La famiglia, luogo di trasmissione della fede – Don Guido Pietrogrande

Don Guido Pietrogrande, già Consigliere spirituale nazionale del RnS, si sofferma su alcune linee di riflessione e vie percorribili perché la famiglia, che vive sacramentalmente e carismaticamente il cammino di fede nel Rinnovamento nello Spirito, continui a essere una proposta convincente anche per altre famiglie che cercano modelli di riferimento validi e sperimentati. Il tutto secondo il magistero autorevole della Chiesa che, in tempi di cambiamento dei paradigmi antropologici e sociali, chiede che il progetto di Dio sul matrimonio e sulla famiglia sia presentato e testimoniato nella sua bellezza e verità.

La famiglia luogo primario di educazione alla vita comune 

La scoperta della vocazione 

Mentre pensavo a quanto avrei proposto in questo scritto,  

mi è affiorata alla mente l’immagine della mia famiglia riunita per il pasto: papà, mamma – che spadella in cucina – e noi figli, sette, disposti a tavola secondo l’età. È una domenica, siamo al completo. Io esclamo: «Che dono la vita!», e mi appare con chiarezza il rapporto famiglia-vita. Il tutto in un clima di dono. Vita desiderata, attesa, accolta, fatta crescere, educata, portata a maturità di scelte personali sia vocazionali che professionali. Non voglio canonizzare la mia famiglia, ha avuto le sue vicende liete e dolorose, e i suoi limiti. Tuttavia, se sono qui, è perché mio papà e mia mamma non si sono fermati a sei nel contare i figli: io sono l’ultimo di sette.  

L’educazione 

La famiglia è luogo primario di educazione: 

  • alla vita comune,  
  • alle relazioni interpersonali,  
  • alla capacità di intessere relazioni sociali, di creare contatti e amicizie, di dare e ricevere aiuti. 

Il tempo di frammentazione e forte individualismo in cui viviamo non risparmia la famiglia, togliendo da un lato possibilità di sviluppo armonico della personalità dei vari membri e capacità di aiuto reciproco, aumentando dall’altro le carenze affettive, i disagi anche psichici, le solitudini. Lo Stato stesso regola la vita della società civile informando la sua attività legislativa a partire sempre dal singolo cittadino e raramente dalla famiglia, che della società è la cellula principale. 

L’accoglienza della vita e il rispetto delle differenze sessuali 

In questi anni si è fatta strada una teoria scientificamente non fondata, un’ideologia, che vorrebbe ridurre l’identità sessuale a sola percezione personale, sganciata da chiari dati biologici e di evidenza psicologica. È in atto una pressione su ambienti culturali, sociali e politici per scardinare quello che è il dato di natura posto dal Creatore all’origine di ogni famiglia: un uomo, una donna, dei figli. 

Noi, riconoscendo il progetto del Creatore sulla famiglia, affermiamo che essa è e rimane luogo primario di educazione all’accoglienza della vita, donata per amore, custodita dal suo sorgere fino al naturale compimento. A questo proposito è molto importante rileggere il numero 56 dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia: «Un’altra sfida emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che “nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo”. È inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che “sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare”. D’altra parte, “la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie”. Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà. Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e dev’essere ricevuto come dono. Al tempo stesso, siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata». 

Luogo primario, dunque, è la famiglia in cui la figura maschile e femminile sono punto sicuro di riferimento perché i figli si identifichino serenamente con il proprio sesso. Luogo dove, soprattutto nelle famiglie numerose, fratelli e sorelle imparano ad accogliersi e rispettarsi nella loro diversità biologica e psicologica e si viene educati, con semplicità e verità di relazioni, ad accogliersi nella diversità personale. 

Ringrazio il Signore di essere nato in una famiglia con fratelli e sorelle! Ricordo i molti giochi, le monellerie, inevitabili quando si è ragazzini, il fare la pace dopo essersi offesi, le amabili prese in giro che servivano per correggerci a vicenda.  

Non è stato così per tutti? È chiaro che solo in questo clima di accoglienza reciproca è possibile crescere dei figli in modo che siano educati all’amore e capaci di aprirsi alle loro personali vocazioni. 

Il perdono e la solidarietà 

In questo ambiente familiare si possono accogliere le diversità di carattere, di pensiero e superare momenti di tensione che nel perdono e dialogo diventano, spesso, occasione di nuova intesa e accordo. Personalmente ricordo i momenti di riconciliazione serali prima di andare a dormire per la notte. Si andava a ricevere la benedizione di papà e mamma e il bacio estingueva il debito e pacificava il cuore. Si fa ancora così nelle nostre famiglie? O ci si accontenta di dire: «Gli passerà, acqua passata, ecc.»? 

Dato e ricevuto in famiglia, il perdono diventa: 

  • guarigione,  
  • occasione di umiltà e verità,  
  • paziente attesa perché qualcuno arrivi a chiedere scusa,  
  • fiducia nella correzione,  
  • stima rinnovata e accresciuta. 

E quando arrivano la prova, la malattia o la crisi nel lavoro, e quindi anche finanziaria, la famiglia conosce momenti di solidarietà che rivelano capacità di tenuta anche là dove l’Istituzione pubblica non riesce a trovare soluzioni. 

La famiglia, come luogo di vita comune, costituisce per la società umana una salvaguardia da individualismi e soggettivismi pericolosi che possono minare alla base lo stesso vivere umano e civileAprano gli occhi i nostri governanti di turno! 

La famiglia luogo primario di trasmissione della fede 

L’alleanza di amore 

Nel dono sponsale reciproco, gli sposi diventano segno efficace di come il Padre cerca l’umanità per fare alleanza con essa. 

Il progetto eterno di Dio trova una parziale, ma sicura realizzazione nel patto d’amore dei due che diventano unoper il dono del sacramento del matrimonio gli sposi diventano segno efficace di Cristo che si unisce indissolubilmente con la Chiesa in un patto indefettibile di amore. Vivere e testimoniare questa alleanza, assieme all’apertura alla vita, è la prima missione di ogni coppia sposata.  

«Grande mistero» (ibid.)definisce san Paolo il matrimonio, non perché sia una realtà incomprensibile, ma perché è realtà che attinge alla stessa vita divina, partecipa dell’Amore trinitario e realizza nel tempo un progetto eterno di Dio. A questo riguardo Papa Francesco, in Amoris Laetitiacosì si esprime: «Abbiamo sempre parlato della inabitazione di Dio nel cuore della persona che vive nella sua grazia. Oggi possiamo dire anche che la Trinità è presente nel tempio della comunione matrimoniale. Così come abita nelle lodi del suo popolo (cfr Sal 22, 4), vive intimamente nell’amore coniugale che le dà gloria» (n. 314). 

Dio abita nella famiglia ed è la fonte dell’amore coniugale e dell’amore tra i figli. È il cuore pulsante della famiglia. Il dono della fecondità pone gli sposi in sinergia con lui partecipando alla sua opera creatrice. Anche nel caso di infecondità fisica della coppia, i due vivono, per il fatto che si donano reciprocamente la vita, una vera fecondità. Ognuno può dire all’altro: «La mia vita ti fa vivere!». E vivere per amore. Tutto questo porta gli sposi e, nel tempo, anche i figli a entrare in dialogo con Dio, da cui sanno di trarre origine. 

La preghiera in comune e l’ascolto della Parola 

La preghiera in comune diventa l’atto di culto con cui la famiglia attinge all’amore di Dio e lo ricambia con un’obbedienza libera e filiale. Preghiera che si nutre della parola che Dio rivolge ai suoi figli. Parola che diventa occasione di confronto per scelte e decisioni. Come Israele era fedele allo Shema Yisrael, “Ascolta Israele”, anche la famiglia nata dal sacramento ha un suo Shema Yisrael. È l’ascolto che le permette di essere fedele al patto di alleanza che diventa a sua volta forza per l’alleanza tra i suoi membri. Una Parola ascoltata assieme rinsalda i vincoli familiari di amore. 

In questo clima di obbedienza a Dio e reciproca sottomissione (cf Ef 5, 21) si cresce nella fede, e la fede viene trasmessa per testimonianza reciproca e per una originalissima catechesi familiare fatta di interventi esplicativi, narrazioni, esortazioni e momenti celebrativi (feste, nascite, battesimi, morti…). 

La fede trasmessa ai bambini 

Questo richiama l’importanza della prima trasmissione di fede ai bambini, i quali, più che di rinnovamento della vita, hanno bisogno:  

  • delle prime esperienze di preghiera e di incontro con Gesù; 
  • di apertura al mistero; 
  • di educazione al senso religioso della vita stessa. 

Per i genitori rispondere a tali bisogni dovrebbe essere qualcosa di entusiasmante. È, infatti, un ministero proprio di chi ha donato la vita al figlio:  

  • aprirlo alla conoscenza di Dio Padre buono, di Gesù fratello e amico, di Maria Madre nostra;  
  • aiutarlo accompagnandone la crescita in vista di una sempre maggiore apertura alla vita ecclesiale e sociale;  
  • favorirne la scoperta e la realizzazione della propria vocazione nella vita. 

In questo modo si cresce in famiglia pronti anche ad accogliere le prove della vita, senza soccombere in esse, ma trasformandole in occasione di offerta e di testimonianza. 

La famiglia luogo primario di esperienza carismatica 

La vita nuova nello Spirito 

I primi due punti della Traccia – la famiglia come luogo primario di educazione alla vita comune e di trasmissione della fede – riguardano ogni famiglia cristiana, costituita da un uomo e una donna nel sacramento del matrimonio, intimamente uniti in Cristo in un amore che li fa vivere in un mutuo aiuto per la vita fisica e spirituale, partecipi dei doni del Creatore, aperti alla vita, dedicati ai figli in ordine alla trasmissione e all’educazione alla fede. Il terzo punto della Traccia, invece, tratta l’aspetto più strettamente carismatico della famiglia, e riguarda i coniugi che stanno compiendo il cammino di fede nel Rinnovamento nello Spirito, che hanno vissuto il dono dell’Effusione, rinnovandosi, nel Seminario di vita nuova. 

Molti sposi scoprono nel dono della vita nuova una grazia che li rende più consapevoli della forza del sacramento. Testimoniano di aver riscoperto in modo nuovo quanto vivevano nel matrimonio. Sperimentano una grazia di unità che prima non conoscevano, vivono l’uno per l’altro con maggiore dedizione. Fanno esperienza della grazia di un’intimità che coinvolge corpo, anima e spirito in modo nuovo. Sono testimoni di una libertà e forza di amore mai sperimentata prima. 

L’esperienza della lode e dell’intercessione 

Dalla grazia della vita nuova derivano carismi “sommamente adatti” – sono parole tratte dai testi del Concilio – per l’accoglienza reciproca e dei figli. Qualora i figli stessi vivano nella vita nuova, nascono relazioni di accoglienza che conducono alla sottomissione reciproca di cui parla san Paolo nella Lettera agli Efesini (cf 5, 21 ss). E si diventa una famiglia che accoglie anche altre famiglie. Una famiglia aperta: 

  • all’ospitalità;  
  • all’ascolto; 
  • all’evangelizzazione di altre persone. 

Una famiglia in cui si vive la lode carismatica nella preghiera con i figli; in questo modo, la lode si estende alla vita perché il lavoro stesso dei genitori e gli impegni dei figli vengono vissuti come culto a Dio nella riconoscenza verso la sua paternità e provvidenza. Dalla lode il passaggio all’intercessione è molto breve, logico e necessario. Allora la famiglia sperimenta la promessa di Gesù: «chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11, 9). La preghiera d’intercessione si apre non solo alle necessità della famiglia e dei singoli, ma anche, in un orizzonte più ampio, ai bisogni di altre famiglie, agli amici dei figli, ai colleghi di lavoro dei genitori, ai vicini di casa che ancora non conoscono Gesù, ai parenti che sono lontani dalla fede, ecc. 

L’esperienza della preghiera di liberazione 

Non c’è da meravigliarsi se, in questo clima di fede, si può pregare con efficacia per la liberazione e la guarigione dei membri della famiglia, per allontanare tentazioni o interferenze che possono impedire l’unità e la pace familiare. 

Sempre in questo clima, la parola di Dio, ascoltata e pregata assieme, indica il cammino alla famiglia. Sarà la Parola del giorno, quella che viene donata dal Signore nelle Celebrazioni eucaristiche; sarà la Parola che si chiede al Signore come indicazione di cammino familiare o per qualche situazione particolare, per necessità improvvise, per momenti in cui si ha bisogno di un’indicazione per scelte importanti. 

Molte famiglie possono testimoniare che il Signore dona sempre la Parola e, se c’è obbedienza a essa, si vedono le sue meraviglie compiersi puntualmente. 

L’esperienza dei cenacoli familiari 

La famiglia può allora diventare luogo per un cenacolo familiare: più famiglie riunite assieme per l’ascolto della Parola e per pregare e aiutarsi vicendevolmente in un cammino di fedeltà. A questi cenacoli partecipano anche coloro che non possono intervenire alla preghiera della comunità perché anziani, malati. O perché non intendono fare il cammino del RinnovamentoIn questo modo vengono coinvolti in un clima familiare che facilita anche il cammino di fede: questa è evangelizzazione al modo degli Atti degli Apostoli. 

L’esperienza della missione 

Da qui alla missione verso altre famiglie il passo è breve; la famiglia che vive la missione s’irrobustisce nella fede e scopre che tra i doni nuziali che il Signore le aveva fatto il giorno del matrimonio c’era anche quello di diventare evangelizzatrice. 

L’esperienza dell’accompagnamento di fidanzati  

Questa missione carismatica porterà, soprattutto gli sposi, a diventare testimoni preziosi per i giovani fidanzati che si affacciano al matrimonio, che hanno bisogno di indicazioni chiare, di esempi di vita che contrastino la mentalità corrente (che considera la convivenza una cosa normale, anzi raccomandabile; l’apertura alla vita come un guaio che impedisce di vivere tranquilli; possibile il dilazionare il matrimonio o la nascita di un figlio perché prima viene la carriera). 

Le giovani coppie troveranno in questo tipo di famiglia una testimonianza sicura di come ci si fida di Dio, di come si prega, di come si riesce a mettere assieme lavoro, vita familiare, preghiera e missione. 

L’esperienza dell’accompagnamento di coppie in difficoltà 

Una missione particolare si apre per la famiglia che vive carismaticamente il suo cammino di fede: l’aiuto a chi vive in situazione di difficoltà, di crisi di coppia, di fatiche nell’educazione dei figli o di irregolarità riguardo al matrimonio stesso. Bisogna che le nostre famiglie diventino esperte in questo accompagnamento discreto, attento, delicato, puntuale e pieno di speranza. La presenza paziente e rispettosa, ma piena di carità e di iniziativa soprattutto verso chi è in ricerca di senso e di fede, accanto a chi è reduce da un matrimonio finito, può essere motivo di riflessione e di apertura a soluzioni prima impensate e soprattutto all’amore di Dio che non vuole che alcuno si perda. 

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Nato, il 6 dicembre del 1962 a Campobasso, dirigente scolastico, conosce il RnS negli anni 80. Ha ricevuto la preghiera di effusione dello Spirito Santo nel 1985. È stato Coordinatore Regionale del Molise dal 1994 al 1997, responsabile del Ministero nazionale dell’Intercessione per i Sofferenti.

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