Santo Natale 2022 – Ritiro nella Sede nazionale del RnS

di Francesca Cipolloni

Come da tradizione, anche quest’anno il personale dell’Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo, della Fondazione Alleanza del RnS e del Consorzio Itinera si è ritrovato nella Cappella della Sede nazionale di via degli Olmi, a Roma, per condividere il Ritiro in vista del Santo Natale. Dopo la Preghiera carismatica – presenti anche Luciana Leone, Direttore editoriale delle Edizioni “Rinnovamento nello Spirito Santo”, Mario Landi, Coordinatore nazionale, e Amabile Guzzo, Direttore nazionale del RnS -, è stato il Presidente nazionale Salvatore Martinez a dettare la meditazione offrendo un «ritratto di Gesù, per costruire insieme la pienezza del Suo volto». La riflessione, in questa fine d’anno con cui si chiudono il Giubileo d’Oro e il quadriennio di servizio, si è concentrata sul solco del tema che ha ispirato la recente 46^ Conferenza Nazionale Animatori, svoltasi a Rimini dal 9 all’11 dicembre, e alla luce dell’Iniziativa “L’Altra Cucina… per un Pranzo d’Amore”, condivisa in 21 Carceri d’Italia, contemporaneamente, il 20 dicembre. «Dobbiamo ascoltare con le orecchie del cuore, e tradurre poi le parole in servizio – ha esordito -, in questo tempo storico in cui siamo immersi nelle sfide mortali che ogni giorno la nostra condizione umana ci assegna. Chiediamoci: quale comprensione abbiamo del mondo che abitiamo? Insieme alla parola amore risuonano, prepotenti e vincenti, anche i termini odio, morte, rancore, violenza. Abbiamo perso il rapporto personale con Gesù e la prossimità; la Sua è una presenza scomoda, perché mette in luce tutte le nostre contraddizioni, che ci esplodono davanti con il Natale di Gesù. Lui, il grande attteso che è inatteso, inospitato, non accolto». Martinez ha poi proseguito evidenziando che «Dio rinuncia al potere per darci il Suo, che non è di questa terra. Ma di quale potere parliamo? Il Covid ha atterrato tante forme di supremazia, tante rendite di posizione: ci siamo trovati più fragili e privati della libertà. Tuttavia, ci troviamo dove eravamo rimasti, non abbiamo colto la lezione e abbiamo sciupato un’occasione, perché abbiamo aspettato di ricominciare ogni attività e abitudine come se nulla fosse accaduto. Il servitore, invece, può solo amare, senza lasciarsi scoraggiare, né vincere dal male. Senza amore – ha aggiunto – si muore e si rimane soli. Con la pandemia siamo stati colpiti a morte, come abbiamo avuto modo di ricordare anche nel corso della Conferenza stampa che ha preceduto il “Pranzo d’Amore” a Roma Rebibbia (Femminile). Noi siamo solo lo spazio di un miracolo, che Gesù continuamente compie, perché l’amore non ha limiti, non ha termini e si rinnova continuamente». Citando san Paolo, il Presidente del Rinnovamento si è soffermato sulla «sulla conoscenza che abbiamo di Gesù», spiegando che «non possiamo amare se non conosciamo, e non possiamo servire se non amiamo». E ancora: «Cosa ci dice esattamente la Bibbia? Cosa rappresenta davvero questo Natale, oltre ogni retorica? Serve una conoscenza intelligente di Gesù, capace di attivare le nostre intelligenze. Un grammo del nostro cuore vale una tonnellata di pensieri se conosciamo sentimentalmente Gesù. Deve darci soddisfazione dirci cristiani. La nostra conoscenza di Lui deve essere entusiasmante, senza stanchezza: serve la “conoscenza sublime” di cui parla l’Apostolo delle genti. Che amore sarebbe, infatti, se non desse gioia? Quella con Cristo è una conoscenza gioiosa, intelligente, nasce da un incontro e da una esperienza, dice il Vangelo. Il Natale è un fatto, un fatto di cuore: è una storia di fatti che devono avvenire nella nostra vita». Con un «grazie al Signore che ci ha fatto crescere e camminare in questi anni insieme», con il «perdono per le mancanze, per tutte le volte che non si è resa giusta testimonianza» e con «la consapevolezza che si sarebbe potuto dare di più», confermando «il nostro amore per Gesù», Salvatore Martinez ha infine consegnato un “mandato” ai collaboratori, guardando al futuro: «Questa casa deve essere domicilio di Dio e se lo spirito comunitario è debole va rafforzato, con la nostra volontà e disponibilità ad amare. Servirà servizio e molto amore, un amore che deve andare oltre le convenzioni, le apparenze, il buon senso, i contratti, le aspettative, le scrivanie. L’amore per Dio parla di altro e deve ispirarci, mandando “in crisi” le nostre attese, altrimenti Gesù non nasce in questo luogo. Una stagione come questa deve aiutarci a salvarci, sebbene siamo nati in un millennio così incomprensibile e sfidante, che necessita di cambiamento: abbiamo ora l’occasione di comprendete tutto questo, il male stra provocando il nostro amore a donarsi di più. L’amore vero chiede moltitudine non solitudine, questa è la logica del Natale: più generiamo condivisione, più creiamo futuro. Dobbiamo allora rinnovare la comunione fra noi, e investire in comunità. Per farlo, serve l’amore divino: ricordiamoci il dialogo tra Cristo e Pietro su cui abbiamo riflettuto a Rimini. L’auspicio, pertanto, è quello di riaprire gli occhi per vedere con lo stupore dei piccoli, riscoprendoci poveri, guardando quante cose Dio prepara per noi». E sulla scia della domanda che ha guidato la Conferenza, “Mi ami tu?” (Gv 21, 16), è stato chiesto di rispondere, appuntando ciascuno «i propri propositi, gli impegni, una emozione, un segno» in un foglio bianco deposto ai piedi dell’altare, «offerto come primizia a Gesù Bambino». La Celebrazione eucaristica con cui si è concluso il Ritiro, seguita poi da un’ agape fraterna, è stata celebrata da don Michele Leone, Consigliere spirituale nazionale del RnS, che, riprendendo il brano evangelico del giorno ha ribadito il valore dell’«alleanza» e la forza dell’«annuncio»: «Magnificare il Signore significa farlo crescere dentro di noi; questa è la prima indicazione che riceve il discepolo, che accoglie dentro di sé Gesù, non solo con la lode ma anche con la vita. Con l’avvento di Cristo – ha aggiunto – avviene il capovolgimento del mondo e il discepolo stesso deve comprendere che Colui che nasce è il Figlio di un Dio schierato con gli ultimi e i più poveri, non solo materialmente, ma anche nello spirito. L’evangelista Luca racconta di un Gesù che viene per stravolgere il modo di ragionare degli uomini e orientarci verso ciò su cui bisogna veramente investire nella vita, a partire dalla povertà esistenziale, culturale, affettiva. Dio ha assunto la condizione di servo divenendo simile agli uomini. Questo è l’atteggiamento che deve avere chi si pone alla sequela del Signore, specialmente nella bellezza del Natale, del Natale di Gesù, che ha così poco spazio in questo mondo».

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