Il Giubileo del RnS: profezia in divenire, kairos per ricominciare

La chiusura della XX Assemblea nazionale del Rinnovamento nello Spirito è affidata a un’ultima esortazione del presidente, Salvatore Martinez il quale, dopo due giornate di lavori intensi, rivolge ai partecipanti l’invito a non sprecare l’occasione offerta dal Giubileo e a crescere in alcuni atteggiamenti spirituali essenziali, sia per vivere pienamente l’Anno Giubilare, sia per incarnare fruttuosamente l’identità, la responsabilità, la missione.

«Il tema che abbiamo scelto per la nostra Assemblea dal capitolo 61 di Isaia, “Ministri del nostro Dio sarete detti”, richiede di approfondire come l’unzione profetica di Gesù venga dopo quella sacerdotale e regale; l’unzione si colloca dentro una vita in ginocchio, come quella di Gesù inginocchiato davanti al Battista; dentro un combattimento, come quello di Gesù nel deserto. Solo dopo questi passaggi Gesù potrà aprire il rotolo, rileggere la profezia di Isaia e proclamare le ragioni della sua missione: annunciare, liberare, consolare, guarire.

Il Giubileo ha un costo, ed è il costo della nostra vita: questo ci domanda il Signore quando chiede misericordia». Il Presidente RnS, Salvatore Martinez, chiude i lavori dell’Assembla con uno sguardo al Giubileo d’oro che attende Cenacoli, Gruppi e Comunità, e lo fa declinando alcuni atteggiamenti che devono contraddistinguere la vita e l’azione dei responsabili. 

Giubilare non è sinonimo di dismettere. 

Il Presidente spiega come il verbo giubilare si possa usare transitivamente o intransitivamente; nel primo caso, giubilare significa mettere in pensione, far cessare una funzione, un incarico, un progetto, dunque può essere sinonimo di fine: «Che il Giubileo d’Oro del RnS – ammonisce – non sia in alcun modo offerto al diavolo, non diventi un’occasione di “dismissione”. Non vorrei che perdessimo di vista il cammino che ci sta davanti e che, come papa Francesco ci ha più volte ricordato, sta dentro una corrente di grazia che deve scorrere, che non deve arrestarsi. Allo stesso tempo, dobbiamo tornare a casa con grande umiltà; tanto più grande è il disegno di Dio, tanto più noi dobbiamo essere umili. In che modo? Dobbiamo imparare a chiedere; chiedere è atto di umiltà: non sempre siamo in grado di capire, non sempre siamo nelle condizioni di rendere ragione di ogni cosa. Vi esorto a chiedere e a offrire aiuto perché questo Giubileo sia pienamente realizzato». 

Comunicare: l’olio tra le giunture del corpo. 

La sfida più grande di ogni aggregazione, di qualsiasi natura, è la comunicazione. Nel caso delle realtà religiose, è il primo e più umano passo verso la comunione. Osserva Martinez: «Ci impegniamo a migliorare la qualità della nostra comunicazione. Il livello diocesano è quello delle giunture di cui parla san Paolo: “Agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità” (Ef 4, 15-16). L’olio che lubrifica le giunture è la comunicazione: dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto; il coordinamento diocesano è sempre più il terminale della comunicazione, ma ci vuole sapienza per stare veramente in comunione». 

Condividere, per crescere e per custodire. 

Partendo dal presupposto che il Giubileo d’oro del RnS rappresenta una grandissima grazia di condivisione, il Presidente ricorda che ciò avverrà «nella misura in cui nessuno si isola, o coltiva da solo il proprio spazio di manovra». Dunque, un suggerimento spirituale per favorire la condivisione: «Siamo chiamati a condividere già a partire dal piano spirituale; sta per iniziare la Quaresima. In Comitato e in Consiglio nazionale abbiamo già inaugurato la prassi di fare del venerdì un giorno di digiuno, in cui rafforziamo i sensi spirituali, per essere sempre più uomini e donne interiorizzati; per innalzare, come ci siamo detti in questi giorni, il livello spirituale. Il digiuno non è un tempo nel quale sottraiamo qualcosa a noi stessi; piuttosto, è un mezzo attraverso il quale accresciamo la vita spirituale, aggiungendo spazio per il Signore e sapienza per stare con sguardo profetico dentro il travaglio di questo tempo».  A proposito, poi, del ruolo dei Coordinatori diocesani, Salvatore ricorda che, con l’allentamento della pandemia, ci si avvia «verso un recupero della vita fraterna comunitaria che troverà il suo culmine nella festa dell’appartenenza a Gesù» il prossimo 28 maggio, in seno alla Convocazione nazionale. Un percorso, però, che richiede di recuperare la dimensione diocesana del RnS, «fatta di persone che evidentemente, in questo tempo particolare, mostrano fatica nel camminare insieme». Il Presidente individua tra gli impegni primari dei Coordinatori diocesani quello della paternità e maternità: «Questo è il vostro grande impegno. A nulla varrà avviare questo processo se non sarà accompagnato dall’amore, dall’amicizia, dalla paternità e maternità che il coordinatore diocesano deve esprimere. Chiediamo aiuto allo Spirito Santo per capire cosa fare per custodire e collegare le diverse anime. Non isolatevi e non isolate le vostre realtà da tutto il resto del corpo; siete giunture che collegano le diverse parti del corpo e questa è un’arte che richiede studio, preghiera, abilità, dialogo». 

Identità e missione 

Tutta la vita cristiana si gioca su due dinamiche fondamentali: una passiva e una attiva: «L’aspetto passivo – spiega Martinez – sta nella certezza che tutto quello che il Signore promette, lo Spirito lo realizzerà. Il secondo aspetto, quello attivo, sta nella nostra volontà di fare, di ricostruire, di fecondare, di rinnovare. Il Giubileo è dentro questo duplice rimando: ciò che lo Spirito fa e ciò che ci chiede di fare». La due giorni dell’Assemblea nazionale ha offerto momenti di condivisione nei quali è emerso chiaramente come, a tutti i livelli, dentro e fuori il RnS, nella più ampia comunità ecclesiale, ci sia una crisi d’identità, di appartenenza e di formazione: «La soluzione che tutti noi invochiamo non ci verrà mai dai fratelli e dalle sorelle che ci sono stati affidati. Le soluzioni verranno da noi stessi, nella misura in cui sapremo ridare appartenenza, identità, formazione al Rinnovamento che ci è affidato». Nella consapevolezza che sia impossibile restituire in una sintesi le tante cose che lo Spirito Santo ha ispirato nei due giorni, il Presidente richiama la custodia di una realtà esistenziale, di un profilo chiaro del RnS che è uniforme ma non omogeneo; una caratteristica che, se vissuta nell’equilibrio, garantisce libertà e ordine al tempo stesso: «Non sciogliamoci dentro un generico modo di essere assemblea o corpo, perché ciascuno di noi ha un profilo preciso: è come una carta d’identità, in cui i dati anagrafici sono precisi, sono i tuoi, non sono di altri; ma questo profilo diventa quello del RnS tutto. Pertanto nelle sfide e negli impegni ecclesiali che accoglieremo – famiglie, catechisti, responsabili convocati nei sinodi – si ricordi che ciascuno diventa, trasmette, rappresenta il Rinnovamento tutto: non possiamo improvvisare, c’è un grande senso di responsabilità da osservare dentro la fiducia che il Comitato e il Consiglio hanno riposto in voi. Torniamo a casa – prosegue – per rievangelizzare il RnS: il Giubileo deve rievangelizzare. Paolo VI ebbe modo di dire: «Evangelizzatrice, la Chiesa comincia con l’evangelizzare se stessa» (Evangelii nuntiandi, 15, clicca qui).  

Se la Chiesa ha continuamente bisogno di essere rievangelizzata, tanto più noi ne abbiamo bisogno. Non so quanto siamo disponibili al rinnovamento; alle volte, usare questa espressione appare come una iattura». Il Presidente richiama la necessità di una conversione permanente, che si gioca nella capacità di essere disponibili al rinnovamento, di cogliere la novità dello Spirito. «Il gusto del RnS non deve finire mai!». E ricorda come l’Autore della Lettera agli Ebrei sottolinei che non ci si rinnova una seconda volta, ci si rinnova sempre, in modo, appunto permanente (cf Eb 6, 6-7). 

Aderire alla profezia 

L’invito finale è, ancora una volta, come in apertura, all’umiltà e poi all’unità, condizioni essenziali per essere sensibili alla profezia e per poterla incarnare: «Rimaniamo uniti! Questa unità si costruisce solo nello Spirito Santo, non su altri elementi. Non ci unisce il denaro, non il potere, non il piacere, non la soddisfazione; è scomodo servire il Signore, ma non è un’acquisizione di quest’Assemblea. Il RnS non è una “passeggiata di salute”, né un modo comodo di vivere la fede; non merita consenso, non è motivo di soddisfazione. 

Torniamo – continua – con un grande deposito profetico: che lo Spirito ci permetta di usarlo al meglio. Lo faremo a partire dal Giubileo del Consiglio Nazionale; saliremo la Scala santa in ginocchio, perché nessuno monti in superbia; ci porteremo alle Catacombe per recuperare lo spirito delle origini; stiamo radunando i consiglieri spirituali, abbiamo bisogno di loro, del loro impegno». A proposito della difficoltà di accogliere e di annunciare la profezia, il presidente riprende il Vangelo di Luca, nel quale Gesù, dopo la lettura del rotolo di Isaia, esclama, riferendosi a se stesso: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Un annuncio che provoca sdegno e rifiuto, tanto che Gesù verrà condotto fuori dalla città, sul ciglio del monte, per essere gettato di sotto: «Quando noi profetiamo sappiamo bene di essere inadeguati, incapaci, impotenti. È l’adesione alla profezia che salva; quando profetizza, il profeta sa che si sta cacciando nei guai, ma se togliessimo al RnS il suo carico profetico, cosa diventerebbe?». 

Concludendo, il presidente richiama tutti a «conservare i giusti atteggiamenti, quelli che si addicono a un’Assemblea matura nello Spirito di fronte ai suoi impegni. Il Rinnovamento è una cosa bella, non deve essere complicato, sta a noi renderlo semplice, perché tutti possano riceverlo: questo è il nostro lavoro. Non dobbiamo scusarci di avervi dato del lavoro, delle responsabilità: questo è il passo che lo Spirito ci ha chiesto. Dobbiamo rafforzare nella santità i livelli diocesani, perché siano più significativamente immersi nel senso di questo Giubileo. Concludiamo con le parole del Salmo: «Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore» (Sal 116, 12-14).

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