Per anni è entrata nelle case degli italiani conquistando l’affetto di tutti. Era la tv tra la fine degli anni ’60 e ’80.
Numerosissimi i programmi da lei condotti, da sola o con i nomi più noti della storia della televisione italiana, sia per grandi che per piccini: dal Il Dirigibile (con Mal), dove interpretava la fata Azzurrina, a ben due edizioni del Festival di Sanremo, con Mike Bongiorno e altri artisti; dall’Almanacco del giorno dopo a Sereno variabile insieme a Osvaldo Bevilacqua.
Ripercorriamo carriera e valori di Maria Giovanna Elmi, giornalista, cantante, conduttrice.

D. – Lei ha recentemente festeggiato 50 anni di carriera. È entrata nelle case degli italiani con eleganza e grande professionalità.
In Rai per circa 25 anni, ha contribuito a realizzare un nuovo modo di comunicare, informare e “formare”, riunendo la famiglia davanti alla tv. Com’è cambiato il linguaggio televisivo, oggi senza filtri, e cosa rimpiange della tv di allora?
R. – La televisione è lo specchio della società da sempre. Oggi la società è cambiata ed è cambiata anche la tv: prevale la “velocità”.
Io facevo i caroselli pubblicitari di 3 minuti, adesso, farebbero le stesse cose in 3 secondi! Questa velocità nel fare le cose, nel comunicare, dimostra che si è ridotto il tempo di ascolto.
Si possono fare programmi più o meno belli, però è cambiata la nostra vita, basti pensare all’intelligenza artificiale: il mio agente ha provato a usarla per la presentazione di un libro di una mia carissima amica con una mia foto…
Abbiamo tanto sorriso perché sembra che sia davvero io a parlare, anche sbattendo gli occhi! È una cosa divertente, ma allo stesso tempo ti allarma, perché non sappiamo dove andremo a finire.
La televisione di oggi ha anche dei bei programmi, come quello in cui partecipo, BellaMa’, di Pierluigi Diaco. Lui è una persona educata, gentile, non ci sono mai parolacce e c’è un dibattito tra la “generazione Z” e quella “Boomer”.
Mi sembra di tornare indietro nel tempo. C’è di base l’educazione, il senso della misura che c’era allora, quel “senso del limite” che i greci esaltavano. Quando si supera la misura si rischia qualunque cosa…
Tutti i genitori dovrebbero insegnarlo ai propri figli, fin da piccoli, per non esagerare, per non offendere.
Oggi lavorano entrambi i genitori, si lascia il bambino con l’iPad e probabilmente è anche questo che li rende “diversi” da un tempo: perdono certi valori che sono fondamentali per una vita più sana.
D. – Figlia di una violinista e di un giornalista, tre fratelli maschi più grandi; una famiglia numerosa, unita, e credente. Cosa ha rappresentato per lei e qual è l’insegnamento più importante che le hanno lasciato i suoi genitori?
R. – La famiglia è tutto! Anche quando mangio, se lascio qualcosa nel piatto, mi ricordo mamma (durante la Seconda Guerra Mondiale) che mi diceva: «Pensa ai bambini che non hanno da mangiare!».
Mia mamma era piena di idee, positività, serenità, sempre pronta a guardare avanti, sempre col sorriso. Papà, era severo ma con momenti di dolcezza.
Da bambina gli chiesi perché mi avesse chiamato Maria Giovanna, che ritenevo un brutto nome e lui mi rispose: «Dopo tre maschi, dopo tanti anni, sei nata tu, questo “batuffolo biondo”, e io ero così contento! Allora ho cercato per te un nome regale…».
E mi raccontò tutta la storia del mio nome. Da allora mi firmo “Mariagiovanna”, tutto attaccato! Severo e di poche parole (già con uno sguardo capivo che dovevo stare zitta!), non ammetteva deroghe alle sue direttive, ma poi, con profonda tenerezza, mi dimostrava quanto tenesse a me.

La vita di Maria Giovanna si divide tra la Florida, dove passa alcuni mesi dell’anno, e il Comune di Tarvisio, dove vive. Nella foto indossa la maglietta della FAU (Florida Atlantic University) donatale in occasione di un’intervista fatta all’Università per una tv italiana.
D. – Il Santuario del Monte Lussari, a 1790 mt, nel comune di Tarvisio (UD) – qui ha sposato suo marito Gabriele –, rappresenta da centinaia di anni un riferimento per la fede di tre popoli: sloveni, germanici e italiani. In un’intervista ha detto:
«Lì veramente il cielo è più vicino, avverti il calore di un abbraccio dell’anima e, quando ti accorgi che… provano analoghe emozioni slavi e germanici, capisci che l’amore che lega tutti alla Madonnina del Lussari fa sì che queste popolazioni siano vicine tra loro anche se differenti, e considerino i confini non come solchi che dividono ma come cerniere che uniscono»…
R. – Quando si arriva in cima al monte si vede un borgo del 1300 con il Santuario dove mi sono sposata.
È l’unico punto in Europa dove si incontrano tre ceppi diversi.
Questa è la bellezza di questo posto: la differenza di tradizioni e culture dei tre Paesi che nessuno impone all’altro… Tutti e tre, però, sono cattolici e molto credenti, tanto che salendo a piedi sul Monte Lussari si può fare la Via Crucis e la domenica, nel Santuario della Madonna, il sacerdote celebra la Messa inserendo alcuni canti in tedesco, altri in italiano e altri ancora in sloveno, facendo lo stesso nel rivolgersi ai fedeli durante la Celebrazione.
È un momento di comunione, c’è un profondo rispetto della differenza perché la differenza è fonte di arricchimento.
D. – Viviamo un momento drammatico per l’Europa e il Medio Oriente, ma ci sono tante altre guerre, anche per motivi religiosi. Si può giustificare una guerra in nome di Dio?
R. – La guerra non si può giustificare mai e in nessun senso. Io l’ho vissuta che avevo pochissimi anni ma ricordo bene la paura che provavo quando suonava la sirena perché stavano passando gli aerei.
Guardavo i miei fratelli più grandi che cantavano “Pippo, cammina dritto, se no ti metto sul giornaletto”, rivolgendosi all’aereo affinché non si fermasse sopra di noi. E tutti a correre giù in cantina.
Eravamo a Milano. A Tarvisio si è sentita meno: mi racconta mio marito che suo papà si preoccupava solo di aiutare quelli che scappavano, di qualunque colore fossero…
Li nascondevano in cantina e davano loro da mangiare, a prescindere dal Paese per cui combattevano… Ricordo che mia mamma, che allora era stata operata e non poteva muoversi, veniva presa in braccio da mio fratello di 16 anni che la portava velocemente in cantina al suono della sirena.
Avevo un batticuore che non posso neanche pensare alla guerra. È orrenda.
D. – Ha dichiarato che le «piace collegare i paesaggi con gli stati d’animo, per esempio la montagna con la spiritualità». È proprio in “alta quota” che va quando vuole incontrare Dio e pregare. Qual è il suo rapporto con Dio e in che modo riesce ad avvertirne la presenza tra le “sue” montagne?
R. – Lo sento nel silenzio, nella bellezza dell’infinito. Sulla copertina di un depliant che descrive il Monte Lussari è scritto: “Qui il cielo è più vicino”.
In effetti, lassù è come se fossimo più vicini al cielo. Io sono nata in una famiglia cattolica e sono cattolica ma non sono mai contro gli altri, perché ognuno viene in qualche modo influenzato dal contesto familiare da cui proviene.
I buddisti, per esempio, sono cresciuti in una famiglia che ha mostrato loro il bello di questa religione. Quindi, non so quanto sia importante la propria religione; l’importante è credere.
C’è una cosa bellissima che mi disse Idris (Edrissa Sanneh, personaggio televisivo scomparso nel 2023, ndr). Durante la mia partecipazione a “L’Isola dei famosi”, gli chiesi di aiutarmi a tenere i due legni della croce ma temevo di metterlo in difficoltà essendo musulmano.
E lui, tenendo la croce quasi come il “Cristo nero”, mi disse: «Tu pensa a legare le aste, non preoccuparti del resto perché tu lo chiami “Dio”, io lo chiamo “Allah”, ma Lui è uno!». È bellissimo riconoscersi fratelli.
Mai, mai, si può uccidere qualcuno in nome di Dio. Ognuno di noi ha un dono immenso che è la vita; purtroppo è un dono “a scadenza”.
L’unica cosa che sappiamo quando nasciamo, non è se saremo belli o brutti, ricchi o poveri, felici o infelici, ma che finirà, magari fra 500 anni, ma finirà. Ogni giorno che abbiamo è “un regalo”.
L’idea che io debba togliere la vita a qualcuno perché la pensa diversamente da me o crede in un Dio diverso è follia. La farfalla vive un solo giorno, ma è comunque la sua vita, sono i “suoi 500 anni”, non glieli posso togliere. È il rispetto della vita.
D. – La fede ci sostiene nei momenti più difficili. Ci sono state situazioni, anche nella sua carriera, in cui la fede ha rappresentato la luce per superare un evento difficile?
R. – Io mi ritrovo a pregare nei momenti più incredibili. Sì, a volte si sta male e si prega sperando che si risolva tutto…
Forse, più che per noi stessi, si prega per gli altri dicendo “Dio mio proteggilo”, “stagli vicino”, questo sì. Non chiedo un favore, una “raccomandazione”; mi piace sapere che Dio mi è vicino e fa il meglio per me, se può aiutarmi…
Se vedo una cosa bella mi ritrovo a pregare: “Dio, che bello! Grazie perché hai fatto questo!”. Mi capita quando vivo una gioia, magari perché qualcuno mi ha detto una cosa bella e quello è il “regalo della giornata”.
Io ringrazio sempre il Signore per queste cose, mi viene istintivo.
D. – Ha affermato di amare molto papa Francesco. Durante un incontro con il Pontefice, lo ha invitato a venire al Santuario della Madonnina del Monte Lussari. Ce lo racconta?
R. – Quando Bergoglio fu eletto, una delle prime cose che disse fu: «Bisogna alimentare la pace!».
Io pensai: «Che meraviglia! Noi viviamo in questo triangolo senza confini…!». Così, dal momento che la Madonnina del Lussari è considerata la “Madonnina della pace”, con un’amica decidemmo di raccogliere cartoline provenienti dall’Italia, dall’Austria e dalla Slovenia dove ognuno invitava il Papa a venire sul Monte Lussari, anche insieme al Vescovo di ogni Paese confinante, per benedire la pace.
Raccogliemmo migliaia di cartoline, con l’aiuto dei sindaci delle cittadine dell’Austria e della Slovenia e della gente comune.
Andammo in piazza San Pietro e dopo ore di attesa consegnai lo scatolone al Papa, spiegando il senso di questa raccolta. Gli austriaci erano stati felicissimi, avevano scritto sui giornali “Wir haben einen Traum”: Noi abbiamo un sogno! Oppure: “Papa, c’è posta per te!”.
Anche gli sloveni avevano scritto un’infinità di articoli affinché il Papa venisse al Santuario della Madonnina per benedire la pace! Purtroppo, papa Francesco non è ancora venuto.
D. – Fotomodella, presentatrice, conduttrice, cantante, attrice e giornalista. Ha condotto molti programmi, da “Canzonissima”, al “Dirigibile” per bambini, per poi approdare a Sanremo (fu la prima donna a presentare il famoso Festival), “Sereno Variabile”, e moltissimi altri. Qual è il programma che vorrebbe fare oggi?
R. – Io veramente comincio adesso!
Ho fatto le prove generali, sono stata promossa e vado avanti! Non a caso Rosanna Vaudetti e io abbiamo portato due proposte in Rai.
Siamo state chiamate da quasi due anni a fare la Posta del cuore all’interno del programma BellaMa’ di Pierluigi Diaco su Rai2, che non è leggere lettere d’amore; ogni settimana c’è un tema che riguarda i rapporti tra le persone.
A Pierluigi Diaco è piaciuta l’idea di me e Rosanna insieme, come rappresentanti di una televisione più educata. Mi piacerebbe fare Tale e Quale Show, con Carlo Conti, nella giuria o come concorrente, oppure Ballando con le stelle, magari come “ballerina per una notte”!
Con Rosanna Vaudetti siamo diventate persino oggetto di una tesi di laurea, come un fenomeno! Evidentemente qualcosa abbiamo lasciato nel cuore della gente. Entravamo nelle case in punta di piedi e, a nostra insaputa, eravamo già delle influencer!
D. – Perché le annunciatrici del passato entravano fortemente nel cuore degli italiani, al contrario di quelle più recenti?
R. – Allora si riprendeva con il “piano americano” quindi la gente ti guardava negli occhi. Dopo di noi, le annunciatrici venivano inquadrate per intero a l’attenzione si è spostata su altri dettagli.
Quel tipo di annuncio non suscitava più la stessa empatia. Ricordo che quando ho perso mio padre ero molto giù di morale, ma ero comunque di turno; mi truccavo e facevo tutti i miei annunci per bene…
Ma un giorno una persona mi ha scritto: «Maria Giovanna, tu sorridi sempre ma non sorridi più con gli occhi. Che cosa ti è successo?». Eravamo talmente “di casa” che la gente capiva i tuoi stati d’animo.
Nonostante la notizia della perdita di mio padre non si fosse diffusa, si avvertiva la mia malinconia.
D. – Personaggio televisivo amatissimo, ha ricevuto riconoscimenti, copertine, ha lavorato con icone del mondo dello spettacolo, ma non ha mai perso semplicità, dolcezza, sensibilità. Come si fa a non lasciarsi trascinare dalle illusioni del successo e a non perdere di vista le cose importanti della vita?
R. – Trovo stupido montarsi la testa. Per cosa? Abbiamo la fortuna di vivere e condividere la vita, i successi e tante altre cose. Godiamone insieme.
Come si può credere di essere più importanti di altri perché più fortunati? Non vorrei mai montarmi la testa, sarei fuori dal mondo.
Io sono consapevole di questo “conto alla rovescia” che vivo, dunque la mia gioia è vivere così! Cosa posso desiderare di più? Trovo stupido darsi delle arie, chi lo fa per me ha già perso!
Tra i più grandi, ricordo Audrey Hepburn che in un ristorante mi chiese l’autografo per suo figlio, o Sylvester Stallone che, mentre eravamo a Tel Aviv per un’intervista, durante le riprese di “Rambo 3”, mi fece salire su un cavallo nero e insieme facemmo dei giri davanti alle telecamere.



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