«La gioia di essere liberi»: a Tv2000 presentato il libro di Salvatore Martinez

La trasmissione è “Il Diario di Papa Francesco” andata in onda, come ogni giorno alle ore 17.30, giovedì 10 febbraio su Tv2000. L’intervistato è Salvatore Martinez, Presidente Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, autore della recente pubblicazione (edita nel luglio 2021 per i tipi delle Edizioni RnS)  La gioia di essere liberi. Per un cammino di liberazione interiore. Le domande sono quelle di Gennaro Ferrara, il quale apre simpaticamente la puntata, con una domanda sul testo  – che ha avuto la sua “genesi” in piena pandemia ed è la trascrizione di un ciclo di 11 puntate di un format, trasmesse attraverso i canali Social del Rinnovamento e seguite da oltre un milione di persone (clicca qui) -. «Questa idea “controcorrente” vede la luce nel periodo del lockdown – chiede sorridendo il conduttore -, in un momento in cui non c’erano né allegria, né gioia: come ti è venuta in mente?». «È sorta proprio perché ci siamo sentiti sfidati su un bene che riteniamo acquisito, la nostra libertà», replica, a sua volta sorridendo, Martinez, facendo riferimento all’incipit dell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco e alla «libertà che nasce dal Vangelo». Dunque, «è scaturita così la proposta di parlare via Web di libertà, individuale, sociale, ecclesiale, comunitaria, esattamente nel momento in cui ne siamo stati privati», e di attuarla tramite questo cammino così originale, composto da veri e propri «esercizi spirituali», che hanno costituito un «dono» – già per l’autore stesso – e rappresentano «undici ritratti della libertà cristiana». Un percorso di «liberazione interiore» necessario perché, sottolinea il Presidente del RnS, «non parleremo mai autenticamente di libertà cristiana senza prima definire la liberazione dal male e da tutte le conseguenze che esso ha nella nostra vita». Il peccato, appunto, al quale il Santo Padre ha dedicato una catechesi il 6 ottobre 2021, citata nelle prima clip andata in onda durante la diretta. Di seguito, alcuni passaggi: «La libertà più vera, quella dalla schiavitù del peccato, è scaturita dalla Croce di Cristo. Siamo liberi dalla schiavitù del peccato per la croce di Cristo. Proprio lì dove Gesù si è lasciato inchiodare, si è fatto schiavo. […] La libertà rende liberi nella misura in cui trasforma la vita di una persona e la orienta verso il bene. Per essere davvero liberi abbiamo bisogno non solo di conoscere noi stessi, a livello psicologico, ma soprattutto di fare verità in noi stessi, a un livello più profondo. E lì, nel cuore, aprirci alla grazia di Cristo…. […] Scopriamo in questo modo che quello della verità e della libertà è un cammino faticoso che dura tutta la vita. È faticoso rimanere liberi, è faticoso; ma non è impossibile. Coraggio, andiamo avanti su questo, ci farà bene. È un cammino in cui ci guida e ci sostiene l’Amore che viene dalla Croce: l’Amore che ci rivela la verità e ci dona la libertà. E questo è il cammino della felicità. La libertà ci fa liberi, ci fa gioiosi, ci fa felici». Ma «cosa vuol dire essere liberi dal peccato se poi rimaniamo peccatori?», incalza Ferrara lasciando a Salvatore Martinez la possibilità di spiegare che le parole di Papa Francesco, «così intrise di una profondità straordinaria e di un linguaggio estremamente diretto», ci fanno comprendere che «noi siamo dei liberati, non dei liberandi, non ritorneremo più al peccato per non doverne più soffrire le conseguenze; la libertà che deriva dalla croce deve essere valutata ogni giorno, ricordando sempre  che fare il male ci fa male, che chi fa il male finisce male. La croce, tuttavia, ci dice la fragilità alla quale l’uomo è sottoposto e non possiamo eludere questo carattere, questa indole naturale a peccare». L’interrogativo che ne consegue, quindi, è come passare dall’”inchiodamento” della croce alla gioia. «La croce non è mai l’ultima parola – aggiunte il Presidente del Rinnovamento -, per un vero cristiano tutto è penultimo: il dolore, l’angoscia, la solitudine, la prova, la sconfitta. Tutte le esperienze del male che facciamo ogni giorno non sono mai, mai l’ultima parola. Ecco perché, come ci invita a fare il Pontefice, dobbiamo amare sino alla fine, esattamente come ha fatto Gesù: in realtà, proprio perché liberati, siamo davvero liberi e capaci di esperimentare la salvezza anche quando la morte sembra aver vinto». Scorre una seconda clip con l’Udienza del Santo Padre, del 20 ottobre 2021: «La libertà guidata dall’amore è l’unica che rende liberi gli altri e noi stessi, che sa ascoltare senza imporre, che sa voler bene senza costringere, che edifica e non distrugge, che non sfrutta gli altri per i propri comodi e fa loro del bene senza ricercare il proprio utile. Insomma, se la libertà non è a servizio – questo è il test – se la libertà non è a servizio del bene rischia di essere sterile e non portare frutto. Invece, la libertà animata dall’amore conduce verso i poveri, riconoscendo nei loro volti quello di Cristo. […] Soprattutto in questo momento storico, abbiamo bisogno di riscoprire la dimensione comunitaria, non individualista, della libertà: la pandemia ci ha insegnato che abbiamo bisogno gli uni degli altri, ma non basta saperlo, occorre sceglierlo ogni giorno concretamente, decidere su quella strada». Un “test” che va in senso contrario, evidenzia il conduttore di Tv2000, un simil-paradosso che si rispecchia nel libro di Martinez, in quella «libertà che si misura nella capacità di servire». Osserva il Presidente RnS: «Abbiamo detto che la croce è il misuratore della nostra libertà, perché ne segna il limite; l’amore è la capacità di andare oltre, di risorgere, di servire: dobbiamo cogliere il valore di una libertà educata al bene, specie in mezzo ai drammi del nostro tempo. Chiediamolo a un carcerato, a un ammalato: ci risponderebbero che la loro libertà vale il nostro amore e il bene che noi sappiamo offrire, la solidarietà e la fraternità che siamo capaci di regalare. Credo che oggi ci sia un urgente bisogno di rieducarla, questa libertà cristiana, che dovremmo anche saper rievangelizzare: se sappiamo riscattare l’altro in questo senso, allora è vera gioia». Il prossimo, quindi, che sembra costituire un “limite” alla nostra libertà è invece la prova, il «trionfo, non il “tonfo”, della libertà», specifica il Presidente del RnS, che ripercorre i mesi più difficili segnati dal Covid-19 pensando a quanto beneficio «abbiano prodotto i mezzi di comunicazione, specialmente nei confronti dei più anziani». Facendo cenno a uno dei capitoli del testo, aggiunge che uno dei più grossi limiti che abbiamo «è la paura di noi stessi e di essere giudicati dagli altri», quando invece è proprio l’altro «che completa il nostro essere uomo, il nostro essere fratelli». Il discorso si sposta poi sulla libertà di perdonare, altra parte significativa dell’opera, perché, approfondisce Martinez con esempi calzanti, «essere liberi di perdonare significa anzitutto essere liberi dal passato, che è offerto alla misericordia di Dio; il perdono ci scioglie da questo rancore che ci tiene ancorati al prima, in cui la libertà stessa è ancora prigioniera. Il perdono, ci proietta avanti, essendo la risurrezione dell’amore e avendo una capacità di liberazione straordinaria». A perdonare si accosta un altro verbo, dice Ferrara: amare, e non avere. «A condizione – replica Martinez -, ce lo ha insegnato Benedetto XVI, che la parola amore faccia rima con verità: nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 8, viene ricordato, “la libertà vi renderà liberi”. Il più alto esercizio di amore che un padre possa fare verso un figlio, così come un insegnante verso un alunno o un politico verso la comunità, è proprio quello di dire la verità. E dire la verità è un profondo atto di amore». In chiusura di puntata, il video messaggio che Papa Francesco ha dedicato al Movimento per un Mondo migliore, in occasione del 70° anniversario del Proclama di Pio XII: «Andate avanti, non scoraggiatevi, continuate a lavorare per operare questa trasformazione nel mondo. E, soprattutto, mi raccomando di lavorare per la giustizia, ai bambini e agli anziani, e per la pace», ha augurato il Santo Padre. Un auspicio al quale Salvatore Martinez si è riagganciato, per concludere, spiegando come «una delle tragedie della nostra epoca è l’aver separato la dimensione spirituale da quella sociale, o ritenere che questi temi non appartengano al reale, alla vita di ogni giorno. Perciò, è necessario risentire sgorgare da dentro, e non dall’esterno, questa legge di libertà che la Scrittura ci dice essere lo Spirito Santo. In noi, dunque, nell’intimo dell’uomo, nella nostra “casa” personale, dobbiamo ritrovare la capacità di veder rifluire il bene. È una voce, quella dell’intimità con Dio, che qualcuno non è più capace di ascoltare ma che, nei mesi di lockdown, in tanti hanno potuto riassaporare. È l’inizio di una storia di amore e di libertà, che abbiamo potuto gustare nuovamente come bene spirituale». Infine, un cenno alla «libertà di pregare», che sembra un assunto così naturale, eppure… «le azioni che gli uomini compiono sono giocate tra efficacia ed efficienza – termina Martinez -, e spesso noi diamo un valore “utilitaristico” alla preghiera con questa sorta di “Dio-supermercato”, per cui pregandolo si ottiene qualcosa. Recuperare il valore della preghiera significa riacquistarne quello gratuito e generoso, in cui non chiediamo, ma offriamo al Signore: ecco quindi che la preghiera vale davvero la nostra vita per intero e non solo uno spazio limitato». Una libertà assolutamente non scontata e che, probabilmente, questa epoca segnata dal coronavirus ci ha permesso di riscoprire fino in fondo.

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