42ª Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo – Luciana Leone

È il 5 aprile del 2019: 15mila anime salgono sul sicomoro della 42ª Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo che, dopo una breve parentesi nella città di Rossini, Pesaro, ritorna a Rimini.  

Una Convocazione che si apre all’insegna della memoria, dopo un intenso quadriennio che volge al termine, e dei bilanci, perché tanti sono i progetti realizzati in diversi ambiti.  

Il tema ristabilisce però un chiaro legame con il presente, racchiudendo in sé una chiave di lettura importante: l’incontro tra Gesù e Zaccheo imprime alla nostra esistenza una straordinaria azione propulsiva che ci spinge alla conversione e al servizio. Salire sul sicomoro, allora, è come mettere a nudo la propria anima, rendersi visibili a Dio e accogliere l’invito di Gesù che ci chiama, che ci chiede di ospitarlo nelle nostre case e diventare degli uomini nuovi. 

In un tempo in cui l’uomo decide di affidarsi  alla tecnologia e al progresso scientifico per sentirsi sicuro e protetto, confidando in una capacità di salvazione tutta umana, il Rinnovamento nello Spirito apre la sua annuale Convocazione nazionale dei gruppi e delle comunità, ribadendo che la salvezza viene da Cristo. Da qui, ogni contributo di riflessione, ogni momento di preghiera, ogni intervento o testimonianza contribuiscono a creare un vero e proprio percorso di crescita, come sempre avviene, in modo sorprendente e superiore a ogni buona intenzione, nei nostri incontri guidati dallo Spirito. Nonostante un giorno in meno, la 42ª Convocazione nazionale del RnS, con ben 15mila presenze, si è rivelata densa di contenuti e intensa nella preghiera. 

Salvati per servire:  i due registri della Convocazione 

A Rimini, riuniti dal 5 al 7 aprile, in 15mila, abbiamo approfondito il tema: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza”, che richiama il noto episodio di Zaccheo raccontato nel Vangelo di Luca (19, 1-10).  Se l’icona di Zaccheo che incontra Gesù è estremamente confortante per tutti noi – piccoli come lui e come lui rimpiccioliti dalle fragilità e dal peccato –, non è da sottovalutare, la seconda parte del tema scelto per la Convocazione: “A Gesù il potere di salvare. All’uomo la gioia di servire”. Dunque sono stati questi i due registri che hanno caratterizzato l’incontro: come a dire che se sei incontrato e salvato da Cristo, dovrai spendere la tua vita, metterti a servizio, farti anche tu mediatore e annunciatore, per proclamare e diffondere il Vangelo della salvezza. Il tema è al centro del segno iniziale di apertura della Conferenza, come di consuetudine affidato alla musica, al canto, alla danza: sul palco, due gruppi di persone, il primo colorato e gioioso, che fa capo a Gesù; il secondo, negli abiti grigi di una vita senza Dio, fa capo a Zaccheo. Insieme a lui, coloro che non sono stati raggiunti dalla salvezza, non solo perché l’hanno rifiutata, ma anche perché nessuno ne ha dato loro l’annunzio. Nell’incontro tra Gesù e Zaccheo, un segno semplice ma efficace: Zaccheo si spoglia della sua giacca, in segno di restituzione, di compensazione, della sua volontà di dare senza tenere nulla per sé. 

Dunque, due verbi, e due azioni conseguenti, stanno alla base di questa Convocazione: cercare e dare. Cercare Gesù e la salvezza che viene da lui; dare al mondo Gesù con la testimonianza di vita e il servizio all’uomo. 

Con la solenne intronizzazione della Parola di Dio si è concluso il momento di apertura, al termine del quale il presidente Martinez ha porto il saluto di benvenuto ai partecipanti, incoraggiandoli a vivere con fede la Convocazione, nella certezza che il Signore, nonostante un giorno in meno rispetto alla consuetudine di questo evento, avrebbe fatto grandi grazie. 

Nel cuore della Chiesa 

Il pomeriggio di apertura, dopo il consueto atto comunitario di affidamento a Maria, è proseguito nell’abbraccio della Chiesa: è stata data, infatti, la lettura dei Messaggi del card. Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, con il saluto di Papa Francesco; del card. Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita; del card. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione. Saluti che è possibile apprezzare in versione integrale su queste pagine. Ma il momento centrale è stato alla presenza del card.Gualtiero Bassetti, per la prima volta a Rimini in veste di Presidente della Conferenza episcopale italiana. Una presenza non causale e non motivata solo dal desiderio di essere presente, ma soprattutto dalla volontà di consegnare al Rinnovamento il nuovo Statuto, di cui sono state approvate importanti modifiche. Il saluto di accoglienza del presidente Martinez e, a seguire, il discorso del card. Bassetti, hanno permesso ai 15mila convenuti di cogliere il senso delle modifiche statutarie, da una parte, e di accogliere le attese della Chiesa riguardo al Rinnovamento, anche a partire da queste modifiche: è apparsa, con tutta evidenza, la conoscenza profonda che la Chiesa, nei suoi più alti rappresentanti, ha del Movimento, delle sue dinamiche, del potenziale che esso rappresenta per incarnare la Chiesa in uscita di Papa Francesco.  

La trama dei contenuti tessuta dallo Spirito  

Come sempre, la Convocazione pensata dagli uomini, in preghiera, si svolge sotto l’intelligenza e la regia dello Spirito Santo, unendo relazioni, preghiera, omelie, testimonianze in un unicum articolato e coerente. Come abbiamo detto in apertura, se c’è una conversione – e la conversione non è mai conclusa, ma sempre in divenire –, essa non può rimanere confinata tra i limiti di una fede auto-consolatoria, una sorta di rimedio alle fatiche e ai dolori che la vita necessariamente impone. La conversione di san Disma, il ladrone crocifisso insieme a Gesù e divenuto il primo canonizzato da Cristo, si accompagna con il pentimento. La conversione del figliol prodigo diventa ritorno, produce umiltà e desiderio di servire. Quella di Maria di Magdala si trasforma in sequela. La conversione di Zaccheo si traduce in restituzione. La conversione di Paolo fa sì che la missione diventi lo scopo della sua esistenza. Per non parlare delle conversioni di tanti santi che hanno prodotto la fondazione di grandi ordini religiosi, di importanti opere caritative, formative, assistenziali.  

In questa direzione sono andati tutti gli interventi della Convocazione, se pure con declinazioni diverse. Nel saluto di apertura mons. Lambiasi ha fornito tre elementi chiave di riflessione che in qualche modo hanno preconizzato lo svolgersi della Convocazione: la filialità, la fraternità, la contemplazione: nella filialità c’è tutta la dimensione del ritorno al Padre attraverso Gesù, richiamata dalla conversione di Zaccheo; nella fraternità c’è l’uscita dall’individualismo e dall’egoismo e la partecipazione al destino dell’uomo, che individuiamo nella restituzione operata da Zaccheo; nella contemplazione c’è lo “stare con Gesù”, che in questa Convocazione si è concretizzato in ben tre Roveti ardenti di intercessione, oltre ai momenti di preghiera comunitaria carismatica.  

Volendo, poi, riallacciarsi ancora al tema di Zaccheo, anche se i Vangeli non ci raccontano né se Gesù sia effettivamente andato in casa di Zaccheo né cosa eventualmente vi sia successo, possiamo immaginare che l’uomo si sia seduto ai piedi di Gesù, in ascolto della sua voce e in contemplazione del suo Volto. 

Convertirsi è servire 

Il binomio conversione-servizio è stato al centro di ogni intervento: se il card. Bassetti ci ha definito “ospedale da campo” e “chiesa in uscita”, mons. Pizzaballa ci ha esortato a essere dei sicomori viventi, luoghi sui quali «gli “Zaccheo” di oggi possano arrampicarsi per vedere Gesù». Per rimanere nella metafora del sicomoro, mons. Marcianò ci ha ricordato che se sui sicomori si sale per incontrare Gesù, ne dobbiamo anche «scendere per incontrare l’uomo, per accoglierlo e farsene carico», insomma per vivere quella “cultura dell’incontro“, tanto cara a Papa Francesco e tanto difficile da realizzare. Dello stesso tenore anche le parole di mons. Marini il quale, richiamando il concetto della kenosi di Cristo espresso da Marcianò, ha sottolineato che Cristo è sceso tra gli uomini per recuperare ciò che «umanamente poteva apparire irrecuperabile…». La miseria di Zaccheo non appartiene ad altri, è anche la nostra: senza questa consapevolezza, ci chiediamo: con quale superbia incontreremmo l’uomo di oggi?  

Questa idea di incontro, questo correre verso l’uomo è stato posto a tema in una sessione di grandissimo interesse, quella della Cultura di Pentecoste: giustizia riparativa, sussidiarietà, etica ed economia, i temi trattati da relatori di spessore, quali Stefano Zamagni e Alfredo Mantovano, guidati nella riflessione da Antonio Preziosi. Sebbene il Rinnovamento in Italia si sia occupato d’impegno sociale praticamente sin dalla sua nascita, gli ultimi quindici anni hanno segnato una netta evoluzione in questo campo, grazia anche alla nuova visione missionaria che ci ha visti impegnati nelle piazze, negli ospedali, con il mondo carcerario, ma anche con moltissime iniziative di sostegno all’uomo che i gruppi e le comunità hanno intrapreso autonomamente. Ne è un esempio la testimonianza resa durante una delle celebrazioni eucaristiche da una famiglia che si occupa stabilmente di affidamento di minori, coadiuvata dal gruppo RnS di appartenenza.   

Un cammino dinamico,  sotto la guida dello Spirito  

Dopo due giorni intensi di preghiera e di riflessione, guardando a noi stessi e all’impegno nel mondo, l’ultima pagina della Convocazione è stata scritta in chiave pastorale, in ragione delle imminenti elezioni degli organi pastorali del RnS. È stata ribadita in più occasioni l’importanza di questo momento di verifica, confronto e rilancio. Mario Landi nella sua relazione ha sottolineato come poche realtà, nel variegato mondo carismatico, si sottopongano a un così stringente processo di discernimento. In piena sintonia con chi lo aveva preceduto sul palco, ha ripreso il tema dell’individualismo, che non deve penetrare le comunità, pregiudicando il cammino unitario, e ha ricordato due elementi fondamentali che stanno alla base di ogni cammino e discernimento comunitario: la preghiera e la formazione. Su questo tema si è concentrato anche Salvatore Martinez, soprattutto nella parte finale della sua relazione conclusiva, quando ha chiesto a tutti i responsabili “uscenti” e a tutte le sorelle e i fratelli che si sarebbero candidati alle elezioni, di lasciarsi guidare dallo Spirito, di fidarsi del discernimento della comunità e di agire in piena libertà, sia che si trattasse di rimettere il mandato nelle mani dei fratelli, sia di riaccettarlo in una riconferma, sia di impegnarsi per la prima volta. Infine, don Guido Pietrogrande, per l’ultima volta nel ruolo di assistente spirituale nazionale, ha centrato la sua riflessione sul peccato dell’uomo, che per quanto grande, è sempre scritto sulla sabbia: basta invocare il vento dello Spirito che converte e l’onda della misericordia di Dio per spazzarlo via. Anche in considerazione delle imminenti elezioni nei ruoli di responsabilità, don Guido ha esortato tutti a guadare con coraggio il Mar Rosso: «Dall’infedeltà alla fedeltà, dalle idee fallimentari ai grandi progetti del Signore», insomma dai progetti minimi al sogno di Dio. 

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