Mediterraneo, frontiera di pace Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo

Nel corso dell’incontro internazionale “Mediterraneo frontiera di pace”, il 24 febbraio il prof. Andrea Possieri, Docente di Storia contemporanea dell’Università degli Studi di Perugia, ha dettato una relazione sul tema: “Quali diritti per le comunità religiose nella città?”. Al centro della riflessione, le trasformazioni globali e l’eredità culturale e spirituale di Giorgio La Pira, in vista della costruzione della pace e dell’avvicinamento della “città degli uomini” a quella di Dio.

Il mondo moderno, internet, la tecnologia, i conflitti umani, le guerre, la libertà religiosa: in un tempo in continua trasformazione, quali sono i diritti delle comunità religiose nella città e in che modo esse possano contribuire a garantire quei diritti alla base di una fraternità universale, della pace e della sacralità della vita umana?

Il prof. Andrea Possieri cerca di rispondere a queste domande analizzando alcune sfide dei nostri tempi e le questioni socio-religiose più complesse a esse legate. A accompagnarlo in questo percorso, il pensiero e il patrimonio spirituale di Giorgio La Pira, un tempo sindaco di Firenze e “figura esemplare di laico cristiano”, come lo ha definito san Giovanni Paolo II nel 2004.

Tra le prime questioni trattate, quella della pace: da La Pira Possieri prende in prestito i tre passaggi per raggiungere la «pace totale» senza arrivare alla «distruzione del genere umano e del pianeta»: innanzitutto è necessario «assumere la consapevolezza che le città sono “il patrimonio del mondo, perché in esse si incorporano tutta la storia e tutta la civiltà dei popoli: un patrimonio che le generazioni hanno costruito e trasmesso a quelle presenti”. In secondo luogo, scegliere la “pace millenaria”: una pace che non è solo assenza di guerra ma anche progresso economico e solidarietà tra i popoli… Infine, è necessario collaborare “all’unità del mondo, all’unità delle nazioni” attraverso la “costruzione dei ponti” che siano, al tempo stesso, “politici, sociali, culturali e spirituali”» (G. La Pira, Il sentiero di Isaia, Cultura Editrice, Firenze, 1979). 

La questione della pace tra i popoli implica inevitabilmente, nella concezione cristiana, sia il rapporto tra la città degli uomini e la città di Dio, sia il magistero della Chiesa cattolica sulla cosiddetta “civiltà urbana”.

L’incessante e rapida trasformazione del mondo ha determinato, infatti, nuove forme di discriminazione e indifferenza, nuove forme d’isolamento e divisione di fronte alle quali è urgente costruire e instaurare, con coraggio, nuovi rapporti di fraternità indispensabili per una giustizia autentica e una pace duratura (cf Paolo VI, Octagesima adveniens). Diversi documenti della Chiesa cattolica richiamano l’attenzione proprio sui “conflitti umani dell’età tecnologica”, attualmente in corso, e sul concetto di “cittadinanza”, condizione di eguaglianza dei diritti e dei doveri in base alla quale tutti possono godere della giustizia.

 

Cittadinanza nel mondo contemporaneo

Nel suo intervento il prof. Possieri approfondisce, dunque, il concetto di “civiltà urbana” che negli ultimi anni ha visto lo svuotamento delle aree rurali a favore della città. 

Infatti, «dagli anni Cinquanta a oggi – ha detto Possieri – le periferie urbane sono cresciute con un ritmo esponenziale, alimentate dallo sviluppo industriale intenso e da flussi ininterrotti di immigrazione verso le città».

Riallacciandosi al pensiero del grande teologo del ‘900, Romano Guardini, Possieri ci ricorda come questo nostro tempo rappresenti «la fine dell’epoca moderna» e la nascita di una nuova società «ordinata dalla tecnica» nella quale un “uomo non umano” domina sulla natura in modo diverso rispetto al passato. Il progresso e l’uso incontrollato della tecnologia hanno modificato drasticamente gli stili di vita ma soprattutto hanno incrinato le relazioni sociali, mettendo in crisi i rapporti familiari.

Assistiamo così a una nuova «civiltà urbana…, caratterizzata da quello che Henri De Lubac definì il “dramma dell’umanesimo ateo”».

Si tratta di una città urbana, continua Possieri, che aggrega ma allo stesso tempo respinge, con una forza “centrifuga”, una moltitudine di persone. Il centro urbanizzato diventa, infatti, un agglomerato di periferie privo di «quel “patrimonio culturale e spirituale” a cui faceva riferimento La Pira». Sono città definite da molti “caotiche e improvvisate”, “città spontanee senza volto”, realtà sociali che spesso finiscono per evidenziare le disuguaglianze e creare divisioni a causa di religioni, etnie o ceti sociali diversi.

 

Le tre sfide per le comunità religiose

Quali sono i diritti delle comunità religiose nelle città? Per rispondere a questa domanda, Possieri evidenzia tre sfide nel mondo contemporaneo.

«La prima sfida è quella della “convivenza sociale” o, se vogliamo declinarla con le parole di Papa Francesco, potremo definirla come il “diritto alla fraternità e all’amicizia sociale”». Per poter realizzare la «città pluralista» auspicata da La Pira, lontana da quel “processo centrifugo” che sta danneggiando irreparabilmente i rapporti interpersonali, è urgente riflettere sull’incapacità umana di vivere in comunione e fratellanza, superando quella divisione e quelle discriminazioni che «portano alla creazione di circuiti sociali chiusi e autoreferenziali».

«La seconda sfida per le comunità religiose nel mondo contemporaneo è quella della “libertà religiosa”, un principio e un diritto fondamentale sancito nella Dichiarazione sulla libertà religiosa, Dignitatis humanae, uno dei documenti più importanti del concilio Vaticano II (Roma, 7 dicembre 1965) e in molti altri testi successivi. L’esercizio del diritto alla libertà religiosa, un tema cruciale per i cattolici del Medio Oriente e del Nord Africa, non può non essere legato anche all’esercizio della cittadinanza attiva nel Paese in cui si vive, perché questo diritto è fortemente connesso “alla dignità di ogni persona umana e di ogni cittadino, a prescindere dalle origini, dalle convinzioni religiose e dalle scelte politiche» (Benedetto XVI, Ecclesia in Medio Oriente, n. 25). Purtroppo, però, nella maggioranza dei Paesi, la libertà religiosa non viene rispettata causando la morte di milioni di persone e rappresentando «una delle più importanti e tragiche “discriminazioni” della città moderna e del mondo contemporaneo…».

Nella direzione della fraternità universale, «la terza sfida delle comunità religiose è rappresentata dalla costruzione della pace nel mondo. La pace “si costruisce giorno per giorno”, scriveva Paolo VI (Populorum progressio, n. 76), non è data per acquisita una volta per tutte e non è mai un traguardo definitivo. Occorre lo sforzo quotidiano e incessante degli uomini e delle donne di buona volontà per raggiungere tale obiettivo decisivo: senza pace, infatti, è molto difficile organizzare la convivenza sociale nelle città ed esercitare il diritto alla libertà religiosa…».

 

Come possono le comunità religiose preservare la pace?

Per comprendere il ruolo delle comunità religiose nel difendere e potenziare la pace, valore fondamentale e diritto di ogni uomo, è opportuno citare il Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune di Abu Dhabi (5 febbraio 2019). Un documento molto importante perché denuncia «l’uso politico-ideologico della fede: ovvero, la strumentalizzazione delle religioni “per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco”». Nel testo, firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, si chiede «di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione». 

Dunque, secondo il prof. Possieri «le comunità religiose possono svolgere un ruolo decisivo e concreto nella definizione di un rinnovato processo di pace nel mondo contemporaneo». Sulla scia del pensiero di Papa Francesco, in particolare, tre sono le vie da percorrere «per la costruzione di una pace duratura»: ricostruire «il dialogo tra le generazioni, quale base per la realizzazione di progetti condivisi»; favorire «l’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo»; promuovere «il lavoro per una piena realizzazione della dignità umana».

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