A colloquio con Mario Landi responsabile nazionale del Rinnovamento nello Spirito

Mario ti presento ai nostri lettori. 59 anni, nato nella provincia di Salerno, sposato, due figli, lavori in banca come quadro direttivo e sei il Coordinatore nazionale del Rinnovamento nello Spirito (RnS). Come sei entrato a far parte di questa Associazione? 

L’incontro con il Rinnovamento è dovuto a mia sorella che, poco più grande di me, aveva avuto prima di me qualche piccola esperienza e “provvidenzialmente ci fu in quei mesi un incontro dei gruppi del Rinnovamento del centro e sud Italia che si tenne nel Duomo di Salerno. Era il 1977, avevo quattordici anni. Ci andai. Io avevo una formazione cattolica trasmessa da mia madre, non ero lontano da Dio, ma quella prima esperienza nel Duomo di Salerno mi segnò profondamente. Lo Spirito Santo non era uno sconosciuto ma ne sentivo la presenza e con Lui la presenza di Gesù. Fu un incontro personale con Gesù. Non con un Gesù culturale, neanche con un Gesù cultuale, da messa, da rito, ma con un Gesù vivo. Non chiedermi come, non saprei dirlo, sentivo che era una presenza viva che entrava nella mia esistenza. E questo in una cornice di gioia, di festa, di fraternità. Da quel momento per me è iniziato un cammino che non ho più interrotto. E che ha determinato tutte le scelte della mia vita, affettive, amicali, professionali. Un cammino fin dall’inizio condiviso con un gruppo di circa 60-70 giovani della parrocchia del mio paese in provincia di Salerno, Pontecagnano.

Come si entra a far parte del RnS?

La nostra è una adesione vitale, esistenziale e non formale. Famoso è il detto del Cardinale Suenens alle origini della nostra esperienza: non si entra nel Rinnovamento ma è il Rinnovamento che entra nella tua vita. In Italia il RnS può contare su circa 60-mila aderenti in senso “stretto”, che fanno un cammino i cui poli principali sono la preghiera, la formazione permanente. Poi abbiamo altrettanti simpatizzanti, con una partecipazione meno impegnata ma desiderosi di fare una esperienza di spiritualità carismatica. Il Rinnovamento non ha una selezione nell’accoglienza, chiunque può partecipare a prescindere dal voler fare o no un cammino in una realtà locale del Rinnovamento. C’è insomma una certa nebulosità di appartenenza che per noi non è un male, anzi la riteniamo favorita dallo Spirito Santo. Papa Francesco ha compreso questo più di tutti: lui vuole che la realtà del movimento carismatico contagi la Chiesa, e non che diventi in senso molto stretto un Movimento dove i criteri di appartenenza sono stringenti, con il rischio di favorire l’esperienza di una rinnovata effusione dello Spirito Santo solo a coloro che “decidono” di farne parte. Così facendo, il rischio è che invece di contagiare la Chiesa, potrebbe diventare un enclave “carismatico” dentro la Chiesa, tradendo la nostra “missione”. 

Papa Giovanni Paolo II chiamava il RnS «un dono speciale dello Spirito Santo alla Chiesa in questo nostro tempo». In che cosa consiste questo dono? 

Ho avuto la gioia provvidenziale che quando diceva queste cose ero presente.  Lui evidenziava alcuni elementi caratteristici che ancora oggi configurano la nostra missione. Innanzitutto una riscoperta dello Spirito Santo nella vita dei singoli battezzati. L’uso dei carismi “nella Chiesa e per la Chiesa” e poi la dimensione fraterna, alimentata dalle relazioni umane ispirate al perdono reciproco. Quindi un forte impulso missionario, consegnandoci alcune missioni specifiche quali la Moldova, i Santuari Mariani, il Progetto Roveto Ardente. Questo essere “dono” con papa Francesco è aumentato a dismisura. Lui ci spinge a partire dal Battesimo nello Spirito e alla lode che caratterizza il nostro pregare insieme a trasformare l’esperienza carismatica in servizio all’uomo, per toccare la carne ferita dell’umanità.   

Nel documento Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, al numero11, si parla di “segni della presenza o del disegno di Dio” nella storia che ci troviamo a vivere. Secondo la vostra esperienza, come si possono cogliere questi “segni dei tempi”? 

Una realtà che ha un fondatore attinge al carisma che lo Spirito Santo ha dato a lui o a lei, ed è lui stesso un segno dei tempi. Il Rinnovamento Carismatico in cui il Rinnovamento nello Spirito ha avuto origine e continua ad essere uno dei modelli concreti di realizzazione, non ha un fondatore. Questo ci ha sempre obbligati a vivere in un atteggiamento di discernimento comunitario, per cogliere i segni dei tempi. Quindi c’è un allenamento spirituale, evangelico e ecclesiale, nel quale in qualche modo ci siamo cimentati in questi “primi cinquanta anni di cammino”. Noi dobbiamo sempre cercare di capire cosa Dio ci chiede di fare qui ed ora. Non abbiamo altre guide oltre la Chiesa con i suoi Pastori e la comprensione nel discernimento comunitario di ciò che lo Spirito ci chiede di essere e fare oggi.

Quali pensi che siano i “segni dei tempi” oggi?

Noi riteniamo che oggi ci sia bisogno di ricondurre l’uomo alla verità della sua umanità, da cui poi prendere le mosse per una evangelizzazione. Ti faccio un esempio con tutti i limiti che esso può portare. Immaginiamo l’uomo come un “recipiente” proto ad accogliere “l’acqua dello Spirito Santo”, tipo una bottiglia integra: metterci l’acqua dentro e riempirla è facile. Ma se questa bottiglia fosse forata in molti punti, anche mettendoci tutta l’acqua possibile dopo un po’ si svuota. Oggi noi corriamo il rischio di proporre un’esperienza spirituale, ecclesiale a tanti uomini e donne desiderosi di un autentico incontro con Dio, ma è da valutare che questa esperienza molto spesso è fondata su personalità fragili, ferite. E l’acqua dello Spirito rischia di fuoriuscire dai forellini. Quindi noi dobbiamo accompagnare alla evangelizzazione e al vivere adeguatamente una spiritualità carismatica, anche una solida e sana formazione umana. Il luogo di questa formazione non è soltanto quello del culto e della cultura e del sapere, ma anche quello della fraternità: una nuova educazione alle relazioni, spiritualmente ispirate, evangelicamente fondate, ma concretamente vissute. Se non facciamo questo, la nostra esperienza spirituale oggi può diventare debole e insufficiente e in molti casi temporanea ed evanescente.

In una lettera di san Paolo c’è scritto: “Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo Spirito dell’uomo che è in lui?” (1Cor 2, 11). Come si può aiutare l’uomo di oggi a conoscere i “suoi segreti”?

L’uomo non riesce a conoscere i suoi segreti. Solo lo Spirito Santo li conosce, solo lui può rivelare all’uomo chi è l’uomo. La cartina al tornasole per capire se lo Spirito abita in una persona è vedere le sue relazioni, con se stessa e con gli altri. 

Oggi parte dell’umanità si sente disorientata. È in corso un’epoca di enormi cambiamenti, recentemente s’è aggiunta la pandemia e la guerra in Ucraina…

La pandemia e la guerra hanno annichilito ancora di più la già debole speranza nel cuore di tante persone. Purtroppo se immaginavamo di uscire migliori dalla pandemia, la realtà ci sta mostrando che ne stiamo uscendo peggiori. Anche la vita ecclesiale ne ha sofferto. Perché in qualche modo la paura, la sofferenza, la pigrizia hanno intorpidito i sensi spirituali. La paura dell’altro ha aggravato ancora di più quanto l’individualismo e l’edonismo avevano già negativamente influenzato nell’uomo d’oggi. 

In tutto questo il RnS che cosa fa? 

Un lavoro silenzioso, umile, nascosto con frutti non immediati. Un lavoro non soltanto culturale, una di ricostruzione dei singoli cristiani. Penso che questo lavoro sia impagabile. Nella Chiesa c’è chi fa opere di carità evidenti – e lodiamo il Signore per chi ha questi carismi, di rispondere alle esigenze concrete, ai bisogni immediati – ma ci sono bisogni meno evidenti a cui bisogna rispondere per il futuro dell’umanità. Chi instilla speranza, gioia, vita spirituale? Chi insegna ad avere relazioni vere e autentiche? Anche questo è un modo di prendersi cura dell’uomo d’oggi. E questa è la nostra principale vocazione. 

Il card Ratzinger, dopo l’evento della Pentecoste 1998, scriveva che i Movimenti “sono irruzione dello Spirito” nella vita della Chiesa. Facendo un bilancio, pensi che sia stato così? 

È indubbio che i Movimenti in questi anni hanno radicato il loro consolidamento ecclesiale, ma è anche vero che il secolarismo e le influenze culturali contemporanee stanno mettendo in difficoltà i Movimenti. Oggi non siamo più di fronte a un’esplosione di vita dei Movimenti. In Italia poi, anche sul piano sociologico e anagrafico, assistiamo a un invecchiamento spaventoso della popolazione, e questo influisce sulla composizione delle nostre comunità, con tutte le conseguenze che questo comporta sulle capacità di reattività.

Non so se condividi questo pensiero, ma ritengo che i tempi odierni richiedano una collaborazione fra i vari Movimenti più intensa che nel passato. Che cosa ne pensi? 

Condivido pienamente. Io sono convinto che oggi nessun Movimento da solo ha né la chiamata né la forza di esercitare il proprio carisma. Con un’analisi grossolana, direi che le stagioni della vita dei Movimenti fino ad oggi sono state tre. La prima, va dalla varie fondazioni a Pentecoste ’98.  Sono stati gli anni nei quali ognuno andava avanti per conto suo, consolidandosi, ma a volte anche pensando di essere l’unica cosa bella che lo Spirito Santo avesse creato. Nel ’98, grazie a san Giovanni Paolo II, si è entrati in una seconda stagione. C’è stato il richiamo ad uscire dalla fase adolescenziale ed entrare in quella della maturità. I Movimenti hanno così compreso la bellezza l’uno dell’altro, hanno capito la comune vocazione apostolica della loro missione. Ora con papa Francesco ci affacciamo alla terza stagione. Nella Evangelii Gaudium propone l’immagine del poliedro: una diversità di facce, corrispondenti alla diversità delle forme carismatiche, ma tutte parti dell’unico poliedro. 

Come si potrebbe aumentare la collaborazione? È una domanda che non ha ancora ricevuto una risposta esaustiva, non mancano esperienze e iniziative, ma forse siamo solo agli inizi. Ritengo che le varie Associazioni e Movimenti debbano passare dalla stima reciproca – che ormai è un dato consolidato – a forme di collaborazioni operative nel tessuto delle comunità locali, per evangelizzare e per dare risposte ai bisogni dell’uomo di oggi. Io penso che ciò comporti, da un lato, che tra i Movimenti cresca la convinzione di essere radicati in un progetto ecclesiale più ampio delle singole “missioni” particolari; dall’altro che le parrocchie e le diocesi considerino sempre più i Movimenti come parte integrante della vita di una comunità locale. Il rischio è di percepirsi in mondi paralleli. Insomma, le comunità locali, le diocesi le parrocchie, debbono valorizzare e integrare i carismi che lo Spirito ha già dato e darà in tante altre forme in futuro. E i carismi che già esistono devono in parte destrutturarsi per integrarsi sempre più fra loro e con le realtà locali. Non è una cosa facile. Ma penso che questo si aspetti da noi papa Francesco. E il Sinodo è la grande opportunità per iniziare a fare questo nuovo cammino.

 

Intervista a cura di Michele Genisio, pubblicata su Città Nuova, luglio 2022.

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