31 Giornata mondiale del Malato, il Messaggio di Papa Francesco

Pubblicato il Messaggio di Papa Francesco per la 31^ Giornata mondiale del Malato che si celebrerà, come sempre, il prossimo 11 febbraio, nella data in cui si ricordano le apparizioni della Vergine Maria a Lourdes. Sul tema “«Abbi cura di lui». La compassione come esercizio sinodale di guarigione”, il Santo Padre indica come riferimento la figura del buon Samaritano, modello di compassione, e l’Enciclica Fratelli tutti.

Reca la data del 10 gennaio 2023 il Messaggio di Papa Francesco per la 31^ Giornata mondiale del Malato che si celebrerà, come sempre, il prossimo 11 febbraio, nella data in cui si ricordano le apparizioni della Vergine Maria a Lourdes, al cui Santuario occorre guardare «come a una profezia, una lezione affidata alla Chiesa nel cuore della modernità», perchè «non vale solo ciò che funziona e non conta solo chi produce. Le persone malate sono al centro del popolo di Dio, che avanza insieme a loro come profezia di un’umanità in cui ciascuno è prezioso e nessuno è da scartare». Più che calzante il titolo: “«Abbi cura di lui». La compassione come esercizio sinodale di guarigione”, con immediato rimando alla figura evangelica del Buon Samaritano. Nel testo, il Santo Padre ricorda come «la malattia fa parte della nostra esperienza umana. Ma essa può diventare disumana se è vissuta nell’isolamento e nell’abbandono, se non è accompagnata dalla cura e dalla compassione. Quando si cammina insieme, è normale che qualcuno si senta male, debba fermarsi per la stanchezza o per qualche incidente di percorso. È lì, in quei momenti, che si vede come stiamo camminando: se è veramente un camminare insieme, o se si sta sulla stessa strada ma ciascuno per conto proprio, badando ai propri interessi e lasciando che gli altri “si arrangino”». Perciò, «nel pieno di un percorso sinodale» in atto, Francesco invita «a riflettere sul fatto che proprio attraverso l’esperienza della fragilità e della malattia possiamo imparare a camminare insieme secondo lo stile di Dio, che è vicinanza, compassione e tenerezza». Con riferimento al Libro del profeta Ezechiele, si sottolinea inoltre che «l’esperienza dello smarrimento, della malattia e della debolezza fanno naturalmente parte del nostro cammino: non ci escludono dal popolo di Dio, anzi, ci portano al centro dell’attenzione del Signore, che è Padre e non vuole perdere per strada nemmeno uno dei suoi figli. Si tratta dunque di imparare da Lui, per essere davvero una comunità che cammina insieme, capace di non lasciarsi contagiare dalla cultura dello scarto». Quindi, il passaggio sull’Enciclica Fratelli tutti che «propone una lettura attualizzata della parabola del Buon Samaritano», scelta «come cardine, come punto di svolta, per poter uscire dalle “ombre di un mondo chiuso” e “pensare e generare un mondo aperto” (cfr n. 56)». Esiste infatti, come spiegalo stesso Pontefice, «una connessione profonda tra questa parabola di Gesù e i molti modi in cui oggi la fraternità è negata. In particolare, il fatto che la persona malmenata e derubata viene abbandonata lungo la strada, rappresenta la condizione in cui sono lasciati troppi nostri fratelli e sorelle nel momento in cui hanno più bisogno di aiuto. […] Ogni sofferenza si realizza in una “cultura” e fra le sue contraddizioni. Ciò che qui importa, però, è riconoscere la condizione di solitudine, di abbandono. Si tratta di un’atrocità che può essere superata prima di qualsiasi altra ingiustizia, perché – come racconta la parabola – a eliminarla basta un attimo di attenzione, il movimento interiore della compassione». È importante, prosegue il Messaggio, che «la Chiesa intera si misuri con l’esempio evangelico del Buon Samaritano, per diventare un valido “ospedale da campo”: la sua missione, infatti, particolarmente nelle circostanze storiche che attraversiamo, si esprime nell’esercizio della cura. Tutti siamo fragili e vulnerabili; tutti abbiamo bisogno di quell’attenzione compassionevole che sa fermarsi, avvicinarsi, curare e sollevare». Perciò, la Giornata Mondiale del Malato «non invita soltanto alla preghiera e alla prossimità verso i sofferenti; essa, nello stesso tempo, mira a sensibilizzare il popolo di Dio, le istituzioni sanitarie e la società civile a un nuovo modo di avanzare insieme». Infine, il cenno agli «anni della pandemia», che «hanno aumentato il nostro senso di gratitudine per chi opera ogni giorno per la salute e la ricerca. Ma da una così grande tragedia collettiva non basta uscire onorando degli eroi. Il Covid-19 ha messo a dura prova questa grande rete di competenze e di solidarietà e ha mostrato i limiti strutturali dei sistemi di welfare esistenti. Occorre pertanto che alla gratitudine corrisponda il ricercare attivamente, in ogni Paese, le strategie e le risorse perché ad ogni essere umano sia garantito l’accesso alle cure e il diritto fondamentale alla salute». «Abbi cura di lui» (Lc 10,35), conclude Bergoglio, «è la raccomandazione del Samaritano all’albergatore. Gesù la rilancia anche ad ognuno di noi, e alla fine ci esorta: “Va’ e anche tu fa’ così”. Come ho sottolineato in Fratelli tutti, “la parabola ci mostra con quali iniziative si può rifare una comunità a partire da uomini e donne che fanno propria la fragilità degli altri, che non lasciano edificare una società di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l’uomo caduto, perché il bene sia comune” (n. 67). Infatti, “siamo stati fatti per la pienezza che si raggiunge solo nell’amore. Vivere indifferenti davanti al dolore non è una scelta possibile” (n. 68)».

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