“Preadicate evangelium”: cosa prevede la nuova Costituzione apostolica di Papa Francesco

Si intitola “Praedicate evangelium” la nuova Costituzione apostolica sulla Curia romana e il suo servizio alla Chiesa e al mondo (clicca qui), promulgata da Papa Francesco il 19 marzo, in occasione della Solennità di san Giuseppe. Il testo pontificio (composto da 250 articoli) entrerà in vigore il 5 giugno prossimo, per la Solennità di Pentecoste, e va a sostituire la “Pastor bonus”, emanata il 28 giugno 1988 da san Giovanni Paolo II. Dal nuovo documento – presentato nella Sala Stampa della Santa Sede dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, da monsignor Marco Mellino, segretario del Consiglio dei Cardinali, e dal padre gesuita Gianfranco Ghirlanda, canonista, professore emerito della Pontificia Università Gregoriana – emerge il “volto” di una Curia romana sempre più missionaria, a servizio delle Chiese particolari in un’ottica di sinodalità e di «sana decentralizzazione». Si porta così a compimento la riforma della Curia romana,voluta da Francesco fin dall’inizio del suo Pontificato e condotta nel solco della collegialità e della sinodalità ecclesiale e cardinalizia. Sintesi di un lungo lavoro avviato dagli incontri che hanno preceduto il Conclave del 2013, la neo Costituzione ha infatti coinvolto attivamente i Cardinali sino al febbraio scorso, proseguendo attraverso le indicazioni dello stesso Santo Padre e vari contributi pervenuti dalle Chiese di tutto il mondo. Va ad ultimarsi, quindi, un iter di riforma già messo in piedi negli ultimi nove anni, con sviluppi che hanno visto sorgere anche i nuovi Dicasteri. Organismi che ora contemplano un’ulteriore novità, come l’accorpamento nel nuovo Dicastero per l’Evangelizzazione della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che sarà presieduto direttamente dal Papa, mentre ciascuna sezione sarà retta da un pro-prefetto. Nasce poi il Dicastero per il Servizio della Carità, rappresentato dall’Elemosineria, con le seguenti finalità: «Il Dicastero per il Servizio della Carità, chiamato anche Elemosineria Apostolica, è un’espressione speciale della misericordia e, partendo dall’opzione per i poveri, i vulnerabili e gli esclusi, esercita in qualsiasi parte del mondo l’opera di assistenza e di aiuto verso di loro a nome del Romano Pontefice, il quale nei casi di particolare indigenza o di altra necessità, dispone personalmente gli aiuti da destinare». Il Documento stabilisce, inoltre, che la Commissione per la tutela dei minori confluisce nel Dicastero per la Dottrina della Fede, seppur con Presidente e Segretario propri. Ampio spazio ai principi generali, con una precisazione fondamentale: «Ogni cristiano, in virtù del Battesimo, è un discepolo- missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù. Non si può non tenerne conto nell’aggiornamento della Curia, la cui riforma, pertanto, deve prevedere il coinvolgimento di laiche e laici, anche in ruoli di governo e di responsabilità». Infine, l’Ufficio del personale della Curia passa alla Segreteria per l’Economia (Spe) e l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) deve agire tramite l’attività strumentale dell’Istituto per le Opere di Religione. E che la Curia è uno strumento al servizio del Vescovo di Roma, anche a beneficio della Chiesa universale e, di conseguenza, degli Episcopati e delle Chiese locali.

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