Al via la 3 edizione del Progetto “Auxilium” a sostegno delle famiglie dei detenuti

Di Francesca Cipolloni

Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi (Mt 25, 35-36). Non possono esserci parole più appropriate che quelle custodite dal Vangelo di Matteo per ‘descrivere’ il senso del progetto “Auxilium”, avviato nel 2017 dalla Fondazione Alleanza del Rinnovamento nello Spirito Santo onlus (https://www.fondazionealleanza.org), e rivolta ai nuclei familiari di detenuti che si trovano in forte stato di disagio economico. 

È fatto noto che le famiglie di quanti vivono l’esperienza della detenzione si trovano spesso in condizioni di grave sofferenza economica, in quanto chi si trova in carcere rappresenta, potenzialmente, la principale fonte di reddito della famiglia. Di conseguenza, e non di rado, purtroppo, ciò implica che tali famiglie siano sostenute dalla criminalità stessa: è così, quindi, che si crea un debito di riconoscenza con il mondo della malavita, alimentando di fatto un pericoloso circuito nel segno dell’illegalità. 

Per questo “Auxilium” – realizzata in collaborazione con il DAP (Direzione Generale Detenuti e Trattamento), l’Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo, l’Associazione Prison Fellowship Italia onlus (https://www.prisonfellowshipitalia.it/) ed il patrocinio di Caritas Italiana – si pone come iniziativa virtuosa, incentivando le forme di sostegno alle famiglie dei detenuti che, esattamente come le pene alternative o il lavoro in carcere, rappresentano un importante investimento sociale: le recidive (detenuti che escono e tornano a delinquere) che normalmente si attestano intorno al 70%, si abbattono fino al 4,5% quando i detenuti, oltre a scontare la pena, vengono aiutati e accompagnati in processi di riabilitazione.

L’impegno della Fondazione Alleanza del RnS

La Fondazione Alleanza del Rinnovamento nello Spirito Santo ETS, quale ente morale e senza scopo di lucro, ispirandosi ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa persegue da sempre esclusive finalità di solidarietà e inclusione sociale. Agisce dunque promuovendo, in primis, la testimonianza della carità, della giustizia sociale e della pace in ogni ambito, contesto e iniziativa, avendo sempre come punto di riferimento il raggiungimento del bene comune.  

Con questo orientamento, il ‘cuore’ della sua mission consiste nel: 

  • promuovere la progettazione di attività e iniziative per il riconoscimento dei diritti e delle condizioni essenziali per l’inclusione sociale di ogni persona, in particolare quelle più debole e svantaggiate, specialmente famiglie; 
  • favorire, sulla base dei principi ispiratori, lo sviluppo integrale dell’uomo, che si rende concreto in progetti e azioni di solidarietà sociale e di cooperazione internazionale e che sono in grado di rispondere alle istanze di aiuto e di sostegno delle fasce più deboli della popolazione dei luoghi dove si trova ad operare; 
  • orientare il proprio impegno soprattutto a favore dei nuclei familiari, organizzando interventi dedicati proprio ad affrontare i bisogni più essenziali, materiali e immateriali; collaborare con le Istituzioni civili nazionali e internazionali per il raggiungimento delle proprie finalità

Cinque gli ambiti di intervento contemplati: solidarietà e inclusione sociale; educazione; assistenza sociale e socio-sanitaria; minori e famiglia; carcere.

Come si struttura il Progetto “Auxilium” 

È proprio sulla delicata realtà del carcere che si concentra il Progetto in questione, concepito a supporto di nuclei familiari di almeno 4 persone con un coniuge in regime di detenzione, con un familiare (preferibilmente figlio) disabile a carico e con un reddito prossimo o al di sotto della soglia di povertà. 

Lo scopo di “Auxilium”, completamente sostenuto con le risorse del 5×1000 e finalizzato ad affrontare queste tre forme di disagio, è quello di assicurare un sostegno “economico” – non attraverso erogazione di denaro bensì attraverso la consegna a domicilio di beni e prodotti di prima necessità -, in modo da contrastare quelle dinamiche di indigenza e povertà materiale dovute a condizioni economiche estremamente complesse. 

L’iniziativa muove infatti da dati statistici inconfutabili: il 39,3% dei detenuti dichiara infatti che la propria famiglia può contare solo sul suo sostegno economico, il 24,5% che ne è la principale e, nell’80% dei casi, la carcerazione riduce in maniera sensibile o addirittura abbatte del tutto il reddito familiare disponibile, poiché chi non lavora in carcere (percentuali molto basse), non può inviare soldi a casa e, di conseguenza, concorrere alle spese di prima necessità della propria famiglia.

Il Progetto è giunto ora alla terza edizione e gode di risultati significativi: nella prima, distribuiti su tutto il territorio nazionale, ha visto difatti la partecipazione di 103 nuclei familiari con 31 domande accolte, mentre nella seconda ne sono pervenute 72 con 30 beneficiari effettivamente presi in carico. Il piano di intervento prevede l’erogazione di crediti spesa dell’importo di 200 euro (300 euro per il mese di dicembre) per l’acquisto di beni di prima necessità (generi alimentari e prodotti per l’igiene personale e della casa). 

Quanto alla modalità di partecipazione, le famiglie fanno richiesta del contributo partecipando al bando pubblicato dalla Fondazione e diffuso in tutti gli Istituti penitenziari d’Italia. È il team dei collaboratori preposti ad assistere poi la famiglia nel formulare l’ordine, guidandola per usufruire dei buoni nella maniera più opportuna. 

Ad oggi, per la terza edizione, le richieste pervenute sono 85, 40 quelle selezionate (dieci in più rispetto alla precedente edizione). Diverse le zone di provenienza da tutto il Paese: si va dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Emilia Romagna e dalla Toscana al Lazio e alla Campania, dal Friuli Venezia Giulia, dalla Liguria, dal Piemonte e dal Trentino Alto-Adige alle Marche, all’Umbria, all’Abruzzo e al Molise, fino ad arrivare in Puglia, Calabria e Sicilia. Un impegno e uno sforzo economico notevole da parte della Fondazione, dunque, mirati a non lasciare indietro e solo nessuno. Per sostenere l’iniziativa è possibile consultare: https://rinnovamento.org/progetti/progetto-auxilium/

Sostegno e vera prossimità in tempo di pandemia 

La pandemia, con l’emergenza sanitaria su scala mondiale, ha evidentemente inciso profondamente sulla crisi sociale e ogni tipo di economia. Nitida è consapevolezza che il Covid-19 ha pesantemente investito vite umane, rapporti sociali, acuendo anche le povertà pre esistenti e, come emerso dal «Rapporto 2021 su povertà ed esclusione sociale» diramato lo scorso ottobre, cominciano ad affacciarsi i cosiddetti «nuovi poveri». 

Un quadro drammatico, posto in luce anche dalle parole di Papa Francesco che, nell’Udienza generale del 26 agosto 2020, ebbe a dire: «La pandemia ha messo in rilievo e aggravato i problemi sociali, soprattutto la disuguaglianza. Noi stiamo vivendo una crisi. La pandemia ci ha messo tutti in crisi…dalla crisi o usciamo migliori o usciamo peggiori. È necessario recuperare la realtà della giustizia sociale mettendo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo». 

Una speranza che si concretizza, in “Auxilium”, a partire dal rapporto diretto che si instaura con tutte le famiglie che procedono all’ordine previsto dal bando. «Avere la spesa a casa è stato di grande aiuto soprattutto in questo periodo di lockdown per mancanza di lavoro e impossibilità di uscire», «È l’unico aiuto che abbiamo. Abbiamo potuto pagare le utenze e sostenere delle spese mediche», «Aspettiamo il pacco mensile. È un grande aiuto perché non lavoriamo», «Grazie a voi riusciamo a mangiare», «I pacchi arrivano con regolarità. Non manca niente. È un aiuto in più viste le difficoltà economiche che viviamo. Ringraziamo di cuore la Fondazione!», sono alcuni dei feeback che arrivano da coloro che, pur dovendo convivere con una situazione di disagio e sofferenza, sanno di poter contare su un ausilio, come evoca il nome stesso del Progetto, votato ad un’autentica prossimità verso i più vulnerabili, superando sempre più la logica della «cultura dello scarto».

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