“I cantieri di Betania”: il testo per il secondo anno del Cammino sinodale delle Chiese in Italia

Diffuso il documento “I cantieri di Betania”, contenente le prospettive per il secondo anno del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, «frutto della sinodalità», come affermato dal Presidente della CEI e ispirato alle icone bibliche di Marta e Maria. 

Un «frutto della sinodalità» che «nasce dalla consultazione del popolo di Dio, svoltasi nel primo anno di ascolto (la fase narrativa), strumento di riferimento per il prosieguo del cammino, che intende coinvolgere anche coloro che ne sono finora restati ai margini». Così il card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, nell’introduzione, spiega i contenuti de “I cantieri di Betania”, il testo con gli orientamenti per il secondo anno del Cammino sinodale che viene consegnato alle Chiese locali ed è disponibile su https://camminosinodale.chiesacattolica.it/ . Il documento, come spiega una nota diramata dalla stessa CEI, diffuso all’inizio dell’estate, ha come icona biblica di riferimento l’incontro di Gesù con Marta e Maria, nella casa di Betania e offre tre cantieri: quello della strada e del villaggio, quello dell’ospitalità e della casa e quello delle diaconie e della formazione spirituale. Questi medesimi cantieri potranno essere adattati liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nei diversi territori. A questi, ogni Chiesa locale potrà aggiungerne un quarto che valorizzi una priorità risultante dalla propria sintesi diocesana o dal Sinodo che sta celebrando o ha concluso da poco. In vista della realizzazione dei cantieri, durante l’estate, attraverso il sito dedicato (https://camminosinodale.chiesacattolica.it/), verranno messe a disposizione esperienze e buone pratiche come doni reciproci tra le Chiese diocesane. «È tanto necessario ascoltare per capire – aggiunge inoltre Zuppi nella presentazione -, perché tanti non si sentono ascoltati da noi; per non parlare sopra; per farci toccare il cuore; per comprendere le urgenze; per sentire le sofferenze; per farci ferire dalle attese; sempre solo per annunciare il Signore Gesù, in quella conversione pastorale e missionaria che ci è chiesta». Si tratta, dunque, di «una grande opportunità per aprirsi ai tanti “mondi” che guardano con curiosità, attenzione e speranza al Vangelo di Gesù». 

 

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