In dialogo con “I Colloqui dello Spirito. Per una teologia dell’esperienza nel tempo della crisi”

Di Francesca Cipolloni

Si è inaugurato martedì 19 ottobre il ciclo di Incontri con cadenza quadrimestrale “I Colloqui dello Spirito. Per una teologia dell’esperienza nel tempo della crisi”, l’iniziativa promossa dal Rinnovamento nello Spirito Santo e dalla Pontificia Università della Santa Croce e ispirata dal verso della Lettera di San Paolo agli Efesini «a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo» (4, 23 – 24a).

Un’iniziativa volta ad approfondire alcuni ambiti di riflessione teologica in chiave spirituale, per cercare nell’azione sempre nuova e rinnovatrice dello Spirito una ricomposizione culturale alle tante crisi che il nostro tempo soffre. Nasce con questo nobile intento il ciclo di Incontri dal titolo “I Colloqui dello Spirito. Per una teologia dell’esperienza nel tempo della crisi”, promosso, in sinergia, dal Rinnovamento nello Spirito Santo e la Pontificia Università della Santa Croce e ispirato dal verso della Lettera di San Paolo agli Efesini «a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo» (4, 23 – 24a). Proprio qui, nell’Aula Benedetto XVI, nel pomeriggio di martedì 19 ottobre, in diretta streaming sul sito e sui canali ufficiali Social del Rinnovamento, è stato dunque inaugurato il primo appuntamento che ha coinvolto quattro illustri teologi, moderati da Salvatore Martinez, Presidente Nazionale del RnS, che ha tratto spunto da calzanti citazioni del Magistero di Papa Francesco. A portare un saluto di benvenuto anche il prof. Luis Navarro, rettore della PUSC: «Vediamo che la crisi è ovunque, ma c’è anche lo Spirito Santo che aiuta a rinnovare tutte le cose. Siamo in buone mani, dunque, perché questa è una sfida da vincere insieme». ‘Fulcro’ della tavola rotonda, declinata in quattro ambiti cardine (fede, relazioni, femminile e famiglia), il tema della crisi che, assumendo forme diverse, interpella sempre più la nostra società contemporanea. Da quella spirituale, infatti, che di tutte le crisi è madre, occorre ritrovare un pensiero spirituale che rigeneri la professione vitale della fede e, attraverso il dialogo, riproponga la teologia dell’esperienza. La proposta, con cadenza quadrimestrale, è stata concepita con questa finalità, come ribadito dallo stesso Martinez in apertura dei lavori: «Vogliamo mettere in dialogo, in spirito di amicizia e non di autoreferenzialità accademica, diverse sensibilità e prospettive, e così tornare ad ascoltarci, sapendo che potremo dare voce allo Spirito, dunque a quel dinamismo spirituale che mai è cessato nella storia». Da qui, deriva una impellente responsabilità, ossia quella di «trovare un denominatore comune, un principio unificatore, un potente elemento di discontinuità: noi crediamo che non ci sia nulla di più efficace che un generale ritorno allo Spirito Santo, una nuova docilità e sottomissione alla Sua presenza e azione nella vita della Chiesa e del mondo». Il Presidente del Rinnovamento ha inoltre aggiunto che «non sempre la riflessione teologica non si muove sintonica con la vita dei credenti, con l’esperienza cristiana che emerge dal popolo di Dio, dalle attese del popolo di Dio, ancora prima che delle Istituzioni e di tutte le mediazioni ecclesiali».


Fede e relazioni, come la Chiesa “parla” al tempo di oggi

A dare il via al dibattito, ritmato anche da due momenti di preghiera (testi del servo di Dio don Luigi Sturzo e del beato Antonio Rosmini) e da un canto, è stato mons. Rino Fisichella, Arcivescovo e Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Sulla crisi di fede, ha affermato che «nel contesto socio-culturale in cui ci muoviamo, le statistiche e lesperienza quotidiana ci portano senzaltro a questa conclusione: la crisi di fede è profonda. Dobbiamo tuttavia domandarci se di questo cè consapevolezza anche da parte della Chiesa. Importante, infatti, è il modo in cui la comunità ecclesiale parla di Dio, perché questo è il primo tema che dovrebbe essere affrontato: come parliamo di Dio oggi? Dio non è negato, bensì è sconosciuto: la Chiesa, però, è fatta per annunciare il Vangelo ed è necessario che abbia chiaro linterlocutore a cui si rivolge e con quale linguaggio». Inoltre, se è vero che «“il mondo soffre per la mancanza di pensiero”, come affermava san Paolo VI nella Populorum Progressio, e laver teorizzato il pensiero debole ha inevitabilmente prodotto conseguenze per la fede e la teologia, bisogna comunque vivere con la profonda consapevolezza che la verità è in Cristo e questa è una novità costante, non una consuetudine: lobbedienza allo Spirito è lobbedienza a riscoprire costantemente e concretamente la vita dello Spirito, ma non come la stanca ripetizione di ciò che abbiamo sempre fatto». Infine, «come Chiesa e come teologi dobbiamo sforzarci di capire che siamo di fronte una cultura digitale che pone in crisi le nostre identità e ci immette in una dimensione globale che crea nuovi codici, comportamenti e criteri per portare lannuncio del Vangelo». Don Giulio Maspero, Ordinario di Teologia dogmatica presso la Pontificia Università della Santa Croce – con riferimento anche alla sua pubblicazione “Dopo la pandemia”, scritta con Pierpaolo Donati – è intervenuto secondo un approccio prima sociologico e poi teologico, sottolineando come «il Covid-19, come un catalizzatore, ha svelato la coscienza della crisi nelle relazioni. Pur essendo venuta meno, purtroppo, la dimensione missionaria, che ci ha fatto chiudere “cartesianamente”, la pandemia ci ha comunque permesso di mettere a fuoco questa evidenza: che non esiste una realtà senza laltro». Va inoltre aggiunto che «questa riscoperta di quello che sta tra di noi, come Chiesa che nasce “dal basso”, è estremamente prezioso e lo Spirito Santo punta allidentità relazionale attraverso la Trinità. In virtù di questo, ogni battezzato è in relazione con gli altri fratelli, con ogni uomo e anche con il Creato». Come uscire, pertanto, dalla dimensione critica? «Solo attraverso una relazione autentica, e ce ne accorgiamo nel nostro contesto cristiano – spiega ancora Maspero -, perché annunciare la fede equivale a condurre relazioni vive e concrete. Il vero teologo è colui che, più degli altri, sa immaginare attraverso le tracce che Dio lascia nel mondo. Puntiamo allora ad un cammino meno semantico e più sintattico. Lo Spirito Santo, potremmo dire, è “sintassi” del Padre e del Figlio».


Dal femminile alla famiglia, nuove “vie” per testimoniare la verità del Vangelo

Alla prof.ssa Cettina Militello, Direttrice della Cattedra “Donna e Cristianesimo” presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum, è stato invece affidato il delicato aspetto della crisi del femminile. «Mentre ci interroghiamo dove e come si pone la Chiesa nel rapporto con la crisi e con il genere femminile, poniamoci in ascolto dello Spirito, che dovrebbe insegnarci a riscoprire la gratuità come connotato dellumano», ha evidenziato nel suo coraggioso intervento, con cenni anche alla drammatica realtà del femminicidio e agli stereotipi sessuali dellera attuale fortemente condizionata dalla questione dell’identità di genere. A quello stesso Spirito la teologa domanderebbe «una comunità di uomini e di donne in sinergia discepolare, in sintonia con quella peculiarità carismatica che caratterizza ogni soggetto umano»: di fatto, «lo Spirito elargisce carismi, doni non certo condizionati dalla identità sessuale della persona, per una Chiesa che sia comunità nel senso pieno del termine, senza pregiudizi. Questo risolverebbe la crisi che attraversa il femminile e ci aiuterebbe ad uscire dallempasse di una Chiesa troppo ripiegata nel conservare il proprio privilegio e poco incline a lasciarsi “scompaginare” dallo Spirito. Forse gli idoli moderni che coltiviamo o vediamo coltivati sono dei “surrogati”, da disvelare nella loro falsità: per farlo, però, serve compiere lo sforzo di inventarsi un modo nuovo di spiegare la fede, attraverso lo Spirito inteso come “seduttore” che ci porta con sé per riscoprire nuovi linguaggi nellessere comunità ecclesiale e, anche, agire a favore delle donne, chinandoci sulle loro quotidiane realtà concrete». Infine, mons. Pierangelo Sequeri, già Presidente del Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II”, a proposito di crisi della famiglia, ha esordito ricordando che «non cè religione senza relazioni. E la religione biblica è questo, fin dallinizio», aggiungendo che «la trasmissione di una energia relazionale si esemplifica nel dire “sono venuto a portarti il voler bene di Dio”: così è veramente possibile comprendersi, da qui sgorgano un pensiero e un approfondimento che rendono la fede una rete di relazioni vitali, non inette e insignificanti». Emerge poi un impegnativo interrogativo, secondo il teologo: «Si parla spesso di crisi di rapporti, ci preoccupiamo dellindissolubilità del matrimonio, dellequilibrio della coppia, del problema educativo dei figli e protagonista è una comunità più che attrezzata con tutte le sue competenze per alleggerire la realtà, con tutte le tecniche possibili, procreazione compresa. Eppure, la famiglia è stata lasciata senza destinazione». E se «lamore romantico» a cui ormai siamo stati abituati «è totalmente disinteressato alla comunità e alla generazione della vita, è, sì, interessato alla coppia, ma con lobiettivo della mera autorealizzazione, che ci fa felici, che ci riempie di sola sostanza narcisistica», non va certo dimenticata la nostra priorità cristiana: «Sottrarre all’autoreferenzialità lessenza dellindividuo umano e del legame delluomo e della donna e lasciarci illuminare dallo Spirito ad aprire relazioni di vera restituzione. Ogni volta che due si sposano davanti a Dio, la Chiesa dovrebbe mostrare di essere in debito, offrire il grembo dello Spirito e permettere loro di rinascere dentro. Questa è adesso la nostra missione». 

Salvatore Martinez ha, infine, concluso sintetizzando i punti salienti: «Dove c’è lo Spirito c’è definizione e c’è direzione per la nostra fede. Spesso ci mancano le parole, avvertiamo i limiti nel rendere ragione della nostra fede. Dio, è vero, rimane indicibile ma dobbiamo tornare a parlare le lingue degli uomini. E anche se è in crisi il mumus profetico, la sottomissione allo Spirito è il modo per vincere la crisi, in questo cammino da proseguire insieme». Il Presidente del RnS  ha dato appuntamento al febbraio 2022: a questo primo Colloquio ne seguiranno infatti altri, tre già previsti nel nuovo anno sempre presso unUniversità pontificia e con il medesimo format teso ad omaggiare la teologia spirituale.

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