50 anni di storia e memoria grata. Si apre il Giubileo d’Oro del Rinnovamento in Italia.

di Francesca Cipolloni

Un’occasione propizia per promuovere la ripresa del cammino comunitario nel post pandemia e per condividere, unitariamente, un importante anniversario: il Giubileo d’Oro del Rinnovamento in Italia. Come più volte preannunciato, la 45^ Conferenza Nazionale Animatori – che prende il via dal 26 fino al 28 novembre, al Palaterme di Fiuggi e in 133 luoghi diocesani e interdiocesani -, rappresenta non solo un tradizionale momento di formazione (previsto quest’anno, in inedito stile sinodale), ma anche lo “start” per un Anno del tutto particolare, volto a celebrare, dopo i difficili mesi segnati dal distanziamento sociale, la memoria di una storia lunga ben cinquant’anni. Era, infatti, l’autunno del 1971 quando il Rinnovamento Carismatico Cattolico cominciava a muovere i primi passi e, dal gennaio 1972, vedeva sorgere le prime realtà, a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, e a San Mauro Pascoli, nella Diocesi di Rimini. Questo, dunque, il senso del convenire venerdì 26 proprio a Roma, presso la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, per la Santa Messa presieduta dall’Arciprete il Card. Stanislaw Rylko, alla presenza del Comitato Nazionale di Servizio, del Consiglio Nazionale e dei delegati del RnS provenienti da tutte le Diocesi italiane. L’evento è stato trasmesso in diretta streaming (con grandissimo seguito) sul sito www.rinnovamento.org e sui canali Social del Rinnovamento. Mezzo secolo di preghiera, animazione, missione  e dinamismo carismatico, festeggiati con una speciale notizia: Papa Francesco, mediante la Penitenzieria Apostolica, con decreto dell’8 novembre 2021 – letto pubblicamente prima della funzione religiosa – ha concesso infatti l’Indulgenza plenaria per le attività che si svolgeranno nel corso del Giubileo stesso, alle condizioni indicate dalla Chiesa, ai membri del Movimento e ai fedeli che si uniranno alle celebrazioni previste nel corso del Giubileo d’Oro del Rinnovamento nello Spirito (pertanto, dalla data odierna fino al 26 novembre 2022) (clicca qui: https://rinnovamento.org/giubileo-50/). Significativa dunque la scelta Santuario mariano del più antico al mondo, dalla profondissima valenza spirituale oltre che storica, perchè, usando le parole del card. Mauro Piacenza, Penitenziere maggiore, che si unisce al nostro Magnificat e Veni Sancte Spiritus, «siamo tutti consci che i due principi mariano e petrino costituiscono la fisionomia della Chiesa alla quale ci gloriamo umilmente di appartenere». Si inizia, pertanto, «dalla Casa della Santissima Madre di Dio, perché sia ancora Lei, come nel Cenacolo, ad avviare un sempre rinnovato incendio di amore che raggiunga gli estremi confini della terra e che non conosca esclusi». 

L’omelia del Cardinal Rylko, a ricordare i «frutti di santità» del RnS

Sono state, poi, le parole del cardinal Rylko a ribadire poi la ricchezza spirituale del lungo cammino compiuto finora dal Movimento. Parole cariche di apprezzamento e sincera gratitudine. «Il Giubileo d’Oro del Rinnovamento nello Spirito in Italia… Oggi, dopo 50 anni di storia – ha affermato –  siete un grande popolo che ha scoperto che la Pentecoste non è un evento del passato, ma un evento sempre vivo e presente nella Chiesa. Quante vite cambiate! Quanta gioia del Vangelo nata nei cuori di tanti battezzati, uomini e donne, giovani e adulti! Quanto slancio missionario! Ne sono testimone anch’io! In questo momento mi tornano in mente tanti incontri vissuti con voi, in particolare quelli di Rimini! E ve ne sono grato!». Tre gli aspetti approfonditi dal Cardinale nell’omelia pronunciata durante la Celebrazione. In primis, il riferimento alla Vergine e al suo gesto di lode: «Nella casa di Elisabetta, traboccante di gioia nello Spirito Santo, Maria ha cantato il suo Magnificat di rendimento di grazie: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore…” (Lc 1,46-47). E stasera, inaugurando l’Anno del Giubileo d’Oro del Rinnovamento nello Spirito in Italia, vogliamo unire le nostre voci a questo canto della Vergine di Nazaret. Maria canta: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente…” (Lc 1,49) e in questo modo ci ricorda che celebrare un Giubileo nella Chiesa vuol dire risvegliare la memoria e lo stupore per le grandi opere che Dio ha compiuto nella nostra vita, nella vita della Chiesa e nella vita del mondo. La memoria, lo stupore… Quanto sono importanti nella vita cristiana! La memoria costruisce la nostra identità. Facendo memoria della nostra storia, sappiamo chi siamo, qual è la nostra missione e la nostra vocazione nella Chiesa e nel mondo… Con lo stupore nasce il rendimento di grazie per le grandi opere che Dio realizza in noi e nel mondo. In occasione di questo Giubileo – ha aggiunto – facciamo, dunque, memoria delle origini del Rinnovamento nello Spirito in Italia nel 1972: una potente e feconda “corrente di grazia” della Chiesa post-conciliare. Ricordiamo con gratitudine i laici, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, grazie ai quali il Rinnovamento è nato. Ringraziamo i Vescovi italiani che hanno saputo riconoscere in questo “popolo di Pentecoste”, che cresceva in modo sorprendente, un vero dono dello Spirito Santo per i nostri tempi. Ringraziamo i Pontefici del post-concilio: San Paolo VI che ha desiderato tanto portare il Rinnovamento nel cuore della Chiesa; San Giovanni Paolo II che vedeva in voi un “dono dello Spirito Santo e segno di speranza per la Chiesa e per l’umanità”; Papa Benedetto XVI che lo definiva come un “modo forte di vivere la fede” e adesso Papa Francesco che vede in voi “una grazia pentecostale per tutta la Chiesa” e “un dono e una ricchezza nella Chiesa”». In secondo luogo, l’accenno a questa tappa importante che testimonia come «oggi, dopo cinquanta anni, il Rinnovamento è una realtà diffusa in Italia in maniera capillare; è un enorme popolo e un’importante forza missionaria a servizio della Chiesa. Come non restare stupiti dinanzi alla quantità e qualità dei frutti che ha generato nella vita dei cristiani e delle comunità cristiane». Il cardinale non ha mancato inoltre di evidenziare, con vivo slancio, i “risultati” santi e benedetti scaturiti da questa corrente di grazia. «Sono tante le persone – ha proseguito – che da un cristianesimo puramente anagrafico, sono passate a un cristianesimo “adulto”, convinto e impegnato. Quanti frutti di autentica santità di vita! Quanti matrimoni e quante famiglie ricostruite nella fedeltà all’amore reciproco! Quante vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata e alle nuove forme di vita laicale secondo i consigli evangelici! Quanta fantasia missionaria nella ricerca di vie sempre nuove dell’annuncio e della testimonianza cristiana in un mondo che in modo sempre più radicale rifiuta Dio! Quanto coraggio nel dire al mondo che essere cristiani è bello e che vale la pena esserlo! E voi, cari amici del Rinnovamento nello Spirito, stasera presentate questi frutti in questa solenne Eucaristia, per inserirli nel vostro Magnificat di rendimento di grazie cantato insieme a Maria in questa Basilica». Infine, il tema della «sfida», alla quale anche il Rinnovamento nello Spirito che è in Italia è chiamato a rispondere. In cosa consiste, domanda all’assemblea il Cardinale? «Con il passare degli anni si manifesta sempre più non solo la potenza della grazia – spiega -, ma anche la nostra fragilità umana, la stanchezza, a volte anche la routine del quotidiano che paralizzano il nostro slancio ed entusiasmo missionario. Apparentemente tutto va bene, ma in realtà qualcosa si spegne dentro di noi. Papa Francesco ha parlato una volta di due tipi di stanchezza: una stanchezza buona è quella di un discepolo di Cristo che senza riserve si dedica al lavoro missionario. Essa porta tanti frutti nella vita, ci fa crescere come cristiani e riempie il cuore di una gioia profonda. Ma c’è anche una stanchezza cattiva, pericolosa, una stanchezza paralizzante che estingue la capacità di desiderare cose grandi, impedisce di volare verso le alte vette della santità e ci rinchiude nella mediocrità… È un vero pericolo! Il Libro dell’Apocalisse si riferisce a tale stanchezza quando dice: “Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di aver abbandonato il tuo primo amore” (Ap 2,3-4)». In conclusione, quindi, una consegna al popolo del RnS, perché questo Giubileo d’Oro sia vissuto «come un ritorno al “primo amore”, all’amore di un tempo…». Si tratta, difatti, ha concluso il card. Stanislaw Rylko, di un «richiamo per tutti a riscoprire con rinnovato stupore ed entusiasmo l’affascinante bellezza di questa straordinaria “corrente di grazia”, che ormai da 50 anni anima la vostra vita e la vita della Chiesa… Il Santo Padre insiste: “La novità delle vostre esperienze non consiste nei metodi e nelle forme […] che pure sono importanti, ma nella disposizione a rispondere con rinnovato entusiasmo alla chiamata del Signore…” (Discorso ai partecipanti al III Congresso Mondiale dei Movimenti ecclesiali e delle Nuove Comunità, 22 novembre 2014). Perciò bisogna tornare sempre alla sorgente dalla quale il Rinnovamento è nato». Un mandato impegnativo e urgente, consegnato prima di tutto alla protezione della Madonna, «la piena di grazia, la prima e la più grande carismatica della storia», adoperando le parole di San Giovanni Paolo II, affinché «questa celebrazione del Giubileo d’Oro del Rinnovamento nello Spirito in Italia, perché porti frutti copiosi di comunione e di rinnovato impegno nella vita e nella missione della Chiesa». 

Il saluto del Presidente Nazionale Salvatore Martinez e il gesto delle lampade

A ringraziare il Cardinale e portare il saluto a nome di tutto il Rinnovamento, al termine dell’Eucaristia, è stato il Presidente Nazionale Salvatore Martinez, rammentando «i venti anni di cammino al Dicastero dei Laici, in un crescendo di grazie pentecostali, molte di queste davvero inedite, esaudimento di tante e sofferte attese Conciliari circa il ruolo dei laici e dei carismi nella Chiesa, sotto lo sguardo di san Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Francesco. Che grazia essere qui e dare avvio al nostro Giubileo d’Oro, con Maria, per riaffermare il “profilo mariano”, dunque popolare, umile, semplice, devoto del nostro Movimento». Quindi, un “tuffo” nel passato, ricordando «che cinquant’anni fa il Rinnovamento nasceva a Roma alla Pontificia Università Gregoriana e a San Mauro Pascoli, nella Diocesi di Rimini, per iniziativa di un teologo gesuita americano, padre Francis Sullivan, e di un missionario canadese, padre Valeriano Gaudet. Quanta storia sacra è passata da quei benedetti giorni; quanta gloria di Dio abbiamo visto e toccato nella vita di meravigliosi vescovi, sacerdoti, laici e laiche, che si sono posti a servizio di questa corrente di grazia nel corso degli anni. Dal Cielo, nella comunione dei santi, ci benedicono e sono oggi partecipi della nostra gioia». Tre i padri «imprescindibili» di questo percorso, sorto come opera di Dio e divenuto storia vissuta: San Papa Paolo VI, «che ci accolse nel 1973», il cardinale Leo J. Suenens, primo ambasciatore del Rinnovamento,  e mons. Dino Foglio, «mio predecessore alla guida del Movimento». Nonostante le disposizioni anti Covid-19 impediscano presenze dai grandi numeri, questo «è tempo di gioia – ha proseguito Martinez -, tempo di Rinnovamento, in un mondo triste, in cui molteplici crisi, in ultimo la pandemia, stanno alterando il senso dell’esistere e delle relazioni, soprattutto nelle case, dove aumentano depressioni e violenze. Si sta spegnendo il sorriso, la voglia di vivere e di stare insieme; il dolore e la povertà stanno prostrando tanta gente, ogni giorno di più, a fronte di una grave diminuzione di cristiani che confessano la gioia di Gesù vivo e non stanno collaborando con lo Spirito al “rinnovamento della faccia della terra”. Giubileo equivale inoltre a gioia cristiana, grande amore effuso nei nostri cuori. Gioia procurata dallo Spirito, dalla Sua unzione sacramentale e carismatica, con la quale noi siamo ancora mandati nel mondo per essere testimoni e non spettatori delle meraviglie di Dio». Inevitabile, inoltre, un cenno a questa stagione così complessa, in cui, tuttavia, «la pandemia non ci ha confusi o arrestati, non ci ha fatto abbassare le mani elevate al Cielo, né le ha fatte ritrarre dal servizio alla gente e a quanti la Provvidenza ci ha affidati e ci affida. Vogliamo ancora essere fedeli alle ispirazioni dello Spirito e tornare alle sorgenti della nostra gioia, cioè al dono dell’effusione dello Spirito, al battesimo nello Spirito Santo a cui Papa Francesco con grande forza ci richiama». Nel cuore, riecheggiano ancora le sue frasi, allo Stadio Olimpico nel 2014 e in Piazza San Pietro nel 2015, in cui è stato riaffermato il nostro programma di vita nuova: «Diffondere la grazia del battesimo nello Spirito; un’evangelizzazione carismatica fondata sulla Parola; l’ecumenismo spirituale come grazia di riconciliazione per l’unità; il servizio ai poveri e agli impoveriti che incrociamo nel nostro cammino e che riceviamo nelle nostre Comunità». Quattro pilastri, ha ribadito il Presidente del RnS, sui quali il Movimento «è costruito e sui quali dobbiamo ancora, profeticamente, costruire. Guardando al tempo presente, non ci facciamo illusioni. Siamo realisti, c’è tanto da fare, in un mondo che perdendo l’uomo sta perdendo Dio e la rotta verso il Cielo. Tanti intorno a noi chiedono; molti soffrono; tutti vogliono un mondo diverso». Non è questa l’ora, dunque, «di rassettare le reti; non è tempo di conservare i talenti per paura di perderli; e non vogliamo fare delle mascherine una maschera alla nostra fede, alla nostra fraternità, alla nostra carità». Il rito in Basilica è stato arricchito infine da due gesti particolari: l’Atto di affidamento a Maria, composto proprio per l’Anno appena avviato, e l’accensione delle 222 lampade – appositamente realizzate per il Giubileo – in rappresentanza di tutte le Diocesi italiane. Un segno simbolico che ogni realtà locale potrà personalizzare, vivendo pienamente questo tempo con giubilo autentico, con gratitudine ma, soprattutto, con sguardo realmente sinodale.

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