Il presepe dell’Avvento di Giovanni Alberti

Alcuni dei personaggi che hanno atteso l’arrivo del Messia hanno molte cose da raccontarci.

Un presepe del tutto particolare quello descritto dall’Autore: il “presepe dell’Avvento” dove, con un po’ di attenzione, si possono scorgere i “personaggi dell’attesa”. Ed ecco che un tratto di strada con Isaia e Michea riempie l’Avvento di profezia; il cammino con Elisabetta e Zaccaria lo riveste di mistero e benedizioni; mentre Giovanni Battista “prepara la strada” a Gesù. Queste “statuine del presepe” ci parlano di un Avvento in fibrillazione per l’Evento più importante della storia.

Personaggi che si affacciano irruenti nel palcoscenico della storia, stradine disegnate dal vento, uomini dall’aspetto rude e spigoloso, donne gentili e premurose intente al lavoro dei campi (vedi il Libro di Rut) o della casa, animali in ordine sparso e dimenticati nei sentieri della metafora e della nostalgia.

Le casette non sono rifinite e sorridenti come quelle del “presepe di Natale”. Agli chalet di montagna preferiscono le grotte dalle porte dimenticate, rifugio di animali o di sconosciuti. Anche le mura della Città Santa fanno da cornice ai loro sermoni. Di questi personaggi colpisce la voce, paurosa come il tuono e pronta a scavare lacrime di pentimento e di dolore. Parlano a un popolo addormentato e sconfitto ma i loro messaggi sono taglienti come cristalli rotti. «Israele ascolta, destati, il tuo condottiero è alle porte. Si spalanchino le porte del Tempio ed entrino i veri adoratori dell’Altissimo che dopo tanto tempo ha manifestato i suoi voleri».

Dimenticavamo i ruscelli e i laghetti con papere e i pesci parlanti, le carte di stagnola come cascate e i cieli trapunti di stelle finte. Nel “presepe dell’Avvento” scorre unicamente il fiume di nome Giordano, corso d’acqua che si può attraversare solo trattenendo il respiro e chiedendo (oppure per chiedere) la purificazione del battesimo. Alle sue sponde accorrono uomini e donne, soldati e confraternite religiose, cercatori di Dio e perdigiorno incalliti. La “grotta di Natale” è lontana e impalpabile, una meta per ora senza ospiti e con gli stessi bue e asino ancora attardati nel lavoro dei campi. Prima ci sono i sentieri da sistemare, le valli da colmare perché tutto deve essere pronto al suo arrivo.

Tuttavia c’è un grande vuoto nel “presepe dell’Avvento”, il fuoco del camino è acceso e la lampada a olio oscilla dal soffitto mentre fuori la notte è buia e fredda. Osservando bene, la porta è solo socchiusa perché chi deve arrivare non può perdere tempo a suonare il campanello ed il cielo stellato è una luce troppo fioca per i suoi passi impietosi. Ma osservandole da vicino, facciamo con loro un tratto di strada e lasciamoci scaldare il cuore: le statuine del “presepe dell’Avvento” hanno molte cose da raccontarci.

Il Pindaro della Bibbia

Uscito dalla macchina del tempo, avvolto in un mantello color seppia e la barba curata, ecco avanzare il profeta Isaia, il “pindaro” della Bibbia. Il suo nome significa “Dio salva”. È vissuto in un periodo di forti tensioni, con il crollo di tante sicurezze (fine del Regno del Nord e la conquista di Gerusalemme da parte dell’Assiria). Isaia è il portavoce di Dio in Gerusalemme, l’intransigente della fedeltà al Dio unico anche al costo di andare controcorrente.

Allo scoraggiamento che serpeggia tra il popolo, ricorda le promesse del Signore a Israele. Avrà l’onore di essere commentato da Gesù in persona (cf Lc 4, 1-21). «Il deserto e la terra arida si rallegrino, la steppa fiorisca ed esulti. Si coprono con fiori di campo e canteranno e grideranno di gioia» (cf Is 35, 1-2). «Farò scorrere fiumi su brulle colline e nelle valli sgorgheranno fontane» (cf 41, 18a). «Svegliati Gerusalemme e alzati, riprendi vigore, togliti la polvere di dosso e sciogli le catene» (cf 52, 1-2). «Alzati Gerusalemme perché la gloria del Signore risplende su di te, uno stuolo di cammelli ti coprirà, verranno carovane da Madian e Efa e porteranno oro e incenso» (cf 60, 1-6).

Mentre Israele sta vivendo la distruzione e il lutto, proprio allora Dio fa di quelle rovine una novità di vita: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici» (Is 11, 1). Tuttavia c’è un brano che da solo incarna l’attesa gioiosa del Natale e che lo stesso evangelista Matteo (cf 1, 22) rilegge alla luce dell’evento Gesù. Il passo è preso dal cosiddetto primo Isaia ed è una sezione della parte denominata “Libro dell’Emmanuele” (che comprende i capp. 7-11): «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (7,  14b). Ci troviamo nel contesto della guerra siro-efremita e il potere di Acaz, re di Giuda, è messo in pericolo dai nemici che vogliono un altro re per Gerusalemme. Isaia, ispirato da Dio, si avvicina al re Acaz e lo invita alla fiducia e a chiedere a Dio un segno. Acaz respinge il profeta per non tentare Dio (cf v. 12). Ma i doni di Dio non possono essere vanificati e la sue promesse si realizzano sempre: «Ecco una Vergine, concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele» (ibid.).

Il nome Emanuele significa “Dio con noi” ed è la certezza della fedeltà di Dio. La maternità messianica annunciata nella profezia di Isaia, secondo la tradizione cristiana, si adempie in Maria. Il genere letterario è quello comune a tutte le annunciazioni (cf Gen 16, 11; Gdc 13, 3-5; 1 Sam 1,1 28 e 2,10).

Le prime generazioni cristiane hanno specchiato il mistero del Natale alla luce della profezia di Isaia e la figura di questo inviato di Dio giganteggia nell’attesa-Avvento di ogni Natale.

Michea: un nuovo inizio

Un altro personaggio che annuncia il Natale è Michea: origini umili, contemporaneo di Isaia, svolge il suo ministero profetico a Gerusalemme tra gli anni 720 e 680 a.C.

La caduta di Samaria (722 a.C.) e l’invasione assira nel 701 a.C., uniti all’ingiustizia sociale e alla corruzione, sono le ragioni forti alla base della sua predicazione e a proclamare la liberazione e la conversione. Il Profeta avverte la necessità di un nuovo inizio e pensa alle origini antiche della dinastia davidica per dire che Dio prepara la salvezza mediante un re successore di David a partire dall’umile clan di Efrata, installatosi nella regione di Betlemme, da dove uscirà il capo di Israele: «E tu Betlemme di Efrata così piccola per essere tra i villaggi di Giuda. Da te uscirà Colui che sarà il dominatore di Israele. Egli pascerà con la forza del Signore e con la maestà del nome Signore suo Dio» (cf Mi 5, 1-3).

La profezia di Michea entrerà nel Nuovo Testamento (Mt 2, 6 e Gv 7, 42). In lui gli scrittori cristiani vedono non solo la nascita di Gesù a Betlemme ma anche il riconoscimento in Gesù della figura del Messia-Pastore. Michea rafforza il suo messaggio con indicazioni precise e in un certo modo provocanti; di fronte alla grandezza di Gerusalemme oppone la piccolezza di Efrata. Dinanzi alla inadeguatezza dell’attuale re contrappone il futuro messia davidico che «uscirà» (v. 1c) da uno sperduto e insignificante villaggio di Giuda per realizzare le promesse di Israele. Gesù di Nazareth è il re mite al quale si rivolgono gli uomini e le donne senza diritti, «colui che guarda con compassione alla folle di Galilea come ad un gregge senza pastore» (cf Mc 6, 34).

I personaggi dell’attesa

Nel “presepe dell’Avvento” i personaggi ora si fanno più mediatici, i loro volti sono conosciuti, i loro nomi sulla bocca e nel cuore di chi vede vicino l’Avvento del Signore. Alcuni sono sulla soglia del “presepe di Natale” ma ancora non ci sono entrati e incarnano l’icona di una attesa che si sta spegnendo con l’arrivo della stella che ormai naviga a vista verso Betlemme.

L’evangelista Luca inizia l’avventura di Gesù di Nazareth con la presentazione di Zaccaria ed Elisabetta genitori di Giovanni Battista. Tutto è riportato agli inizi della storia sacra: come Sara e Abramo anch’essi sono senza figli e avanti negli anni. A Zaccaria viene annunciata la nascita di Giovanni che avrà il compito di manifestare la gloria di Dio in attesa che arrivi il Messia. Zaccaria, prima muto poi credente, prorompe in un canto di lode e di ringraziamento (il celebre Benedictus). È la sua risposta all’azione di Dio che si è ricordato di Israele e della promessa fatta a Israele. La salvezza raggiunge l’uomo grazie alla “misericordia” di Dio che visita il suo popolo mandando a noi suo Figlio, sole che sorge per squarciare le tenebre che avvolgevano l’uomo.

Elisabetta è l’unica figura femminile del nostro “presepe dell’Avvento”, l’immagine della vera credente, giusta davanti a Dio ma sterile. Tuttavia attende la realizzazione delle promesse di Dio e nel sussulto del suo bambino riconosce la presenza del Messia. Elisabetta sa leggere le Scritture e al sopraggiungere di Maria sua cugina sgorgano dal suo cuore parole di benedizione e di ringraziamento. Elisabetta riconosce la grandezza di Dio nella propria debolezza e si scopre oggetto della benevolenza di Dio quando Maria entra a Ein Karen nella sua casa. Maria ed Elisabetta, entrambe riempite dallo Spirito e dal mistero, unite nella stessa attesa del Messia e nello stesso tempo strumenti preziosi della promessa delle promesse.

Giovanni Battista: una voce che grida

Il piede di Giovanni Battista è già nel Nuovo Testamento ma c’è ancora da lavorare, tagliare, colmare, potare, predicare, proclamare. Tutti verbi che traducono la parola “conversione”.

Lo scenario è la valle del Giordano e l’acqua del battesimo viene presa dal fiume sacro a Israele. Si autodefinisce «solo una voce che grida» (cf Gv 1, 23) ma Gesù dirà che «nessun uomo è più grande del Battista» (cf Mt 11, 11). «Il regno di Dio è vicino» (Mc 1, 15) «preparate la via al Signore» (Gv 1, 23b): il tutto accompagnato da un linguaggio tagliente e per nulla accomodante e un modo di vestirsi e di mangiare che è tutto un programma. L’equivoco tuttavia è subito tolto: «Non sono io quello che aspettate. Io sono solo una voce che grida nel deserto e a quello che arriverà non sono degno neanche di allacciare i sandali» (ibid. cf v. 23-27). «Il suo non sarà un battesimo di acqua ma di fuoco» (cf Mt 3, 11).

Vieni Signore Gesù, non tardare, ormai le statuine del “presepe di Natale” sono state scartate e messe tra la vellutella e la carta di stagnola. I pastori sono attorno al fuoco e già si accendono le stelle della notte di Natale. Nella grotta santa sono arrivati trafelati il bue e l’asinello e Maria e Giuseppe sono dietro l’ultima collinetta prima di Betlemme, città nobile della Giudea dove il Pane ha il sapore dell’attesa ormai finita.

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