth si prospetta la “Vacanza Carismatica per Famiglia. Sempre nel mese di agosto, il Team Nazionale per Formatori carismatici e il tradizionale Pellegrinaggio Nazionale in Terra Santa. Il 16 settembre, a Pompei e Loreto, si svolgerà il 16° Pellegrinaggio Nazionale delle Famiglie per la Famiglia; dal 12 al 15 ottobre, il secondo Corso per Insegnanti, Educatori e Formatori. A novembre, il Ritiro Nazionale per Sacerdoti, Religiosi e Diaconi e, nel mese di  dicembre, la 47^ Conferenza Nazionale Animatori e la 10^ edizione dei Pranzi d’Amore nelle Carceri italiane. Tutte le informazioni aggiornate sulle date saranno comunque disponibili nel sito nei canali Social del RnS. Quindi, dopo linvocazione dello Spirito, non senza commozione, il Presidente nazionale Salvatore Martinez ha tenuto la relazione conclusiva e di fine mandato dal titolo: «Mi vuoi bene?… Pasci le mie pecore» (cf Gv 21, 17). «Sono immerso nel mistero di questa domanda che anima la Conferenza – ha esordito – e ho provato a capire cosa, allo stesso modo, poteva esserci nel cuore di Pietro nel momento della chiamata, rivedendo così la mia vita. Anche a me il Signore, infatti, ha chiesto di essere il primo tra i fratelli, e ho voluto leggere la risposta del primo apostolo “assolvendolo” nella sua impossibilità di corrispondere pienamente alla richiesta d’amore di Gesù. Pietro riuscirà ad amare Cristo “alla divina”, come accade a noi con l’effusione dello Spirito, rendendolo un uomo nuovo. A noi è chiesto di imitarlo: lui che, dopo la Pentecoste, capisce che non si prende “il largo” nel lago di Galilea e che si tratta di un nuovo inizio, che è tutto nelle mani dello Spirito e che, solo dando la vita per Gesù, Lo si potrà amare nella stessa misura». Immaginando il dialogo tra loro narrato nel Vangelo, il Presidente ha voluto “tradurre” questa esegesi con un canto, da lui stesso composto, che reca lo stesso titolo della Conferenza: Mi ami tu?”. Il “nastro” della memoria, che ha ripercorso tutto il suo ministero alla guida del Movimento, si è poi riannodato, tornando al 21 settembre 1997 quando «sostituendo don Dino Foglio dopo ben ventuno anni di responsabilità, il Comitato Nazionale di Servizio andava a rinnovarsi profondamente. «Fu padre Matteo La Grua a presiedere la Messa di insediamento, proponendoci, carismaticamente e profeticamente, il capitolo 21 di Giovanni, con la stessa triplice domanda, lo stesso tema su cui oggi riflettiamo. È incredibile per me aver iniziato e così concludere il mio mandato, con lo stesso interrogativo!». Di seguito, facendo cenno ad altri passaggi cruciali del cammino vissuto, Salvatore Martinez ha approfondito ulteriormente il tema scelto per questo atteso appuntamento a Rimini, di nuovo in presenza. «Lo Spirito a cui ho consegnato la mia vita – ha proseguito – mi ha tenuto al riparo da tentazioni di ogni genere, che avrebbero fatto perdere al RnS la sua verginità e la sua capacità profetica, preservando il nostro “rischiare” con l’intelligenza della fede, da poveri e mai da ricchi, in ogni contesto, ecclesiale e non».  Tornando al brano evangelico, ha precisato, inoltre, come «l’agape discende solo da Dio e amore e istituzione non vanno mai separati: più infatti l’istituzione è perfetta, più è grande la perversione, mentre Cristo ci ha liberati per la libertà. “Pascere gli agnelli” significa trovare pastura, vita, dei fratelli e delle sorelle: l’agnello è sempre Cristo, che si identifica con i piccoli e i bisognosi. “Pascolare le pecore” vuol dire prendersi cura e guidare, servire, muoversi, avanzare. Questo deve fare il pastore, consapevole che le pecore sono del Figlio e il gregge è già Dio stesso». Sul concetto di «Dio amore, che porta alla vita tutto ciò che soffre e muore», il Presidente del RnS si è soffermato nuovamente auspicando che «resti fraterno l’amore tra noi al termine di questo mandato e all’inizio del nuovo: personalmente sono felice di mettere questo fondamento – l’amore – questa pietra, come avviene per Pietro. Muoviamoci ora, camminiamo, questo fa il pastore. È più facile amare i piccoli, gli ammalati, gli anziani; è più difficile farlo con chi il Signore ci mette accanto nel servizio, perché ci sentiamo sfidati. Siamo stati preservati dal male e dalle nostre cadute, Gesù ci ha messo al riparo dal maligno e adesso la cosa più bella che possiamo dire è che vogliamo riconsegnare a Dio i nostri fratelli più belli e carismatici di come ce li ha dati. Guardo dal palco questa “famiglia” che il Signore ha allargato: quanta gioia nei vostri sguardi e nei segni che il Signore, tramite voi, vuole compiere!». Quindi, un “identikit” di chi sarà chiamato a servire nei prossimi Organismi pastorali. «Un servitore – ha specificato – deve rivelarsi uno specialista nel dimostrare che sa amare, sant’Agostino ce lo insegna. Più si ama la Chiesa, più si avverte urgenza di una pastoralità dei carismi e la necessità di rinnovarla, come figli». Citando Benedetto XVI e la sua Deus caritas est, Martinez ha poi evidenziato «che a volte l’eccesso del bisogno e il limite del proprio operare portano allo scoraggiamento: ma è solo Dio che governa il mondo e noi gli prestiamo il nostro servizio per quello che possiamo fare. “Fare” è il verbo del pastore, l’amore del Cristo è ciò che spinge il servo. Che splendido “autoritratto” del servo (e, dunque, dei nuovi responsabili) ci viene offerto da Papa Ratzinger, il successore di Pietro, che si è trovato costretto a rinunciare al ministero papale quando non aveva più la forza di “fare”». E ancora: «È in crisi il desiderio di servire e le energie che si chiedono allo Spirito per servire, che non si trovano nelle regole ma nell’azione dello Spirito stesso. Il RnS non è il luogo dei diritti, ma dei doveri. Il “dovere”, il grande ferito del RnS; ci suona ormai come una parola ostile, meglio parlare di “diritti”. Ma chi accetta di essere un responsabile, accoglie il dovere di servire. Sono stato educato da Padri che mi hanno insegnato ad alzare il livello; la sfida è questa: solo se alziamo livello, difatti, capiamo quanto è grande il nostro amore che corrisponde alla nostra vita di servitore. Oggi, nella logica dei social, tutto è racchiuso in questa mondana e inconcludente espressione del “mi piace”: tuttavia, la maggior parte delle cose che dobbiamo fare coincidono non con il piacere, ma con il soffrire. Dovere è una parola piena di onore e fiducia, è così che si serve. La fede non è evasione dai doveri della carità, è il suo motore: attenzione quindi al fideismo, non si crede per stare meglio, non tanto per godere di una esperienza carismatica. Purtroppo, abbiamo tradito il significato della fede, inquinata dalla non conoscenza, smarrendo la carità». Avviandosi alla conclusione, Salvatore Martinez, richiamando Papa Francesco nella Evangelii gaudium (199), ha aggiunto che «domani è troppo tardi per amare, rischiamo di morire prima e di non aver vuotato dal cuore tutto l’amore che nutriamo per il Signore. Dio può tutto tranne che costringerci ad amare, ma se davvero lo mettiamo al primo posto Dio potrà tutto in noi, perchè la fede attiva e riattiva tutte le nostre risorse, le capacità spirituali, materiali, culturali, e tutto si fa finalmente “dono”». Sfogliando alcune pagine della rivista “Rinnovamento nello Spirito Santo”, datata ottobre 1997, e rileggendo le prime frasi pronunciate allora, un mese dopo l’elezione a Coordinatore («È fedele colui in cui io avrò fiducia e io vivrò per fede»), il Presidente del RnS, citando san Paolo, ha ribadito che «vivere nello Spirito è essere aperti e ricchi delle tenerezze di Dio, senza pretese e superiorità». Poi, la condivisione sul maxischermo di alcune foto di momenti “storici” per la vita del Movimento, con cui lo stesso Presidente ha voluto esprimere il proprio “grazie” mostrando solamente alcune pagine del “palco di Rimini”, alcuni dei tantissimi amici, laici e religiosi, di questo lungo cammino: tra gli altri, oltre ai Vescovi di Rimini presenti ai raduni fraterni, – Locatelli, De Nicolò e Lambiasi – i cardinali Comastri, Rylko, Bagnasco, Sepe, Tonini, quindi Chiara Lubich, Patti Gallagher Mansfield, Ralph Martin, Sergio Zavoli, Antonino Zichichi, Andrea Riccardi. E, certo non per ultimi, i Pontefici, san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. E i sei Padri del Rinnovamento, a cui «tributare autentica riconoscenza»: don Dino Foglio, padre Mario Panciera, padre Matteo La Grua, padre Giuseppe Bentivegna, don Guido Pietrogrande e padre Raniero Cantalamessa, «ambasciatore del Rinnovamento Carismatico nel mondo». «Domando perdono a chi ho offeso – ha proseguito -, Dio è amore e ho imparato a vivere il presente che è l’oggi di Dio. Tutto ciò che mi è stato donato l’ho donato; ho sentito il privilegio di essere accolto nelle vostre case, negli eventi, nelle parrocchie. Ricevendo me, avete accolto tutto il RnS, e questa grande storia d’amore. Vorrei che mi ricordaste così: come chi ama stare in ginocchio e in veglia, invocando Dio». In chiusura, da parte di Salvatore Martinez un ulteriore ringraziamento a quanti, in “vesti” diverse, hanno supportato e sostenuto l’impegno di vita e pastorale: «alla sposa Luciana e a Luciana Lorandi per il rigore nel servizio, la pazienza e la santità di servizio dimostrati»; a «Paolo Zunino, da ventidue anni dedito al Rinnovamento con bontà e generoso servizio»; a «Mario Landi, perché come un vice, ha condiviso tutti i miei sogni e le opere realizzate»; a «Marcella Reni, per il supporto e la saggezza, sempre fonte di stupore»; ad «Amabile Guzzo che ha adempiuto bene al dovere di amministrare»; a «Luca Marconi, per l’amore evangelizzatore, che va oltre la politica»; a «Raffaele Loiacono per la testimonianza di servizio alla mia persona appena ebbi a iniziare»; a «don Michele Leone, a cui il Signore chiede tanto in una eredità che è cresciuta dentro questa esperienza»; a «Dino Leonardi, fedele amministratore, e al  personale di via degli Olmi, per la disponibilità e la collaborazione nel lavoro». Non poteva mancare poi un affettuoso applauso alla mamma Elvira, da parte di tutto il popolo di Dio. All’ assemblea è stato donato un piccolo ma significativo segno: una bustina contenente chicchi di grano, con riferimento al Vangelo di Giovanni (12, 26). «Morire e portare frutto. È ciò che è chiesto a me, a noi di fare. Questi semi rappresentano le nostre vite – ha spiegato Martinez -, e questo è il tempo in cui si semina: il primo chicco di grano è seminato, che possa germogliare. Se seminiamo, moriamo, risorgiamo, non saremo più soli e porteremo frutto. Questa è la consegna e allora sarà una nuova primavera». La parola è tornata quindi a Mario Landi, Coordinatore nazionale del RnS, che, ringraziando a sua volta per le parole di stima, ha ribadito che «i disegni del Signore sono misteriosi, ma sono sempre per il bene di tutti e anche per il bene personale. Salvatore ha rappresentato un modo di stare nel RnS, ma non andrà via. Cambiano le modalità per tutti noi, e oggi ci viene chiesta responsabilità. Due sono infatti le tentazioni nei passaggi: lo scoraggiamento e il pericolo del cosiddetto “anno” zero, che accade nei Gruppi, nelle Diocesi, nelle Regioni. Il RnS è in piena comunione e questo è il tempo in cui la parola “dovere”, appena richiamata con forza, sia avvertita da tutti, la custodia del Rinnovamento è nelle mani di ciascuno, senza abbassare il livello. È arrivato il tempo di custodire secondo i progetti di Dio questa storia che ci precede e che consegniamo a chi viene». Alla sua voce si è aggiunta quella di don Michele Leone, Consigliere Spirituale nazionale del Movimento, il quale, con gratitudine «per l’opera di bene che Salvatore ha compiuto nei luoghi, con una generosità che proseguirà come Dio vorrà per la Chiesa», riprendendo il gesto simbolico dei semi ha posto in luce che «siamo chiamati da Dio non a vivere ruoli bensì una missione, una fede, a testimoniare un amore. Non c’è bisogno di incarichi per servire il Signore: questo è il miracolo che Dio compie. Dai chicchi che vi sono stati consegnati, parabola di vita, vedremo nascere farina, pane, Eucaristia. Questa è la serenità con cui salutiamo, con la fantasia che lo Spirito saprà manifestare». In ultimo, una sorpresa per il Presidente del Rinnovamento: un libro – che si apre con la Parola con cui lui stesso venne eletto – con pensieri, firme e dediche dei partecipanti, consegnatogli da un bambino vestito da pescatore come l’apostolo Pietro». Dopo il  “Patto d’Amore per il RnS”, la Santa Messa di chiusura della tre giorni è stata presieduta dal card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze. Con rimando al Vangelo della domenica, il porporato è partito da un dubbio («Chi è Gesù?»), lo stesso «che attanaglia Giovanni il Battista ma anche noi, perchè il Cristo infrange schemi, attese, pregiudizi, dato che il suo agire equivale a mitezza, sostegno alle fragilità, e non a logiche di dominio e potere. La testimonianza di Gesù esprime la sua forza nel farsi debole per gli altri: l’esatto contrario dell’uomo di oggi, che sembra bastare a se stesso e non ammette limiti. Da qui, la fatica di accogliere la fede cristiana in questa epoca così complessa». La risposta, tuttavia, è chiara, come sottolinea Betori: «Il dono di Dio è ciò che ci dà identità, nella nostra piccolezza siamo aperti alla grandezza per come sappiamo collocarci in rapporto al Regno di Dio. La nostra adesione a Gesù, pertanto, non deve essere esteriore ma costituire un atto di amore giorno dopo giorno, come recita il titolo di questa Conferenza. Solo una autentica esperienza di amore, infatti, può condurci a una conoscenza vera del Padre». Muovendo inoltre dalle suggestioni proposte dalle Letture bibliche della Messa, il Cardinale ha confermato che «noi siamo al servizio della pienezza di Dio fino al compimento dei tempi e questo stesso servizio deve avere attenzione privilegiata verso i più fragili nella Chiesa e nel mondo, nelle povertà diffuse così come nelle speranze che accompagnano il cambiamento depoca, nella pastorale in uscita che cresce solo nell’ascolto fraterno e sinodale, negli scenari di guerra. Chi è pronto ad accogliere la promessa di Dio, è pronto a spalancare le porte di un mondo nuovo, in cui le povertà sono vinte. Si apre una via santa che apre a gioa e felicità: è quanto deve aspettarsi chiunque ci incontra nel proprio cammino. Vi affido ora al Signore, affinchè siate fedeli alla Chiesa e siate sostenuti dai doni dello Spirito». Dopo le ultime due testimonianze – di una coppia di sposi, Antonietta e Enzo, a ribadire l’amore e l’opera di Dio sulla propria famiglia, e di Francesco, che ha sperimentato la fede nella prova della malattia -, il Presidente del RnS, al termine della Concelebrazione, ha ricordato che «la maturità ecclesiale che ha attraversato il Rinnovamento la dobbiamo a Pastori saggi come il card. Betori, che ci hanno seguito e aperto la via, incoraggiandoci a promuovere iniziative, in special modo a sostegno degli ultimi. La Provvidenza ha permesso che lui fosse qui, oggi, a chiudere questo Giubileo, inaugurando una nuova stagione. Non avremmo potuto ricevere grazia più grande dallo Spirito Santo». A sua volta, Betori si è detto grato «per l’affetto e l’accoglienza», fin dal momento in cui il suo cammino «ha incontrato la strada del RnS. Non ho fatto fatica ad accompagnarvi, perché i Segretari della CEI hanno una fortuna: quando sono condotti da laici intelligenti e pieni di Spirito, eseguono e sintetizzano, dando forma a una volontà che era quella di san Giovanni Paolo II, mediata dal card. Ruini. Sono riconoscente, poiché nel concretizzare queste stesse prospettive avevo bisogno di uomini come voi e sono legato al Rinnovamento perché, senza il contributo dei Movimenti e delle Associazioni, certamente non saremmo riusciti a tenere alta la dignità del Cattolicesimo italiano in questo nostro progetto di Chiesa, che vi auguro di portare sempre avanti con fedeltà».

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