Iraq tra angoscia e speranza

Filippo D’Alessandro

Roveto ardente
Se la comunità internazionale non interviene tempestivamente a sostegno dei cristiani iracheni, l’emigrazione forzata, negli anni, determinerà la loro riduzione e possibile estinzione in Iraq.

Baghdad e il Vaticano sono al lavoro per organizzare la storica visita di Papa Francesco in Iraq, in programma a marzo, grazie a una fitta collaborazione tra lo Stato iracheno e i vertici della Chiesa cattolica irachena. In Iraq la condizione dei cristiani è sempre più drammatica: l’ISIS, la discriminazione religiosa e le tensioni tra i gruppi armati ne minano la presenza. Il prossimo Viaggio apostolico di Papa Francesco è fondamentale e urgente per restituire a quelle genti la speranza e il coraggio di non abbandonare quelle terre.

Il Viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq, previsto dal 5 all’8 marzo, è certamente un motivo di grande speranza per la comunità cristiana della martoriata Nazione mediorientale. Dopo la débâcle dell’ISIS nel 2017, la popolazione cristiana irachena ha dovuto affrontare una situazione umanitaria drammatica: circa 20mila famiglie scacciate dalla sola Piana di Ninive e quasi 15mila case da ricostruire. Al terrorismo islamico si è contrapposta la solidarietà delle Chiese locali e delle comunità cristiane internazionali. La Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” (ACS), grazie alla straordinaria generosità dei propri benefattori, ha contribuito in modo rilevante all’opera di ricostruzione. Alessandro Monteduro, direttore della Fondazione pontificia, ha recentemente dichiarato: «Secondo gli ultimi dati disponibili, a metà 2020, più della metà (8166) delle 14828 abitazioni danneggiate, appartenenti a famiglie cristiane nella Piana di Ninive e inserite nel piano di intervento, erano state ricostruite». Il sito ufficiale di ACS parla di una donazione di 6,5 milioni di euro per la ricostruzione di 2860 case in sei centri della Piana, cioè il 35% del totale delle abitazioni ricostruite. I cristiani già ritornati nella Piana sono oltre 37mila, ossia il 45% circa delle famiglie originariamente presenti nell’area. Nel contempo va ricordato che vi sono ancora oltre 2000 famiglie cristiane desiderose di tornare nelle proprie case nonostante la mancanza di lavoro, di sicurezza e l’instabilità politica. La Fondazione pontificia è inoltre impegnata in una nuova fase del piano di intervento: la ricostruzione delle strutture gestite dalla Chiesa nei centri cristiani della Piana. L’87% delle 363 strutture interessate (34 totalmente distrutte, 132 incendiate e 197 parzialmente danneggiate) svolge anche funzioni sanitarie, di sostegno sociale ed educative. Tali strutture sono vitali in un territorio quasi totalmente privo di servizi e infrastrutture pubbliche.

Un viaggio necessario

Perché è importante il viaggio del Papa e quali sono i rischi che tuttora incombono sulla comunità cristiana locale? Alessandro Monteduro spiega: «Se la comunità internazionale non interverrà tempestivamente ed efficacemente a suo sostegno, l’emigrazione forzata nell’arco di quattro anni potrebbe ridurre la popolazione cristiana dell’80% rispetto a quella precedente l’aggressione dell’ISIS. Si profila pertanto lo spettro della totale estinzione della presenza cristiana». «Attualmente il numero di quanti emigrano è maggiore di coloro che tornano. Da una ricerca sul campo elaborata da ACS, il 57% dei cristiani considera di emigrare e di questi il 55% pensa di farlo entro il 2024. Data questa intenzione, si stima che nelle aree precedentemente occupate dall’ISIS i cristiani potrebbero scendere a circa 23mila unità. Vi è poi il problema della discriminazione religiosa che si concretizza non solo attraverso la violenza manifesta ma anche attraverso atti discriminatori in ambito lavorativo ed educativo e con l’approvazione di leggi sul matrimonio penalizzanti. Per tutti questi motivi, il Viaggio apostolico del Santo Padre è particolarmente rilevante, e donerà nuova speranza a una comunità che attualmente si sente troppo abbandonata da quanti potrebbero invece intervenire a sua tutela», conclude Monteduro.

 

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