La musica è già scritta da Dio

Ennio Morricone, uno dei compositori cinematografici più prolifico e versatile.
Direttore d’orchestra e arrangiatore, ha scritto le musiche di oltre 500 tra film e serie televisive e ottenuto premi e riconoscimenti in tutto il mondo.
Molti suoi temi sono stati utilizzati da diversi musicisti contemporanei e sono diventati iconici.
Ne raccontiamo la parabola artistica e il rapporto con la fede. 

Ennio Morricone nasce a Roma il 10 novembre del 1928. Il padre, Mario, era un trombettista professionista, mentre la madre, Libera, aveva una piccola azienda tessile. Ennio, appassionato di musica antica sin da giovane, si iscrive al conservatorio di Santa Cecilia, dove prende diversi diplomi: tromba, strumentazione per banda e composizione, studiando successivamente anche musica corale e direzione di coro. Battendo le orme del padre, comincia a suonare come trombettista in varie orchestre romane, avvicinandosi al mondo dello spettacolo. Nel 1956 Ennio si sposa con Maria Travia e dal matrimonio nascono quattro figli: Marco; Alessandra; Andrea, musicista anche lui; Giovanni, regista e sceneggiatore. La famiglia vivrà fino all’inizio degli anni sessanta nel popolare rione romano di Trastevere.
Sarà nel 1960 che comincia a scrivere musiche per film. Nel frattempo, lavorando come arrangiatore di musica leggera per orchestre e per la casa discografica RCA, ha la possibilità di scrivere per grandi artisti come Mina, Paul Anka, Chet Baker e poi Edoardo Vianello e Gino Paoli. Pur essendo un grandissimo estimatore di compositori antichi e classici come Palestrina, Monteverdi, Frescobaldi, Stravinskij, è anche un intelligente sperimentatore e dal 1964 entra a far parte del gruppo di improvvisazione Nuova Consonanza, fondato con Franco Evangelisti, con il quale Morricone suonerà fino al 1980. Il gruppo si occupava principalmente di musica d’avanguardia, ricercando nuove vie nel campo dell’improvvisazione.

 

Le collaborazioni più note


Morricone e il regista Sergio Leone, compagni di classe alle scuole elementari, cominciano a collaborare nel 1964, periodo nel quale il compositore collabora anche con il regista Bernando Bertolucci. Tra le altre collaborazioni ricordiamo quelle italiane con Duccio Tessari, Franco Giraldi, Giulio Petroni, Sergio Sollima, Sergio Corbucci, Ermanno Olmi, Dino De Laurentis. All’estero, Morricone collabora con i registi Jhon Carpenter, Brian De Palma, Oliver stone, Roman Polaski e Quentin Tarantino, solo per citare i più noti. Sono epiche e notissime le colonne sonore scritte per Sergio Leone: Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il West, Giù la testa, fino al famosissimo C’era una volta in America. Il western non è stato il solo genere in cui Morricone ha espresso il suo genio, spaziando dai film storici alla fantascienza, dai thriller alla commedia di costume.
Anche nella musica leggera, il musicista avvierà importanti collaborazioni con Edoardo Vianello (Pinne, fucile ed occhiali, Guarda come dondolo, Abbronzatissima…), Gino Paoli (Sapore di sale), Maurizio Costanzo (Se telefonando). Tra le persone che maggiormente lo ispirarono vi furono certamente la pittrice Eva Fischer, sua vicina di casa, con la quale vi fu un intenso scambio culturale, e il musicista Bruno Nicolai, anche lui, come Ennio, allievo del maestro Goffredo Petrassi. Nicolai collaborerà a diverse partiture per il cinema, alcune delle quali firmate da entrambi. 

Il 12 novembre 2016 la Sala Nervi in Vaticano si trasforma in un set cinematografico: luci, colori e le musiche di Ennio Morricone. In occasione del concerto “Con i poveri e per i poveri”, il maestro dirige l’Orchestra Roma Sinfonietta e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Il 12 novembre 2016 la Sala Nervi in Vaticano si trasforma in un set cinematografico: luci, colori e le musiche di Ennio Morricone. In occasione del concerto “Con i poveri e per i poveri”, il maestro dirige l’Orchestra Roma Sinfonietta e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Il rapporto con Dio

In un’intervista rilasciata nel 2015 a Famiglia Cristiana, Morricone raccontava della sua educazione cattolica: «Provengo da una famiglia cristiana. La mia fede è nata in famiglia. I miei nonni erano molto religiosi. Con mia madre e le mie sorelle abbiamo sempre pregato prima di andare a letto. Ricordo il periodo della guerra. Durante quei terribili anni pregavamo il rosario. Eravamo tutti molto impressionati. Mi rivedo assonnato che rispondo alle Ave Maria di mia madre. Siamo sempre stati religiosi. La domenica andavamo a Messa e ci accostavamo al sacramento della comunione». Il compositore non ha mai abbandonato la fede. Il giorno della sua morte, avvenuta all’alba del 6 luglio 2020, all’età di 91 anni, si scrisse di lui che era mancato «con il conforto della fede». Nella stessa intervista citata, avea detto: «Io prego un’ora al giorno, ma anche di più. È la prima cosa che faccio. Anche durante la giornata, per caso. La mattina mi fermo davanti a quel Cristo [indicando un’immagine di Gesù presente nel soggiorno]. E anche la sera. Spero che le mie preghiere vengano ascoltate». Tra gli episodi biblici a lui più cari ricordava «le parabole di Cristo, senza dubbio. Il racconto delle Nozze di Cana mi emoziona molto. Come non ricordare la Passione? Momento importantissimo per la vita di Cristo e per tutti noi».   


Musica e fede 

Morricone percepiva la sua fede come legata al suo immenso talento musicale. Nell’intervista di cui riportiamo alcuni stralci, Morricone si colloca sulla scia del magistero di pontefici come Paolo VI e Benedetto XVI che tante volte hanno affrontato il rapporto tra arte, fede e ispirazione: «La musica è sicuramente vicina a Dio. Nello stesso tempo la musica è proiettata nell’anima e nel cervello dell’uomo. Gli permette di meditare. Il discanto, il falso bordone provengono dai primi trattamenti polifonici del canto gregoriano. Da lì è nata la musica occidentale. La musica è l’unica vera arte che ci avvicina veramente al Padre eterno, e all’eternità. 
Lo dico a me stesso, e qualche volta a mia moglie, che la musica già esisteva, tutta! La musica che è stata scritta e sarà scritta. È il compositore che l’ha presa, e la prenderà! Secondo la propria epoca, secondo il momento in cui egli scrive e secondo la civiltà e lo stato della ricerca musicale del suo tempo. La musica è già esistente anche se non c’è».
Morricone ebbe modo di raccontare come la fede impregnasse fortemente la sua musica, anche quando egli non era pienamente consapevole: «Luciano Salce, regista di cui ho musicato diversi film, un giorno mi chiamò e mi disse: “Devo lasciarti”. “Perché?“». Eravamo amici e rimanemmo amici fino alla sua morte. «“Perché io faccio film comici e tu fai una musica spirituale, sacrale. Devo lasciarti per forza”. Probabilmente a volte esprimo sacralità anche quando non la cerco o non ci penso». Anche se in misura minore rispetto al repertorio “profano”, vi sono delle composizioni che si inseriscono nel repertorio sacro, per esempio Amen (composizione per coro), la Missa Papae Francisci (commissionata dai gesuiti per celebrare il bicentenario della ricostituzione della Compagnia di Gesù); Una Via crucis; La Creazione, con la potenza immaginifica degli elementi, aria, luce, acqua, fuoco, terra, uomo; La Torre di Babele, da cui scaturisce, in ebraico, una moltitudine di voci in un crescendo imponente. La sua fede era venata da qualche riferimento al cristianesimo sociale e, in generale, egli diceva che essa «identifica una persona onesta, altruista, rispettosa di Dio e del prossimo. Amare gli altri, anche se la parola amare può sembrare forte; però è così. Questo è importante. Io penso veramente al bene degli altri, che il prossimo non abbia il male dal mio modo di fare. Mi è perfettamente normale che debba fare una cosa per rispetto della persona che incontro». Non nascondeva di avere cresciuto i suoi figli nella fede cattolica, come era stato anche per lui, e di avere voluto trasmettere loro due valori fondamentali: il senso del sacrificio e la generosità. 

Un musicista da Oscar

Non si contano i riconoscimenti ottenuti da questo grande musicista contemporaneo: nel 1965 vince il suo primo Nastro d’argento per il film Per un pugno di dollari di Sergio Leone, cui ne seguirono un secondo e un terzo per i film Metti una sera a cena e Sacco e Vanzetti, mentre un quarto arrivò per Gli intoccabili. Per i film Bugsy e Malena vinse il Grammy Award. Nel 1994 è il primo compositore non americano a ricevere il premio alla carriera dalla Society for Preservation of Film Music. Nel 1995 riceve il Leone d’oro alla carriera, nel corso della 52ª Mostra del Cinema di Venezia e il premio Rota, istituito dalle Edizioni CAM. In tutta la sua carriera vinse ben dieci David di Donatello. Ebbe cinque candidature agli Oscar, per I giorni del cielo, Mission, Gli intoccabili, Bugsy, Malena, ma sarà soltanto nel 2007 che riceverà dalle mani di Clint Eastwood l’Oscar alla carriera, coronato da una standing ovation della platea. In quella occasione il regista disse, tra l’altro: «Credo che questo premio sia per me, non un punto di arrivo ma un punto di partenza per migliorarmi al servizio del cinema e al servizio anche della mia personale estetica sulla musica applicata. Dedico questo Oscar a mia moglie Maria che mi ama moltissimo […] e io la amo alla stessa maniera e questo premio è anche per lei». Contemporaneamente a questo evento fu pubblicato un album-tributo dalla Sony BMG e intitolato We all love Ennio Morricone, con i suoi grandi successi interpretati da Andrea Bocelli, Céline Dion, Bruce Springsteen, Metallica. Nel 2010 è il primo italiano a ricevere il Polar Music Prize dall’Accademia reale svedese di musica assieme alla cantante islandese Björk. Nel 2016 ottiene per la prima volta il riconoscimento nella categoria Migliore colonna sonora per The Hateful eight, di Quentin Tarantino. Membro effettivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ricevette nel 2016 la stella numero 2574 nella celebre Hollywood Walk of Fame e nel 2017 l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dalle mani del Presidente Sergio Mattarella.

Ennio Morricone riceve l’Oscar da Clint Eastwood nel 2007.

Ennio Morricone riceve l’Oscar da Clint Eastwood nel 2007.

La diffidenza verso il suo stile 

Quasi tutta la musica di Morricone si può denotare come la migliore espressione dell’eredità del bel canto all’italiana. La sua musica contemporanea non ha avuto il successo di quella scritta per il cinema, tanto che alcuni suoi concerti per strumenti solisti e orchestra o pezzi come Frammenti di Erossu o le musiche per i balletti Requiem per un destino, sono praticamente ignorati dal grande pubblico. L’ambiente della musica contemporanea non lo ha mai veramente apprezzato, ritenendo la sua musica troppo melodica, troppo orecchiabile, troppo “fluida”, priva di quegli elementi dissonanti, di quegli stridori

 armonici e di quegli acciacchi che dovrebbero caratterizzare la musica colta contemporanea. Le sue composizioni sono essenzialmente “tonali”, molto fruibili anche dai non esperti. Questo, però, in un’epoca in cui la musica cosiddetta “seria” coincideva con la dodecafonia, lo strutturalismo, non gli procurò il favore degli ambienti accademici, che lo consideravano “compromesso” con la musica pop. Del resto, egli non fece mistero del fatto che aveva iniziato a scrivere musica per film per guadagnarsi il pane (il suo maestro, Goffredo Petrassi, non gli perdonò mai questa scelta “impura”) e potersi così dedicare serenamente anche alla musica colta. Un po’ come, in ambito cinematografico, fecero molti attori e registi di grandissimo pregio come Vittorio Gassman o Vittorio De Sica. Morricone probabilmente soffrì di questo biasimo, ma essendo molto umile per natura non ne fece un dramma. Nel suo testamento, chiedendo le esequie in forma privata, motivò così la sua scelta di umiltà: «Non voglio disturbare».     

La sua carriera di direttore d’orchestra vede moltissime collaborazioni: nel 1992, diresse il suo concerto per tromba e orchestra Ut dedicato al trombettista Mauro Maur con l’Orchestra Sinfonica di Bari all’Auditorium Nino Rota. Nel 1993, Morricone è al Foro Italico a Roma e dirige La Bibbia per Telethon. Nel 1999, al Meeting di Rimini, dirige Omaggio a Ennio Morricone. Musiche per il cinema dirette dall’Autore, con l’Orchestra Internazionale d’Italia e il Coro Kodaly. Nel 2006 dirige alcune delle sue più conosciute colonne sonore con l’Orchestra filarmonica del Teatro alla Scala di Milano, in una tournée nei più importanti teatri d’Italia, dal Nord al Sud, dall’Arena di Verona al teatro Antico di Taormina. Dal 2001 esegue le sue musiche in concerto in collaborazione con l’Orchestra Roma Sinfonietta e il soprano Susanna Rigacci. Nel 2011, in occasione della Festa dei lavoratori e del 150º Anniversario dell’Unità d’Italia, compone e dirige, con la collaborazione dell’Orchestra Roma Sinfonietta e con l’accompagnamento del Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano, il concerto in Piazza San Giovanni a Roma l’Elegia per l’Italia. Nel 2015 dirige la Missa Papae Francisci. In Aula Paolo VI, in Vaticano, nel 2016, dirige il Concerto con i poveri e per i poveri con l’Orchestra Roma Sinfonietta e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, eseguendo i suoi brani più celebri.
Ha continuato a dirigere fino al giugno 2019, concludendo ufficialmente la sua carriera al Lucca Summer Festival, nel concerto The final concert, davanti a 20mila persone anche se, nel gennaio 2020, tornerà alla direzione, per un’’ultima volta, con l’orchestra Roma Sinfonietta, insieme al figlio Andrea, in occasione della manifestazione Senato & Cultura, dove gli viene assegnato il premio Genio ed Eccellenza Italiana nel Mondo istituito dal Senato della Repubblica. 

Il film Mission



Uno dei film più intensi musicati da Ennio Morricone è certamente Mission, di Roland Joffé, premiato con la Palma d’Oro a Cannes nel 1986. Ambientata nel Sud America del 18° secolo, la pellicola incrocia le vicende di Rodrigo Mendoza, un mercenario cacciatore di schiavi che uccide per gelosia suo fratello Felipe, con cui la moglie lo tradiva, e quelle di un gesuita di nome Gabriel, il quale propone a Rodrigo, divorato dal rimorso, di espiare la sua colpa seguendolo in una rischiosa spedizione nel cuore della foresta fra il Paraguay e il Brasile, dove viene fondata una missione per evangelizzare una tribù di Indios. La cornice della vicenda è quella della colonizzazione delle popolazioni indigene da parte degli stati europei, alla quale si oppone con vigore il grande impegno dei gesuiti, vocati alla diffusione del cristianesimo e alla creazione di zone protette dalla Chiesa dove gli Indios potessero vivere liberamente. Padre Gabriel, che è simbolo della straordinaria umanità e pervicacia dei missionari, riesce ad ottenere la fiducia degli Indios grazie al potere di uno strumento, l’oboe, e di una melodia che comunica pace. Rodrigo si convertirà al cristianesimo ed entrerà nell’ordine dei gesuiti a fianco di padre Gabriel. Un terzo importante personaggio è il cardinale Altamirano, il quale, mandato in Sud America per decidere il destino delle missioni, è diviso tra la consapevolezza che gli Indios non sono “bestie” o incivili – come gli europei vorrebbero far credere – e gli interessi della Spagna, del Portogallo e della Chiesa, che prevarranno, in un momento molto sofferto della storia della Chiesa, fino a sacrificare gli Indios e gli stessi gesuiti. A proposito del film, fu lo stesso Morricone a raccontare le sue emozioni quando, prima di accettare di comporne le musiche, vide la pellicola: «Di fronte al finale, ero piangente; a quella strage di Indios e di gesuiti per mano portoghese e spagnola. Avevo davanti a me il regista e i due produttori e dissi, “No, io non lo faccio, è bellissimo così”. Credo di essere rimasto mezz’ora a piangere. E loro insistevano. Finché cedetti: “Faccio la musica”. Non volevo farla perché se la sbagliavo avrei potuto rovinare il film. Lavorando su tre elementi distinti che non potevo ignorare, l’oboe del gesuita padre Gabriel, la musica corale e quella etnica degli Indios, credo sia stato un miracolo l’esser riuscito a comporre una musica in cui tre combinazioni indipendenti di suoni funzionavano anche contemporaneamente».

Il rapporto con papa Francesco e con il cardinale Gianfranco Ravasi


Il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura era legato a Morricone da una lunga amicizia, fatta di rispetto e scambio reciproco e alimentata da incontri nella casa del compositore di fronte al Campidoglio: «Dialogavamo su fede e oltre vita. Era un credente fedele ma creativo. La musica era per lui espressione non solo estetica ma anche etica». Il cardinale Ravasi invitò Morricone a intervenire durante una Sessione Plenaria del Dicastero della Cultura: «Erano presenti figure diverse da tutto il mondo. Lo conoscevano tutti, anche vescovi e consultori che non avevano diretti interessi musicali […]. Ricordo – prosegue Ravasi – il suo intervento così brillante, intenso, partecipe. Parlò del legame tra il vedere e l’ascoltare, la musica era per lui l’intreccio della visione e dell’ascolto. In questo senso la sua opera musicale è stata una grande espressione di spiritualità interiore».
Fu proprio Ravasi a far conoscere al Maestro la famosa massima del senatore romano Cassiodoro, divenuto poi monaco e fondatore della prima università cristiana in Calabria: «Se voi continuerete a commettere ingiustizie, Dio vi lascerà senza la musica». Il dialogo tra i due convergeva soprattutto sulla musica e sulla fede. Raccontava Ravasi a Vatican Insider: «La sua era un’umanità immediata. Amava molto ascoltare e anche un po’ provocare. Negli ultimi tempi era interessato ai temi dell’escatologia, forse sentiva che erano gli ultimi anni». Fu il cardinale a consegnare a Morricone, il 15 aprile 2019, durante la Settimana Santa, la Medaglia d’oro del Pontificato per «la sua testimonianza non solo di cultura ma anche di fede» a nome di papa Francesco, pontefice dal quale il compositore era particolarmente attratto. La sua Missa Papae Francisci fu eseguita nel 2015 nella Chiesa del Gesù, a Roma. «Ma il suo desiderio era che fosse eseguita dentro la Basilica di San Pietro», spiega Ravasi: «Purtroppo non si riuscì: oltre a essere una Messa molto lunga, richiedeva un particolare contesto non della liturgia in senso stretto. Ci rimase un po’ male». Morricone, però, incontrò papa Francesco e gli mostrò la partitura, raccontando pure di aver pianto insieme al Pontefice. 

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