Nella Sede nazionale del RnS, una Via Crucis per “abbracciare” Gesù e le croci del nostro tempo

Nel giorno del Giovedì Santo i dipendenti e collaboratori dell’Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo e della Cooperativa Odos Servizi si sono ritrovati presso la Sede nazionale di Roma per condividere il gesto della Via Crucis in preparazione alla Santa Pasqua. È stato poi il Consigliere spirituale nazionale don Michele Leone a tenere l’esortazione. In conclusione, gli auguri del Presidente nazionale Salvatore Martinez.

È stato un ritiro del tutto particolare quello vissuto dai dipendenti e dai collaboratori dellAssociazione Rinnovamento nello Spirito e della Cooperativa Odos Servizi che, in occasione della Santa Pasqua, nel giorno del Giovedì Santo, si sono ritrovati presso la Sede nazionale di via degli Olmi, a Roma, per condividere uno dei riti più suggestivi della Settimana Santa: la Via Crucis. Facendo memoria di questi ultimi due anni, faticosamente segnati da tutti gli “effetti” della pandemia che, inevitabilmente hanno inciso nella dimensione personale e comunitaria, si sono raccolti intorno alla Cappella “Vergine dalle Mani alzate” che ha rappresentato, oggi più che mai, un luogo di fede più che simbolico, da cui provare a ripartire, insieme, per una rinascita spirituale e sociale auspicata da tutti. Il format che ha scandito le 14 Stazioni è stato il medesimo trasmesso mercoledì 13 aprile, con la Via Crucis itinerante Italia, lascia passare la Croce di Gesu!” che ha visto protagoniste, nei canali Social del RnS, le Diocesi italiane: da nord a sud del Paese, infatti, è stata tracciata una croce sul Paese, con un pensiero di vicinanza  alle popolazioni russe e ucraine vittime del conflitto. Come nel 2020 e nel 2021, quando il Covid-19 ha fortemente condizionato e limitato ogni attività in presenza, anche questanno, sia sul Web che nella casa del Rinnovamento, si è scelto pertanto di ricordare il calvario vissuto da Gesù con questo gesto significativo. Per ogni Stazione, assieme ai brani del Vangelo e alle meditazioni di Papa Francesco, tutto il personale presente è stato coinvolto nella lettura dei testi, rivolti a quanti, a vario titolo, portano le croci di questa epoca così travagliata, con una preghiera in particolare per chi versa nella prova della malattia, della morte, della solitudine, dello scoraggiamento e della povertà. Al termine, è stato don Michele Leone, Consigliere Spirituale nazionale del RnS, a tenere un’esortazione a tema, spiegando come, nella Risurrezione, si compie il mistero della salvezza per tutta l’umanità. «La celebrazione della Via Crucis non corrisponde semplicemente a una pia tradizione devozionale – ha spiegato -, ma si riferisce alla condivisione della gloriosa passione di Cristo, alla celebrazione del mistero della salvezza. In essa celebriamo l’ultimo scorcio della passione di Cristo». Don Michele, nella sua riflessione, è partito dalla condanna a morte del Figlio di Dio, ricordando come «la Via Crucis inizia col presentare Gesù condannato ai nostri occhi confusi e smarriti di fronte a tanto ingiusto patire, proprio come in questi giorni accade nel vedere il dolore innocente di tanti uomini, donne, e bambini colpiti e vessati da una guerra ingiusta, disonesta e fratricida. Con riferimento al discorso di Gesù sulla vite e i tralci, è stato poi evidenziato che «siamo una sola cosa con Gesù e quindi siamo una sola cosa con il Cristo Sofferente e Crocifisso, con il Cristo che muore e non solo con il Cristo Risorto e Glorioso. Questo mistero della nostra unione con Lui ci rende partecipi della sua sofferenza e rende Lui partecipe del nostro dolore». C’è, inoltre, un balzo biblico da tenere in considerazione, rammentando che «nella prima alleanza l’Antico Testamento ci presentava il male morale come una sola cosa con il male fisico; tant’è che il male fisico il dolore e la sofferenza erano ritenuti una conseguenza del male morale, cioè del peccato. Gesù ci ha insegnato a non coniugare necessariamente il male morale con il male fisico, mostrandoci come attraverso il dolore e la sofferenza, Egli ha vinto e distrutto il male morale, il peccato. La sua Santa Croce e la sua dolorosa passione ci hanno redenti e salvati». Ecco, allora, spiega don Michele Leone, che «la Via Crucis diventa la meditazione non solo del dolore che ha vissuto Gesù, ma anche del dolore che vive l’uomo. Rimanendo il peccato in noi e nel mondo bisognerà che ci sia sempre anche la Croce, perché si faccia presente la redenzione operata da Cristo. Poiché il peccato, pur essendo tutto redento, viene commesso ancora, bisogna che anche ora sia presente la Croce di Cristo, nel suo Corpo Mistico che è la Chiesa. È la Passione del Cristo che continua in tutti coloro che, anche se colpevoli, accettano, non si ribellano, non fanno della loro sofferenza un motivo per scagliarsi contro Dio». In conclusione, «questo intreccio tra il dono gratuito del dolore del Figlio di Dio offerto all’uomo, e il dono che l’uomo fa di sé, consegnando la sua sofferenza, genera un percorso di salvezza in cui l’umano e il divino sono, in modo singolare, intrecciati e congiunti. Allora, anche il dolore umano diventa salvifico». È stato poi Salvatore Martinez che, nell’augurare ai presenti e alle proprie famiglie una serena festività, ha invitato a superare questo tempo così sfidante e umiliante cercando «oltre la Via Crucis, anche una Via Lucis, ossia vie di luce e di risurrezione capaci di illuminare il nostro vivere, spesso costellato da “vicoli ciechi”, affidandoci all’amore misericordioso del Padre. È più facile morire che risorgere: spesso la morte giunge senza la nostra cooperazione, mentre per risorgere occorrono la nostra responsabilità e il nostro impegno».

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